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Atl. Madrid
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Fondata: 1903
Indirizzo: Paseo Virgen del Puerto, 67 Spain
Telefono: (+34) 91 308 11 30 -
Fax: (+34) 91 310 39 81
Email: comunicacion@clubatleticodemadrid.com
Sito Web Ufficiale: http://www.clubatleticodemadrid.com
Presidente: Enrique Cerezo
Direttore Sportivo: Jesús García Pitarch
Storia del Club
L'Atlético de Madrid, meglio conosciuto in Italia come Atletico Madrid, è una società calcistica di Madrid, in Spagna. L'Atletico viene fondato il 26 aprile 1903 da tre studenti baschi residenti a Madrid, i quali ne fanno una vera e propria "filiale" dell'Athletic Bilbao. Ed infatti, dopo essersi arricchita di alcuni soci dissidenti della locale compagine del Madrid FC (l'antenata dell'attuale Real Madrid), l'Atletico debutta nelle prime partite vestendo colori blu e bianchi, gli stessi che all'epoca vestiva l'Athletic. Nel 1911 si decide però di cambiare colore: la leggenda vuole che in quell'anno si sarebbe scoperto che le magliette a strisce bianco-rosse sono molto più economiche, in quanto della stessa foggia dei normali materassi. Bastava raccogliere il tessuto avanzato dalla tessitura dei materassi per ottenere magliette ad un costo molto minore. È per questo motivo che tutt'oggi i giocatori dell'Atletico sono chiamati "colchoneros", cioè fabbricanti di materassi. Divenuto indipendente dall'Atletich Bilbao nel 1921, due anni dopo l'Atletico si dota del suo primo stadio, il Metropolitano. Nel corso degli anni '20 l'Atletico comincia a far sentire la propria voce nel calcio spagnolo, vincendo tre volte il Campionato del Centro e giungendo secondo nel 1921 e nel 1926 in Coppa di Spagna (attuale Coppa del Re). Nel 1928 nasce la Liga e l'Atletico viene invitato a farne parte. Già 2 anni dopo però i colchoneros retrocedono per la prima volta, per poi tornare in prima divisione nel 1934. Nel 1936 avviene la nuova retrocessione, ma stavolta gli sforzi per risalire in prima vanno lasciati tutti da parte, poiché la Spagna viene sconvolta dalla Guerra civile. Guidato dall'ex grande portiere Ricardo Zamora, l'Athletic coglie uno strepitoso bis di vittorie del titolo negli anni 1940 e 1941. Nello stesso 1941 il regime franchista vieta alle società di fare uso dei nomi stranieri: l'Athletic diviene Atlético Aviacion de Madrid, e quando cinque anni dopo le viene imposto di togliersi il riferimento all'associazione militare, prende definitivamente il nome di Club Atlético de Madrid. Nel 1950 l'Atletico, guidato da Helenio Herrera, torna a vincere il titolo, bissando il successo l'anno dopo. Ma di lì a poco Herrera lascia i colchoneros per trasferirsi ai cugini del Real Madrid. Gli anni a seguire sono in effetti un monologo delle merengues, che poco lasciano agli avversari, dei quali l'unica squadra capace di porre resistenza pare il Barcellona. Nella stagione 1957-58 l'Atletico ha un sussulto, piazzandosi secondo e guadagnando una storica qualificazione alla Coppa dei Campioni dell'anno successivo, grazie al simultaneo successo del Real sia in campionato che in coppa. L'esordio europeo dei colchoneros almeno sulla carta può legittimare speranze di un certo livello, considerato che giocano per l'Atletico campioni del calibro di Vavá, Peirò e Collar. Dopo un primo turno accademico contro gli irlandesi del Drumcondra, l'Atletico fa fuori CSKA Sofia e Schalke 04, raggiungendo il Real Madrid in semifinale. Dopo il successo delle merengues al Chamartin (2-1), l'Atletico si riscatta in casa, rendendo così necessario il ricorso alla "bella": qui il Real la spunta con un nuovo 2-1, annoverando campioni quali Puskas e Di Stefano, capaci di fare la differenza. Nel 1960 giunge nella bacheca dell'Atletico la Coppa nazionale (ribattezzata nel