Io non ho paura

L'esordio con la Roma al Santiago Bernabeu, la crescita dirompente, il futuro a tinte azzurre: così Nicolò Zaniolo si prepara ad un ruolo da protagonista in Champions League.

Se tuo padre per 20 anni ha girato i campi di provincia inseguendo il goal e sgomitando contro ruvidi difensori di categoria nel tuo sangue non possono che esserci passione per il calcio e voglia di emergere. Se un allenatore del calibro di Roberto Mancini decide di convocarti in Nazionale nonostante tu non abbia ancora messo piede in Serie A in quel sangue non può che esserci del talento. E se il tuo esordio con la Roma arriva non in uno spezzone di una gara qualunque in campionato, ma da titolare al Bernabeu in Champions League e le tue gambe non tremano di fronte ai campioni d’Europa in carica vuol dire che la personalità non ti manca.

Talento e personalità, le keywords che servono a tracciare il profilo di Nicolò Zaniolo, che da enfant prodige si sta presto trasformando in realtà assoluta. La leggerezza dei suoi 19 anni abbinata ad una maturità fuori dal comune, contrasti che rendono il figlio di Igor (centravanti tra le altre di Genoa, Spezia e Cosenza) qualcosa di più unico che raro. Classe da 10 puro, fisico da mezzala: Zaniolo è l’elemento di rottura dalla mediocrità che ha attanagliato il calcio italiano in questi ultimi anni, un graffito alla Banksy, moderno e d’impatto, su quel muro screpolato che sembrava essere la Nazionale dopo l’esclusione dal Mondiale.

Dal breve passaggio nelle giovanili del Genoa all’approdo alla Fiorentina, tappa che rappresenta un’ideale sliding door nella carriera di Nicolò. Le doti tecniche non sono mai mancate, ma nel passaggio dagli Allievi alla Primavera il club viola decide di rinunciare a lui, per le perplessità tattiche di mister Guidi ma soprattutto per qualche spigolo del carattere del ragazzo nato a Massa, vivace, sfrontato e non troppo avvezzo al sacrificio, secondo i racconti di chi ha vissuto da vicino i momenti della separazione.

A fiutare l’affare è la Virtus Entella, che nel 2016 accoglie a braccia aperte lo svincolato Zaniolo, accorgendosi ben presto di avere tra le mani un potenziale campione. 9 goal in 21 presenze con la Primavera, tra Campionato e Coppa Italia (avventura terminata solo in finale, proprio contro la Roma), agendo da trequartista: un bottino da stropicciarsi gli occhi, che gli spalanca le porte della prima squadra, a soli 17 anni. Saranno 7 le presenze in Serie B a fine stagione, chiusa di fatto da titolare con Castorina in panchina.

A farlo esordire tra i professionisti era stato però Roberto Breda, che con papà Igor aveva condiviso lo spogliatoio ai tempi della Salernitana.

Nell’estate 2017 a bruciare la concorrenza di Juventus (la sua squadra del cuore) e Roma è l’Inter, che vince l’asta garantendo al club ligure 3,5 milioni tra parte fissa e bonus. Tra i grandi non c’è spazio per un 18enne con alle spalle solo una manciata di presenze nella cadetteria: si ritorna in Primavera, dove però Nicolò si muove ormai come Gulliver tra i lillipuziani. 13 goal e 8 assist in 26 presenze in campionato, un ruolo da protagonista assoluto nelle Final Four, con la rete in semifinale che manda al tappeto la Juventus e spedisce in finale l’Inter come cartolina-ricordo del suo breve ma vincente periodo nerazzurro.

Breve perchè 17 giorni dopo aver vinto il titolo con la Primavera di Vecchi le imprevedibili strade del calciomercato lo portano lontano dall’Inter. Esigenze di bilancio dei nerazzurri da un lato, l’insistenza illuminata di Monchi dall’altro: nell’affare che porta Radja Nainggolan a ricongiungersi con Spalletti la Roma, dopo aver incassato il no per Radu (promesso al Genoa), ottiene il cartellino di Zaniolo. E mentre mezza Italia è lì a interrogarsi sulla presunta ipervalutazione dell’accoppiata Santon-Zaniolo, Monchi si sfrega le mani, convinto di aver messo le mani su un gioiello purissimo, "un talento che non ci ha lasciati indifferenti durante l'ultima stagione, nella quale si è confermato come uno dei prospetti più interessanti del calcio italiano".

