Un successo storico, che lascia il segno. Il Giappone batte 2-1 gli Stati Uniti e conquista per la prima volta la SheBelieves Cup, prestigioso torneo per nazionali che si è disputato tra il 20 e il 26 febbraio tra Houston, Glendale e San Diego. Oltre alla squadra allenata da Emma Hayes, medaglia d'oro a Parigi 2024 e mai sconfitta con l'ex Chelsea in panchina, la Nadeshiko ha avuto la meglio di Colombia (4-1) e Australia (4-0) ma è chiaro che il successo contro gli States ha un sapore speciale. Perché la partita era decisiva, perché la rivalità tra le due nazionali è nota, perché Stati Uniti-Giappone è stata per due volte una finale Mondiale (nel 2011 trionfo nipponico, nel 2015 successo a stelle e strisce), perché il successo Usa firmato da Trinity Rodman nei supplementari, lo scorso 3 agosto, ha tolto chance di medaglia al Giappone e permesso agli Stati Uniti di correre verso il titolo olimpico.
A San Diego è finita 2-1, con gol iniziale di Momiki, pareggio di Sentnor e sorpasso decisivo di Koga, centrale di difesa classe 2006, protagonista a Parigi 2024 e attualmente in forza al Feyenoord. E' vero che gli Stati Uniti non potevano contare sul "Triple Espresso", ovvero Trinity Rodman, Mallory Swanson e Sophia Wilson, più Rose Lavelle e Naomi Girma, ma le assenze non devono togliere meriti della Nadeshiko, capace di segnare 10 gol in tre partite, 4 siglati da Mina Tanaka, in Europa nel 2021 con il Bayer Leverkusen e ora in forza agli Utah Royals.
Un trionfo che porta la firma soprattutto di Nils Nielsen, che lo scorso dicembre ha preso le redini della nazionale asiatica dopo la lunga parentesi luci e ombre con Futoshi Ikeda (e qualche mese ad interim con Norio Sasaki). L'ex guida della Danimarca ha puntato sul blocco "inglese": contro gli Stati Uniti hanno trovato spazio dal primo minuto sette giocatrici che giocano nella Women Super League, Yamashita, Hasegawa e Fujino del Manchester City, Takarada e Momiki del Leicester, Nagano del Liverpool e Hamano del Chelsea. Più l'ex Roma Kumagai, a gennaio volata a Londra per sposare il progetto del London City Lionesses, che ha ambizioni di promozione. Il Giappone non ha perso il suo dna, resta una squadra che fa del palleggio la sua arma migliore, ma in poco tempo è diventata molto più equilibrata. Molto più fisica, molto più verticale. In poche parole, molto più europea.