frattempo Copa del Generalísimo, in onore di Francisco Franco), conquistata battendo in finale il Real Madrid per 3-1. L'anno dopo la finale si ripete e pure stavolta i colchoneros hanno la meglio (3-2), guadagnando così l'accesso alla seconda Coppa delle Coppe della storia. L'esordio dell'Atletico ha luogo contro i francesi del FC Sedan, superati in agilità (3-2 e 4-1). Nei turni successivi gli spagnoli non trovano grande resistenza e Leicester City, Werder Brema e Motor Jena cadono l'una dopo l'altra, lasciando all'Atletico la strada sgombra per la finale. Il 10 maggio 1962 all'Hampden Park di Glasgow c'è la Fiorentina campione in carica: dopo 11' Peirò porta in vantaggio l'Atletico, ma già al 27' Hamrin ristabilisce la parità. L'1-1 non si sblocca neppure ai supplementari e poiché all'epoca non si battono i rigori, occorre la ripetizione della gara: è la prima volta che una finale europea viene ripetuta e la disorganizzazione, legata senz'altro all'inattesa esigenza di ripetere il match, costringe le due squadre a darsi appuntamento al 5 settembre, al Neckarstadion di Stoccarda. Qui però la gara non ha storia e l'Atletico segna con Jones (8'), Mendonça (27') e Peirò (59'), vincendo il suo primo trofeo internazionale. Nella stagione successiva l'Atletico torna in finale, ma il Tottenham Hotspur si dimostra un gradino superiore ai colchoneros, che vengono battuti con un perentorio 5-1. Dopo aver vinto altri 2 titoli e 2 Coppe nazionali, l'Atletico torna a dominare la Liga nella stagione 1972-73: il team biancorosso, sulla cui panchina si siede in estate l'allenatore argentino Juan Carlos Lorenzo, nutre ambizioni per la Coppa dei Campioni successiva, considerato il valore di uomini come il portiere Reina, Melo, Adelardo e Irureta. Dopo aver eliminato Galatasaray, Dinamo Bucarest e Stella Rossa, gli uomini di Lorenzo scendono in campo nelle semifinali contro il Celtic Glasgow: i biancoverdi sono regolati con un 2-0 al Vicente Calderón, dopo che la gara di andata si era chiusa 0-0, e l'Atletico approda ad una storica finale. Nell'atto conclusivo all'Heysel di Bruxelles, di fronte ai colchoneros vi è una delle forze nascenti del calcio europeo di quegli anni, il Bayern Monaco, favorito dai pronostici. Il 15 maggio 1974 va in scena una gara combattutissima, in cui la difesa spagnola tiene a bada i temibili attaccanti avversari, specie Gerd Müller, ottimamente marcato a uomo da Heredia. I tempi regolamentari finiscono 0-0, poi all'8' minuto del secondo tempo supplementare l'Atletico coglie in contropiede i tedeschi e passa in vantaggio con una magistrale punizione calciata da Luis Aragonés. Le speranze di successo si fanno sempre più concrete, ma a pochi secondi dalla fine l'Atletico viene beffato da un tiro sulla distanza di Schwarzenbeck, che costringe alla ripetizione del match (all'epoca non si battevano i calci di rigore). Due giorni dopo le formazioni si riaffrontano, ma l'Atletico non è più lo stesso: oltre alla stanchezza fisica (che ha pure costretto Lorenzo a cambiare alcuni giocatori), i colchoneros sono minati nel morale, per il ricordo della Coppa sfuggita per un niente. La gara non ha storia e i tedeschi si impongono con un secco 4-0 (doppiette di Müller e Hoeness). Ma la fortuna non volta completamente le spalle all'Atletico: il Bayern rinuncia infatti a giocare la Coppa Intercontinentale contro i campioni del Sudamerica dell'Independiente, e viene pertanto sostituito dall'Atletico Madrid. Il 12 marzo 1975 va in scena alla Doble Visera di Avellaneda (Argentina) l'andata del confronto che incoronerà la regina del mondo: gli spagnoli come da copione vengono schiacciati dall'Independiente, che però passa solo con Balbuena. L'Atletico raccoglie le forze per la gara di ritorno, dove già al 23' Irureta ha pareggiato i