A distanza di 7 mesi quei 4,5 milioni di euro appaiono già come uno dei migliori affari della storia per la Roma. E un atroce rimpianto per l’Inter...

"L'Inter non voleva cedere Zaniolo.
Mica sono scemi".

Monchi a Sky Sport

È il 19 settembre del 2018 il giorno che cambia definitivamente la vita di Nicolò Zaniolo. È un mercoledì e a Madrid fa un caldo quasi estivo. La Roma, reduce dal rocambolesco pareggio con il Chievo maturato all’Olimpico, è chiamata ad esordire in Champions League sul campo dei campioni in carica. Un contesto tutt’altro che ideale per lanciare nella mischia un esordiente diciannovenne, verrebbe da dire.

Ma, sin dal mattino, il nome di Nicolò Zaniolo compare nella probabile formazione giallorossa su molti quotidiani e poi a catena su tanti siti web. Inevitabilmente presi d’assalto dai colleghi spagnoli, ci troviamo a rispondere per ore, fino al fischio d’inizio della gara, a due domande su tutte: "Chi è Zaniolo?" e "Perché gioca dall’inizio?". Facile rispondere alla prima, più difficile individuare la seconda risposta, se non collegare il tutto all’harakiri commesso dalla squadra giallorossa qualche giorno prima all’Olimpico.

Con i fari del Bernabeu puntati su di lui, Nicolò Zaniolo fa dunque il suo esordio assoluto tra i grandi. Mai sceso in campo in Serie A, il giovane talento respira a lungo prima del calcio d’inizio. Pochi secondi prima, infatti, ad accompagnarlo per mano al match più importante della sua vita era stato quell’inno che ad ogni ragazzo che sogna di fare il calciatore mette sempre i brividi. Uno sguardo in tribuna, dove però papà Igor non c’è: nemmeno lui ha fatto in tempo ad organizzarsi per raggiungerlo a Madrid. Tutto troppo improvviso.

Ma Nicolò, una volta iniziata la partita, sembra quasi indossare un’armatura che lo isola dal resto del mondo. Lotta, prende l’iniziativa, punta l’uomo, combatte da terra e, nonostante la serata tutt’altro che esaltante di molti compagni di squadra, tiene in piedi il centrocampo giallorosso. Lui, proprio lui. Il più giovane. Il debuttante. Lo sconosciuto. Quel match, noostante la sconfitta per 3-0, lascerà in consegna alla Roma un tesoro inestimabile. Un ragazzo che, di settimana in settimana, dimostra sempre più che l’exploit di Madrid non è stato un caso.

Prestazioni maiuscole, una dopo l’altra, fino ad arrivare al primo – meraviglioso – goal in Serie A, rifilato al Sassuolo. Già, perchè nel frattempo in Serie A Zaniolo, che fino a qualche mese prima non ci aveva mai messo piede, adesso ci gioca eccome. Sempre e comunque. E in qualunque ruolo. In mezzo al campo, da mezzala, da esterno, da trequartista, persino da 'falso nove”' E sempre con risultati eccellenti. I goal, nel frattempo, sono diventati tre ma ad impressionare sempre più è la personalità che il numero 22 giallorosso mette in mostra di partita in partita.

E adesso, in attesa del battesimo del primo derby capitolino (in quello d’andata era rimasto in panchina per 90 minuti), tocca proprio a lui provare a prendere per mano la Roma in Champions League. Lì, proprio dove tutto è cominciato. Sempre con la stessa colonna sonora ma con una sostanziale differenza: quel nome che fino a qualche mese fa nessuno a Madrid conosceva, adesso è stampato sul retro delle maglie giallorosse di tanti bambini. Che lo acclamano e sognano già di poter diventare come lui. Nicolò parla poco, sa bene che ha ancora tanto da dimostrare ma sa di essere, insieme a capitan Daniele De Rossi, l’unico ad essere stato risparmiato dalle critiche nei momenti più duri della stagione.

