A STORY OF EXCELLENCE: ALESSANDRO DEL PIERO

IL CAPITANO DEI CAPITANI

A story of Excellence Antonio Conte

È difficile raccontare quello che è stato Alessandro Del Piero per la Juventus. Capitano, bandiera, storia, leggenda. Oppure semplicemente Alex, un nome tanto comune quanto immensamente unico e inimitabile se accostato ai colori bianco e nero. Una storia d'amore iniziata il 12 settembre 1993, quando a Foggia Trapattoni decise di mandare in campo un ragazzino di 18 anni con la maglia numero 16 sulle spalle.

Era arrivato in estate dal Padova e di lui si diceva un gran bene. "Mi bastarono 10 minuti per capire che sarebbe diventato un campione", raccontò successivamente Trapattoni, che una settimana dopo vide Del Piero realizzare il primo goal della sua carriera tra i professionisti nell'esordio al Delle Alpi contro la Reggiana. Il primo dei 290 goal messi a segno con la maglia della Juventus.

Antonio Conte A story of Excellence

CLUB: Juventus
PRESENZE: 705
GOAL: 290


NAZIONALE
PRESENZE:
91
GOAL: 27




"Adesso sono qui e vediamo come va", disse Del Piero durante la sua prima intervista post partita. Con quell'umiltà e quel sorriso che lo renderanno un esempio per tutti nel mondo del calcio. Lui però ancora non lo sapeva chi sarebbe diventato e nemmeno i tifosi della Juventus, che nell'estate del 1995 accolsero con scetticismo la scelta della società di lasciare andare Roberto Baggio per puntare su un 20enne Del Piero.

In realtà quello fu il passaggio di consegne, il momento in cui si verificò il primo contatto tra un nome e un numero che sono nati per stare insieme, perché l'uno è l'essenza dell'altro: stiamo parlando del 10 e di Del Piero. È come quando un supererore indossa la sua tuta o il suo mantello, senza i quali non sarebbe la stessa cosa.

A story of Excellence Antonio Conte

A proposito di supereroi, come loro anche Del Piero ha la sua arma segreta e la mette in mostra per la prima volta nel 1995 contro il Borussia Dortmund in Champions. Quel tiro a giro sul secondo palo che nel vocabolario del calcio è conosciuto a tutti come il 'goal alla Del Piero'. Una sentenza, un marchio di fabbrica, la firma di un capolavoro per un arista, come Pinturicchio, il soprannome con cui Agnelli ha ribattezzato Del Piero per sottolinearne lo stile e l'eleganza.

Nei primi anni della carriera di Del Piero arrivarono gioie, gli Scudetti e l'ultima Champions vinta dalla Juventus, ma anche dolori. Il più grande fu sicuramente la morte del padre, al quale Del Piero dedicò uno dei goal più belli realizzati nella sua carriera, quello contro il Bari al San Nicola nel 2001. Fu uno sfogo, una rinascita, un grido rabbioso per scacciare via tutto, compreso il grave infortunio che lo costrinse a stare lontano dal campo per 9 mesi.

Nel giro di tre anni è passato dal giocarsi la finale di Champions a vincere quella del Mondiale, prima di tornare a Torino e ripartire dalla Serie B. Perché "un cavaliere non lascia mai una Signora", specialmente nel momento in cui più ha bisogno di lui. E probabilmente non è un caso che Del Piero ha raggiunto il traguardo delle 500 presenze con la Juventus proprio nell'unica stagione di Serie B. È stata quasi una testimonianza del fatto che il Capitano non è mai mancato, nemmeno nel periodo più brutto della storia bianconera.

Nel 2006 Del Piero aveva 32 anni e la consapevolezza di essere un simbolo di speranza per la Juventus. Alex vinse la classifica marcatori in Serie B e concedette il bis l'anno dopo in Serie A, diventando il primo giocatore in Italia dopo Paolo Rossi a riuscire in questa impresa. Il 2008 fu il suo anno più profilico: a 34 anni mise a segno 28 reti complessive  e diventò l'unico giocatore italiano capace di realizzare una doppietta al Santiago Bernabeu.

Quel giorno rimarrà per sempre scolpito nella sua memoria e in quella di tutte le persone che amano il calcio. La goduria dei tifosi bianconeri si mischiò infatti con l'attestato di stima di quelli madrileni, che si alzarono in piedi per tributargli una standing ovation nel momento in cui uscì dal campo. “Certo che Del Piero non invecchia veramente mai!”, fu il commento di un estasiato Diego Armando Maradona, uno che di spettacoli calcistisci se ne intende.

La sua ultima stagione da capitano l'ha vissuta agli ordini di chi appena dieci anni prima era stato il suo capitano: Antonio Conte. Ha avuto il tempo di segnare anche allo Stadium, la sua quarta e ultima casa. Del Piero c'era e ha segnato al Comunale (quando giocava ancora con la Primavera), Del Piero c'era e ha segnato al Delle Alpi, Del Piero c'era e ha segnato all'Olimpico. E per segnare il suo primo goal allo Stadium ha scelto un giorno speciale, non uno qualunque. Ha scelto il giorno del nono anniversario della scomparsa dell'Avvocato Agnelli. “ È incredibile come tutto quello che mi accada quando indosso questa maglia riesca sempre a sorprendermi ed essere così speciale”. È un'alchimia innata, difficile da spiegare e proprio per questo unica.

Ormai si è persa la concezione dell'essere Capitano. Il Capitano è colui senza il quale ci si sente persi, è il faro che indica la via, la figura che prende le decisioni più importanti, l'uomo che non lascia mai la nave nemmeno quando sta affondando e che è il primo a mettersi al lavoro per ricostruirla. È per questo che il 13 maggio 2012, nel giorno della sua ultima partita con la Juventus, tutti i tifosi bianconeri si sono sentiti un po' persi. C'è chi ha pianto davanti al proprio figlio o chi davanti alla propria moglie o fidanzata. Ma nessuno di loro provava vergogna, anzi era orgoglioso di essere lì a godersi fino in fondo anche l'ultima emozione, l'ultimo goal.

Perché Del Piero non è stato soltanto il giocatore con più presenze nella Juventus. Non è stato soltanto quello che ha realizzato più goal nella storia bianconera. Del Piero è stato e sempre sarà il Capitano dei capitani, l'immagine da mostrare a tutti quelli che non sanno cosa significa portare il numero 10 sulle spalle e la fascia al braccio. E fate attenzione a scriverlo:  quando vi riferite a Del Piero la 'C' di Capitano deve essere rigorosamente maiuscola. Perché un conto è fare i capitano, un altro conto è esserlo per davvero.