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Info

Roma

Fondato: 1927

Indirizzo: Via Trigoria Km 3,600 - 00128 Italy

Telefono: +39 06-501911

Presidente: Rosella Sensi

Direttore Sportivo: Daniele Pradè

Stadio: Olimpico

Storia del Club

Agli inizi del XX secolo, quando il gioco del calcio stava prendendo piede in tutta la penisola italiana, nella città di Roma la situazione era molto simile a quella che si viveva (e si vive tutt'ora) a Londra. Come nella capitale britannica, la pratica di questo sport era svolta da un gran numero di piccoli club, ognuno con le sue particolarità e differenze; spesso erano squadre di quartiere o vere e proprie rappresentanti di classi sociali ben definite. Negli anni venti, a Roma, nella prima divisione regionale giocavano ben otto società: U.S.Romana, Fortitudo, Alba, Juventus, Roman, Audace, Pro Roma e la Lazio.

La squadra capitolina venne costituita grazie alla fusione di tre delle società calcistiche della Capitale: l'Alba Audace, il Roman e la Fortitudo Pro Roma. Tale decisione venne presa per volere dell'allora segretario della federazione romana del Partito Nazionale Fascista, l'abruzzese Italo Foschi (all'epoca anche membro del CONI e Presidente della Fortitudo Pro Roma). La data di nascita dell'A.S. Roma è stata a lungo discussa: da molte fonti viene infatti indicato il 22 luglio 1927; in realtà sembra che la fusione sia stata formalizzata il 7 giugno dello stesso anno, come annunciato il giorno successivo dai quotidiani romani Il Tevere, La Tribuna e Il Messaggero. Foschi diede corpo all'idea di avere una squadra sportiva che portasse il nome della città di Roma e che potesse ambire ai massimi risultati. Così come era accaduto in altre città del centro-sud (Firenze, Napoli e Bari), infatti, si intendeva dare vita, attraverso la fusione, a compagini di maggiori dimensioni in grado di reggere l'urto del calcio professionistico, già ampiamente praticato dalle formazioni del nord dell'Italia, fino a quel momento dominatrici assolute della scena calcistica nazionale. I colori scelti per la nuova compagine nata dalla fusione, furono il giallo oro e il rosso porpora, che erano i colori della società Roman ma anche quelli del gonfalone del Campidoglio:il giallo oro ed il rosso porpora o pompeiano, ereditati dagli antichi vessilli dell'Impero Romano. Come simbolo fu invece scelta la lupa che allatta Romolo il fondatore di Roma e suo fratello Remo: l'emblema della squadra, uno scudo bipartito rosso-oro sormontato dalla lupa capitolina, comprende tutti questi elementi. Il fatto di rappresentare nei colori e nel simbolo la città e la tradizione di Roma oltre ad essere l'associazione di tre dei quattro club romani dei tempi, fece sì che la squadra richiamasse immediatamente a sé le simpatie della grande maggioranza del popolo appartenente sia a i nuovi quartieri che ai rioni nel cuore della città.

La Roma conquistò il primo trofeo già nella stagione 1927/28, quella della sua fondazione, vincendo la Coppa C.O.N.I. (poi Coppa Italia). Nell'estate del 1933 la AS Roma dopo aver venduto, con l'opposizione dei tifosi, il cannoniere Volk, mise a segno tre colpi di mercato acquistando i cosiddetti tre moschettieri argentini: Enrico Guaita, soprannominato il corsaro nero, la mezz'ala Alessandro Scopelli e il centro-mediano Andrea Stagnaro. I tre campioni restarono alla AS Roma soltanto per due stagioni portando la squadra ad un quinto e ad un quarto posto. Dopo esser stati naturalizzati italiani per godere di alcuni vantaggi, tra cui anche quello di poter esser convocati nella nazionale azzurra, scapparono di nascosto in una notte del 1935 per evitare la chiamata alle armi. L'Italia in quel periodo stava infatti per entrare in guerra contro l'Etiopia.

Dopo un decennio di piazzamenti più o meno buoni, nella stagione 1941/42 arrivò inaspettato il primo trionfo importante: lo scudetto, conquistato il 14 giugno 1942 battendo per 2-0 il Modena nell'allora Stadio Nazionale, sito al posto dell'attuale "Stadio Flaminio". Il protagonista della stagione, con 18 reti messe a segno, fu comunque un giovane centravanti: Amedeo Amadei, chiamato amorevolmente dai tifosi romanisti il fornaretto. Per la prima volta nella storia del calcio lo scudetto tricolore venne assegnato ad una squadra del centro Italia, al di sotto della pianura padana. L'anno dopo la vittoria dello scudetto, il presidente Bazzini, non se la sentì di non confermare in blocco la squadra autrice di quella stagione straordinaria, commettendo un gravissimo errore che lentamente portò i meccanismi della squadra ad un improvviso ed inesorabile tracollo.