Mica roba da poco, a Roma.

C’è solo una persona che negli ultimi sei mesi ha creduto in Zaniolo più di quanto abbiano fatto a Roma e dintorni. E fortunatamente siede sulla panchina della Nazionale Italiana. Roberto Mancini si è preso un bel rischio lo scorso mese di settembre, convocandolo in azzurro – tra lo stupore generale – ancor prima che debuttasse in Serie A. Destino finora riservato a pochi eletti, tra cui Marco Verratti.

Una scelta con doppia chiave di lettura. Zaniolo, per Mancini, non è stato solo un giovane talentuoso su cui scommettere, ma l’occasione giusta per lanciare un messaggio all’intero movimento calcistico italiano, contesto nel quale ci si è assuefatti a considerare ‘giovani’ calciatori arrivati ai 23-24 anni, età nella quale in altre nazioni si è già considerati nel pieno della maturità tecnica. "A 19 anni se sei forte devi giocare", spiegò a Coverciano motivando la convocazione del giovane giallorosso. A metà strada tra una giustificazione a un appello a reti unificate: date spazio ai nostri ragazzi.

"A 19 anni se sei forte devi giocare"

Roberto Mancini

Zaniolo non ha ancora debuttato in partite ufficiali con la maglia della Nazionale maggiore, ma è semplice questione di tempo. Quella chiamata, così inaspettata, non ha avuto soltanto un forte valore simbolico. Mancini ha seguito il ragazzo durante l’esperienza con l’Under 19, culminata nella meravigliosa cavalcata verso la finale dell’Europeo di categoria, e lo ha tenuto d’occhio anche nelle ultime partite con l’Under 21, mentre il suo peso specifico nella Roma cresceva di partita in partita. Quella che era soltanto un’idea di fine estate sta diventando un progetto tecnico sempre più concreto. E lo stesso ct sta gradualmente scegliendo termini di paragone sempre più importanti per parlare di Zaniolo ("Per potenza atletica lo vedo a tutto campo, alla Pogba").

In una squadra che negli ultimi anni ha sempre palesato enormi limiti di spessore tecrnico rispetto al passato, Zaniolo può essere uno dei tasselli più importanti nell’ambito del processo di ricostruzione che attende Mancini. Incarna alla perfezione il prototipo di calciatore europeo moderno, quello che abbina fisico e qualità, intensità e visione di gioco, capace di interpretare più ruoli anche a partita in corso. Profilo che è tremendamente mancato nelle versioni più recenti del centrocampo azzurro.

I prossimi due impegni in calendario per la Nazionale, le prime sfide del girone di qualificazione ad Euro 2020 contro Finlandia e Liechtenstein, rappresentano l’occasione ideale per assistere al debutto di Zaniolo con l’azzurro che conta. Da mezzala o da trequartista, da centrale o da esterno, la sensazione è che Mancini stia ragionando sull’assetto della squadra anche in funzione di quello che potrà dare il gioiello della Roma. Oggi e soprattutto domani, in una prospettiva a lungo termine.

Non è utopia immaginare Zaniolo al centro del progetto che ha come obiettivo non solo la partecipazione ad Euro 2020, ma anche un cammino da protagonista che possa ridare dignità all’Italia dopo l’abisso tecnico culminato nella mancata qualificazione ai Mondiali in Russia. Le prove generali potrà farle già quest’estate, nell’Europeo Under 21 che si terrà proprio nel nostro paese e al quale arriverà da stella più lanciata della truppa guidata da Di Biagio.

Magari nella speranza di ripercorrere quella trafila vista e rivista a cavallo tra gli anni novanta e duemila, quando un’Under 21 quasi sempre vincente era l’anticamera perfetta per una Nazionale altamente competitiva. Schema collaudato fino al 2006, non a caso, e che in qualche modo bisognerà provare a riproporre. Perchè, come dice Mancini, "A 19 anni se sei forte devi giocare". E la storia di Niccolò Zaniolo è qui a ricordarcelo.