24 lug 2025Italia
WOMEN'S FOOTBALL
Europei Femminili
La semifinale all'Europeo deve essere un punto di partenza: ecco come deve cambiare il calcio italiano
Un nuovo passo, un nuovo inizio. Nonostante la finale dell'Europeo svanita al 96', nonostante una partita quasi alla pari con l'"imbattibile" Inghilterra, fino a una manciata di secondi dalla fine a un passo da una clamorosa eliminazione. Il giorno dopo gli occhi sono ancora lucidi e l'amarezza è grande, così come la consapevolezza di aver fatto qualcosa di grande. Di aver combattuto con le più forti senza sfigurare, di aver rimesso la Nazionale sulla carta geografica del calcio che conta, dopo gli schiaffi dell'Europeo in Inghilterra e la figuraccia del Mondiale in Australia e Nuova Zelanda. E soprattutto di aver fatto innamorare nuovamente un Paese che dopo l'exploit al Mondiale in Francia nel 2019 si è dimenticato troppo presto delle sue ragazze d'oro.
SI', E' STATO UN SUCCESSO
In pochi, prima della spedizione in Svizzera credevamo a questo gruppo. Quasi nessuno si aspettava le Azzurre tra le prime quattro: "Prima dell'Europeo dicevano che difficilmente avremmo passato il turno, con la Norvegia ci davano per sconfitte e dicevano che oggi non saremmo nemmeno riuscite a stare in campo - ha detto ieri il commissario tecnico Soncin nel post partita - A volte capita di non raccogliere ciò che avremmo meritato, eravamo a un minuto dalla finale ma dobbiamo essere orgogliose per ciò che abbiamo fatto". A guidare il gruppo degli ottimisti proprio il nostro ct, il vero artefice del successo, perché di successo si può e si deve parlare. Al di là di ogni retorica.
L'IMPRONTA DI SONCIN
Soncin è stato l'unico ad aver creduto al progetto, accettando una panchina che era stata rifiutata da tutti gli allenatori contattati prima di lui da Gravina. E' entrato in punta di piedi, in un mondo che conosceva (aveva allenato solo nelle giovanili del Venezia), si è messo in gioco, ha portato le sue idee e soprattutto ha trasmesso appartenenza. Con l'aiuto della sua vice Viviana Schiavi ha costruito una squadra con tante star ma senza prime donne, che ha rimesso il gruppo al centro. Che è tornata a essere una famiglia.
"ORA SOSTENETECI"
Una squadra che ancora una volta ha lanciato un messaggio forte e chiaro: "noi ci siamo, sosteneteci". E' stato chiara, a riguardo, Sofia Cantore, uno delle migliori dell'avventura svizzera: "Dopo il Mondiale in Francia c'era grande risonanza intorno alla Nazionale e al calcio femminile in generale, poi tutto si è perso nel tempo - ha detto a Indivisa - Il mio augurio è che tutto questo ora non svanisca, che la Nazionale e il campionato italiano vengano seguiti. Noi abbiamo dato tutto, spero che le nostre emozioni messe a nudo per i tifosi abbiano un grande significato".
IL PRODOTTO VA VALORIZZATO
Questa Italia merita rispetto, merita attenzione. Perché le prossime possono davvero essere lacrime di gioia. La Nations League prima, l'Europeo poi sono la conferma, il gap con le più forti al mondo si è assottigliato. Ma non basta, tutti devono fare di più per continuare il rinnovamento. A partire dalla Federazione, che sta raccogliendo i primi frutti delle scelte fatte negli ultimi anni (oltre alla maggiore, anche l'Under 17 e l'Under 19 hanno conquistato la fase finale dell'Europeo di categoria) ma deve essere più incisiva nella valorizzazione del prodotto calcio in termini di visibilità sui media e di credibilità. Non basta dar spazio per riempire la casella, il racconto, in termini tecnologici oltre che giornalistici, non può passare in secondo piano.
IL PROFESSIONISMO NON BASTA
C'è poi il discorso legato ai vivai: come scrive La Gazzetta dello Sport l’obiettivo è arrivare a 50 mila tesserate entro fine stagione, ma sono numeri molto lontani da nazioni con Svezia, Norvegia e Danimarca, e della stessa Inghilterra. Il professionismo, che nel 2022 ha riconosciuto i diritti di base (dalla maternità alla malattia), ha fatto fare un salto di qualità, ma ancora troppi club non sono capaci di camminare sulle proprie gambe: Sampdoria e Spezia, che hanno deciso di non iscriversi al campionato di B, sono solo gli ultimi esempi. Il calcio delle donne ha avuto bisogno della proroga del fondo per il professionismo negli sport femminili, che consente di poter contare su un finanziamento di 4 milioni per il 2025. Ma non può essere sufficiente.
NON E' UN CALCIO DI SERIE B
Insomma, non è il momento di accontentarsi. E' invece arrivata l'ora di non fare un salto di qualità a livello culturale: "Sono state gettate le basi per continuare a crescere - ha detto Soncin - questo deve essere uno stimolo per fare ancora un altro step. Abbiamo acceso di sicuro la passione in tante bambine ma anche in tanti bambini che magari iniziano a guardare il calcio giocato dalle donne diversamente e fra qualche tempo saranno adulti che porteranno più rispetto verso le donne che vogliono giocare a calcio"