Nella stagione 1950/51 la panchina giallorossa subì diversi cambi di allenatore. La squadra perse 11 partite per 1-0, ogni volta che la squadra subiva un gol non era in grado di rimontare, crollando in una sorta di impotenza nei confronti dell'avversario. Il tracollo fu inevitabile e quell'anno si realizzò così la prima ed unica retrocessione in Serie B della storia giallorossa. Nel 1952, avversaria agguerrita di quella stagione nel torneo cadetto era il Brescia che fino all'ultimo tenne testa alla Roma che rimase prima in classifica dall'inizio del campionato che concluse arrivando prima con 53 punti, con un solo punto di vantaggio sui rivali lombardi. Il 22 giugno del 1952, a dieci anni esatti dalla conquista dello scudetto, i giallorossi festeggiarono il ritorno in serie A.

Il 17 maggio del 1953, la Roma si trasferì dallo Stadio Nazionale (ribattezzato "Stadio Torino" per onorare la squadra del Grande Torino caduta a Superga) nel nuovo Stadio Olimpico. A sorpresa, nell'estate dello stesso anno venne messo a segno un grandissimo colpo di mercato: la Roma ingaggiò dal Peñarol il ventisettenne, campione uruguagio Alcides Ghiggia, ala di gran classe, autore del gol vittoria nella finale tra il Brasile e l'Uruguay nei Mondiali del 1950. Negli anni successivi la Roma alternò stagioni buone, come il terzo posto nel 1955 a stagioni disastrose, nel 1957 sfiorò nuovamente la retrocessione. Un altro pilastro della squadra e della storia giallorossa fu Giacomo Losi, difensore-mediano leader del reparto arretrato e fulcro del gioco romanista: è stato il giocatore con più presenze in assoluto con la maglia della Roma (386). L'attaccamento ai colori ed il suo carattere straordinario da capitano vero, gli valse il soprannome di Core de Roma.

Nel 1960/61 i giallorossi riuscirono a raggiungere una dimensione "europea", grazie alla conquista della Coppa delle Fiere, torneo al quale partecipavano le squadre appartenenti a grandi città ospitanti fiere internazionali del commercio. Dal 1971/72 questa competizione venne trasformata nell'attuale Coppa Uefa. La Roma di Giacomo Losi conquistò la coppa vincendo contro il Birmingham City; nella storia di questa competizione nessun'altra formazione italiana oltre alla squadra capitolina riuscì ad aggiudicarsi questo trofeo. Nonostante la stagione deludente conclusasi con un dodicesimo posto in classifica, la squadra giallorossa nel 1963/64, conquistò la sua prima Coppa Italia, dopo aver battuto nella finale il Torino.

Nel 1964 La Roma si trovava invece sull'orlo del fallimento, il deficit era arrivato ad un tale punto da vedere la società impossibilitata a pagare gli stipendi e con i giocatori che minacciavano di scioperare. Dopo la vendita di alcuni dei campioni, il presidente Evangelisti nel 1967, per completare il piano di risanamento delle casse societarie trasformò la Roma in una Società per azioni. Verso la fine degli anni Sessanta la squadra venne affidata ad Helenio Herrera, tecnico vincente che aveva portato l'Inter sul tetto del mondo. Nonostante l'arrivo del nuovo allenatore i risultati sul campo non cambiarono; la Roma arrivò alla sua prima stagione ad un grigio ottavo posto, ma vinse comunque la sua seconda Coppa Italia nel giugno del 1969.

Gli anni settanta, furono uno dei decenni meno gloriosi per la storia Romanista, ma più densi di sentimenti per la tifoseria a quei tempi molto calda. Si inizia con l'addio della mitica bandiera Giacomo Losi e la clamorosa cessione nell'ultimo anno della presidenza di Marchini, dei tre "gioielli" (Spinosi, Capello e Landini) alla Juventus, si entrò poi nell'era della cosiddetta "Rometta" di Gaetano Anzalone: una squadra fatta di gregari, giovani promesse e soprattutto vecchie glorie, giocatori che avevano già dato molto in altre piazze. Nella seconda metà degli anni 70 la panchina giallorossa era guidata da Nils Liedholm, il "barone" svedese, che realizzò il sogno dello scudetto solo negli anni 80 con l'arrivo di Dino Viola. Il momento peggiore di quegli anni si concretizzò nella stagione 1978/79, quando la Roma ebbe la certezza di rimanere in A solo alla penultima giornata: il 6 maggio 1979, grazie a un pareggio in casa con l'Atalanta per 2-2, lasciandosi alle spalle, però, quattro squadre. Dalla stagione immediatamente successiva, la Roma venne rilevata da Dino Viola che trasformò completamente la squadra cogliendo i frutti tecnici ed organizzativi che Anzalone aveva seminato.