conti. A 5' dallo scadere dei tempi regolamentari Ayala realizza il goal partita, regalando la Coppa all'Atletico che diviene (e resterà) l'unica squadra a vincere la Coppa Intercontinentale senza aver vinto la Coppa dei Campioni. Dopo un periodo buio durato per tutti gli anni '80, il 26 giugno 1987 l'Atletico passa sotto la presidenza di Jesus Gil y Gil, uomo che nel bene e nel male lega il suo nome alle vicende dei colchoneros degli ultimi anni. Un'imponente campagna acquisti, capace di portare all'Atletico giocatori del calibro di Kiko, Simeone, Pantic e Caminero, conduce i biancorossi al ritorno al successo, con tre Coppe del Re e soprattutto il nono (e finora ultimo) titolo nazionale, conquistato nella stagione 1995-96 con Radomir Antic in panchina. L'anno successivo l'Atletico torna così a calcare le scene della UEFA Champions League. Dopo aver vinto il girone al primo turno contro Borussia Dortmund, Steaua Bucarest e Widzew Lodz, l'Atletico viene eliminato già ai quarti, dall'Ajax, dopo un match combattutissimo e deciso solo ai supplementari al Vicente Calderón. Gil y Gil è furibondo e decide di puntare per la stagione seguente su un nuovo talento del calcio europeo, Christian Vieri. In effetti nella stagione seguente Vieri è il trascinatore (24 goal in 24 presenze) dell'Atletico, che però non vince nulla. Negli anni seguenti le cose non vanno meglio. Uno scandalo riguardante l'attività politica di Gil y Gil trascina l'Atletico in una profonda crisi societaria che culmina con una clamorosa retrocessione nella Segunda División al termine della stagione 1999-2000. Solo dopo due stagioni i colchoneros riescono a tornare nella Liga, ma i piazzamenti negli ultimi anni sono stati alquanto mediocri, troppo modesti per un club abituato alle grandi vittorie. Dal 28 maggio 2003 la poltrona di presidente è passata da Gil y Gil (morto nel 2004) al produttore cinematografico Enrique Cerezo Torres.
L'Atlético de Madrid, meglio conosciuto in Italia come Atletico Madrid, è una società calcistica di Madrid, in Spagna. L'Atletico viene fondato il 26 aprile 1903 da tre studenti baschi residenti a Madrid, i quali ne fanno una vera e propria "filiale" dell'Athletic Bilbao. Ed infatti, dopo essersi arricchita di alcuni soci dissidenti della locale compagine del Madrid FC (l'antenata dell'attuale Real Madrid), l'Atletico debutta nelle prime partite vestendo colori blu e bianchi, gli stessi che all'epoca vestiva l'Athletic. Nel 1911 si decide però di cambiare colore: la leggenda vuole che in quell'anno si sarebbe scoperto che le magliette a strisce bianco-rosse sono molto più economiche, in quanto della stessa foggia dei normali materassi. Bastava raccogliere il tessuto avanzato dalla tessitura dei materassi per ottenere magliette ad un costo molto minore. È per questo motivo che tutt'oggi i giocatori dell'Atletico sono chiamati "colchoneros", cioè fabbricanti di materassi. Divenuto indipendente dall'Atletich Bilbao nel 1921, due anni dopo l'Atletico si dota del suo primo stadio, il Metropolitano. Nel corso degli anni '20 l'Atletico comincia a far sentire la propria voce nel calcio spagnolo, vincendo tre volte il Campionato del Centro e giungendo secondo nel 1921 e nel 1926 in Coppa di Spagna (attuale Coppa del Re). Nel 1928 nasce la Liga e l'Atletico viene invitato a farne parte. Già 2 anni dopo però i colchoneros retrocedono per la prima volta, per poi tornare in prima divisione nel 1934. Nel 1936 avviene la nuova retrocessione, ma stavolta gli sforzi per risalire in prima vanno lasciati tutti da parte, poiché la Spagna viene sconvolta dalla Guerra civile. Guidato dall'ex grande portiere Ricardo Zamora, l'Athletic coglie uno strepitoso bis di vittorie del titolo negli anni 1940 e 1941. Nello stesso 1941 il regime franchista vieta alle società di