La crescita societaria portò, già nel stagione 1980/81, ad un secondo posto che stava stretto alla squadra per l'ottimo rendimento visto in campo, aprendo un felice quadriennio che regalò al club molti riconoscimenti. La stagione fu purtroppo decisa da un contestatissimo gol annullato all'attaccante Maurizio Turone nello scontro diretto con la capolista Juventus. Tutti le analisi della moviola stabilirono che il gol era regolare. La decisione arbitrale divenne tristemente famosa ("er gol de Turone") della presunta dipendenza psicologica delle terne arbitrali nei confronti di team blasonati. Nella stagione 1982/83, sotto la guida del presidente Dino Viola e dell'allenatore svedese Nils Liedholm, la Roma si aggiudicò il secondo scudetto della sua storia; fecero parte della rosa della prima squadra giocatori come il capitano Agostino Di Bartolomei (chiamato con grande affetto dai tifosi "Diba" o "Ago"), il centrocampista Carlo Ancelotti, il brasiliano Paulo Roberto Falcão, il difensore Pietro Vierchowod, il centravanti Roberto Pruzzo (secondo miglior cannoniere giallorosso di tutti i tempi con 106 gol, superato a fine 2004 da Francesco Totti) e l'ala Bruno Conti, già campione del mondo con la Nazionale italiana in Spagna nel 1982.

Nel corso della stagione 1983/1984 la Roma raccolse i frutti del proprio gioco "a zona", giungendo in finale nella Coppa dei Campioni (il più importante trofeo continentale); pur giocando alla pari con il proprio avversario, non riuscì ad imporsi sui "reds" del Liverpool e, dopo aver concluso i tempi regolamentari per 1-1 (gol del vantaggio di Phil Neal per il Liverpool al 13' e pareggio per i giallorossi di Pruzzo al 42'), ai calci di rigore perse la coppa. Dal dischetto fallirono Bruno Conti e Ciccio Graziani. La sconfitta fu resa ancor più amara poiché la finale si giocò, per ironia della sorte, proprio allo Stadio Olimpico di Roma. La AS Roma fu comunque protagonista di una straordinaria stagione, aggiudicandosi nello stesso anno la Coppa Italia.

Dopo aver concluso uno dei migliori periodi della sua storia con Liedholm, ma anche dopo la sfortunata finale persa ai rigori con il Liverpool, la AS Roma di Dino Viola affidò la panchina giallorossa ad un altro tecnico svedese Sven-Göran Eriksson, osservato da qualche tempo. Dopo una prima stagione deludente, conclusasi con il settimo posto in classifica e con l'amaro addio di Falcao, nella stagione '85/'86 la Roma sfiorò nuovamente il tricolore: dopo un'incredibile rimonta di 9 punti sulla capolista Juventus, battuta all'Olimpico con un sonoro 3-0, la penultima giornata di campionato riservò alla squadra giallorossa un turno teoricamente favorevole per il sorpasso in testa alla classifica: la AS Roma doveva infatti affrontare in casa il Lecce, squadra peraltro già retrocessa. Il gol dell'ex Alberto Di Chiara ed una doppietta di Juan Alberto Barbas condannarono invece la Roma ad un'inaspettata sconfitta per 2-3 firmando una delle pagine più amare della storia del club capitolino. La conquista, nello stesso anno, della sua sesta Coppa Italia non bastò a consolare la gente per un'altra favorevole occasione sfumata di aggiudicarsi il titolo.

Dino Viola morì nel gennaio del 1991, e la società si avviò verso un lungo periodo di caos. Nonostante questo, la squadra aggiunse al suo palmares, sotto la guida di Ottavio Bianchi, la settima Coppa Italia. Il trofeo fu conquistato contro la Sampdoria, la quale però prevalse per 1-0 nel successivo match di Supercoppa di Lega. La Roma arrivò inoltre in finale di Coppa Uefa contro l'Inter. Dopo aver perso l'incontro di andata a San Siro per 2-0, la squadra giallorossa non andò oltre l'1-0, grazie alla rete di Rizzitelli. l nuovo presidente Giuseppe Ciarrapico, poco avvezzo alle dinamiche calcistiche, ebbe sin da subito delle decisioni controverse, le quali portarono la squadra a risultati altalenanti. Al termine della stagione, il tecnico Bianchi lasciò il posto a Vujadin Boskov, il quale era fautore di un gioco spettacolare che lasciava ampia libertà ai giocatori talentuosi. Non a caso fece esordire in prima squadra anche un Totti appena sedicenne. Improvvisamente però la società entrò nel caos nella primavera del 1993 : Ciarrapico fu arrestato per bancarotta. La bufera scatenatasi non impedì la successione della presidenza, passata nelle mani degli imprenditori romani Franco Sensi e Pietro Mezzaroma. A dispetto delle enormi difficoltà, la squadra raggiunse la finale di Coppa Italia, poi persa col Torino.