fare uso dei nomi stranieri: l'Athletic diviene Atlético Aviacion de Madrid, e quando cinque anni dopo le viene imposto di togliersi il riferimento all'associazione militare, prende definitivamente il nome di Club Atlético de Madrid. Nel 1950 l'Atletico, guidato da Helenio Herrera, torna a vincere il titolo, bissando il successo l'anno dopo. Ma di lì a poco Herrera lascia i colchoneros per trasferirsi ai cugini del Real Madrid. Gli anni a seguire sono in effetti un monologo delle merengues, che poco lasciano agli avversari, dei quali l'unica squadra capace di porre resistenza pare il Barcellona. Nella stagione 1957-58 l'Atletico ha un sussulto, piazzandosi secondo e guadagnando una storica qualificazione alla Coppa dei Campioni dell'anno successivo, grazie al simultaneo successo del Real sia in campionato che in coppa. L'esordio europeo dei colchoneros almeno sulla carta può legittimare speranze di un certo livello, considerato che giocano per l'Atletico campioni del calibro di Vavá, Peirò e Collar. Dopo un primo turno accademico contro gli irlandesi del Drumcondra, l'Atletico fa fuori CSKA Sofia e Schalke 04, raggiungendo il Real Madrid in semifinale. Dopo il successo delle merengues al Chamartin (2-1), l'Atletico si riscatta in casa, rendendo così necessario il ricorso alla "bella": qui il Real la spunta con un nuovo 2-1, annoverando campioni quali Puskas e Di Stefano, capaci di fare la differenza. Nel 1960 giunge nella bacheca dell'Atletico la Coppa nazionale (ribattezzata nel frattempo Copa del Generalísimo, in onore di Francisco Franco), conquistata battendo in finale il Real Madrid per 3-1. L'anno dopo la finale si ripete e pure stavolta i colchoneros hanno la meglio (3-2), guadagnando così l'accesso alla seconda Coppa delle Coppe della storia. L'esordio dell'Atletico ha luogo contro i francesi del FC Sedan, superati in agilità (3-2 e 4-1). Nei turni successivi gli spagnoli non trovano grande resistenza e Leicester City, Werder Brema e Motor Jena cadono l'una dopo l'altra, lasciando all'Atletico la strada sgombra per la finale. Il 10 maggio 1962 all'Hampden Park di Glasgow c'è la Fiorentina campione in carica: dopo 11' Peirò porta in vantaggio l'Atletico, ma già al 27' Hamrin ristabilisce la parità. L'1-1 non si sblocca neppure ai supplementari e poiché all'epoca non si battono i rigori, occorre la ripetizione della gara: è la prima volta che una finale europea viene ripetuta e la disorganizzazione, legata senz'altro all'inattesa esigenza di ripetere il match, costringe le due squadre a darsi appuntamento al 5 settembre, al Neckarstadion di Stoccarda. Qui però la gara non ha storia e l'Atletico segna con Jones (8'), Mendonça (27') e Peirò (59'), vincendo il suo primo trofeo internazionale. Nella stagione successiva l'Atletico torna in finale, ma il Tottenham Hotspur si dimostra un gradino superiore ai colchoneros, che vengono battuti con un perentorio 5-1. Dopo aver vinto altri 2 titoli e 2 Coppe nazionali, l'Atletico torna a dominare la Liga nella stagione 1972-73: il team biancorosso, sulla cui panchina si siede in estate l'allenatore argentino Juan Carlos Lorenzo, nutre ambizioni per la Coppa dei Campioni successiva, considerato il valore di uomini come il portiere Reina, Melo, Adelardo e Irureta. Dopo aver eliminato Galatasaray, Dinamo Bucarest e Stella Rossa, gli uomini di Lorenzo scendono in campo nelle semifinali contro il Celtic Glasgow: i biancoverdi sono regolati con un 2-0 al Vicente Calderón, dopo che la gara di andata si era chiusa 0-0, e l'Atletico approda ad una storica finale. Nell'atto conclusivo all'Heysel di Bruxelles, di fronte ai colchoneros vi è una delle forze nascenti del calcio europeo di quegli anni, il Bayern Monaco, favorito dai pronostici. Il 15 maggio 1974 va in scena una gara combattutissima, in cui la difesa spagnola tiene a bada i temibili attaccanti avversari, specie Gerd Müller, ottimamente marcato a uomo da Heredia. I tempi regolamentari finiscono 0-0, poi all'8' minuto del secondo tempo supplementare l'Atletico coglie in contropiede i tedeschi e passa in vantaggio con una magistrale punizione calciata da Luis Aragonés. Le speranze di successo si fanno sempre più concrete, ma a pochi secondi dalla fine l'Atletico viene beffato da un tiro sulla distanza di Schwarzenbeck, che costringe alla ripetizione del match (all'epoca non si battevano i calci di rigore). Due giorni dopo le formazioni si riaffrontano, ma l'Atletico non è più lo stesso: oltre alla stanchezza fisica (che ha pure costretto Lorenzo a cambiare alcuni giocatori), i colchoneros sono minati nel morale, per il ricordo della Coppa sfuggita per un niente. La gara non ha storia e i tedeschi si impongono con un secco 4-0 (doppiette di Müller e Hoeness). Ma la fortuna non volta completamente le spalle all'Atletico: il Bayern rinuncia infatti a giocare la Coppa Intercontinentale contro i campioni del Sudamerica dell'Independiente, e viene pertanto sostituito dall'Atletico Madrid. Il 12 marzo 1975 va in scena alla Doble Visera di Avellaneda (Argentina) l'andata del confronto che incoronerà la regina del mondo: gli spagnoli come da copione vengono schiacciati dall'Independiente, che però passa solo con Balbuena. L'Atletico raccoglie le forze per la gara di ritorno, dove già al 23' Irureta ha pareggiato i conti. A 5' dallo scadere dei tempi regolamentari Ayala realizza il goal partita, regalando la Coppa all'Atletico che diviene (e resterà) l'unica squadra a vincere la Coppa Intercontinentale senza aver vinto la Coppa dei Campioni. Dopo un periodo buio durato per tutti gli anni '80, il 26 giugno 1987 l'Atletico passa sotto la presidenza di Jesus Gil y Gil, uomo che nel bene e nel male lega il suo nome alle vicende dei colchoneros degli ultimi anni. Un'imponente campagna acquisti, capace di portare all'Atletico giocatori del calibro di Kiko, Simeone, Pantic e Caminero, conduce i biancorossi al ritorno al successo, con tre Coppe del Re e soprattutto il nono (e finora ultimo) titolo nazionale, conquistato nella stagione 1995-96 con Radomir Antic in panchina. L'anno successivo l'Atletico torna così a calcare le scene della UEFA Champions League. Dopo aver vinto il girone al primo turno contro Borussia Dortmund, Steaua Bucarest e Widzew Lodz, l'Atletico viene eliminato già ai quarti, dall'Ajax, dopo un match combattutissimo e deciso solo ai supplementari al Vicente Calderón. Gil y Gil è furibondo e decide di puntare per la stagione seguente su un nuovo talento del calcio europeo, Christian Vieri. In effetti nella stagione seguente Vieri è il trascinatore (24 goal in 24 presenze) dell'Atletico, che però non vince nulla. Negli anni seguenti le cose non vanno meglio. Uno scandalo riguardante l'attività politica di Gil y Gil trascina l'Atletico in una profonda crisi societaria che culmina con una clamorosa retrocessione nella Segunda División al termine della stagione 1999-2000. Solo dopo due stagioni i colchoneros riescono a tornare nella Liga, ma i piazzamenti negli ultimi anni sono stati alquanto mediocri, troppo modesti per un club abituato alle grandi vittorie. Dal 28 maggio 2003 la poltrona di presidente è passata da Gil y Gil (morto nel 2004) al produttore cinematografico Enrique Cerezo Torres.
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Adrián
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Centrocampista Atl. Madrid |
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Difensore Atl. Madrid |
4 | 0 |
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Centrocampista Atl. Madrid |
3 | 0 |
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