Nel 1999 Franco Sensi decise di chiamare in panchina un allenatore titolato e vincente come Fabio Capello. Il tecnico friulano arrivò a Roma con le idee chiare, l'esperienza necessaria e la capacità di trasmettere alla squadra voglia e convinzione nei propri mezzi. L'acquisto dell'anno fu quello di Vincenzo Montella, e nel corso della stagione l'arrivo del centrocampista giapponese Hidetoshi Nakata rafforzò ulteriormente una squadra già molto competitiva. Alla fine del campionato la Roma si classificò solamente sesta, ma apparve chiaro a tutti che la squadra aveva acquisito una grande consapevolezza nei propri mezzi. Lo scudetto appena vinto dalla rivale cittadina, la Lazio, generò in tutto l'ambiente giallorosso estrema voglia di riscatto e grosse aspettative per la stagione successiva. Nella stagione 2000/01 la Roma vinse il suo terzo scudetto della storia, strappandolo (scucendolo, nel gergo dei tifosi) dalle maglie della Lazio; migliaia di persone si riversarono per le strade della Capitale, con festeggiamenti che si protrassero per giorni e che ebbero il culmine nel concerto di Antonello Venditti al Circo Massimo, a cui parteciparono oltre un milione di persone. La stagione successiva regalò subito alla bacheca giallorossa un altro importante trofeo, la Supercoppa Italiana. Il 19 agosto 2001.

Nell'estate del 2004 il rapporto tra l'ambiente giallorosso e Fabio Capello si raffreddò molto, fino a portare alla discussa partenza del tecnico di Pieris, che approdò alla Juventus. Venne allora ingaggiato Cesare Prandelli, precedentemente allenatore del Parma. Prima dell'inizio del campionato Prandelli si trovò costretto ad abbandonare la guida tecnica della squadra, ufficialmente per motivi familiari. La Roma, a pochi giorni dalla partita di esordio di campionato, ingaggiò allora Rudi Voeller, ex-attaccante giallorosso degli anni 90, ed ex-allenatore della nazionale tedesca. I risultati però non furono buoni. Dopo l'abbandono di Voeller, la Roma corse ai ripari ingaggiando Luigi Del Neri, che cambiò lo schema, facendo giocare spesso Totti e l'attaccante barese Antonio Cassano insieme con Vincenzo Montella: con la decisione tattica di ricostituire il cosiddetto "Trio delle meraviglie" i risultati tornarono per un periodo a migliorare. Nonostante un buon inizio, i risultati altalenanti, dovuti a gravi problemi di spogliatoio, spinsero il 14 marzo 2005, dopo la sconfitta per 3 a 0 a Cagliari, Del Neri a dimettersi. Un altro ex giocatore giallo-rosso, Bruno Conti, subentrò come allenatore. La Roma chiuse il campionato col bilancio, poco lusinghiero, di 5 allenatori utilizzati in 12 mesi.

La stagione 2005/2006 cominciò con l'ingaggio del tecnico Luciano Spalletti dall'Udinese, con la quale l'allenatore toscano aveva da poco conquistato la qualificazione alla Champions League. L'inizio della stagione non fu dei migliori e la squadra si trovò a navigare nelle posizioni di metà classifica, anche a causa di malcelati malumori all'interno dello spogliatoio per le continue intemperanze di Antonio Cassano. Pertanto a dicembre fu presa la sofferta decisione di cedere il talento barese, in scadenza di contratto, al Real Madrid per circa 5 milioni di euro. La cessione si rivelò scelta molto saggia, in quanto da quel momento in poi la squadra ritrovò una invidiabile compattezza grazie alla quale riuscì a stabilire il record italiano di 11 vittorie consecutive in campionato. L'impresa fu raggiunta nonostante numerosi infortuni intercorsi ai propri elementi (tra i quali anche quello di Totti), che ridussero in modo preoccupante il numero dei giocatori disponibili, obbligando Spalletti ad inventarsi nuove soluzioni tattiche. Il primato venne fissato grazie ad una splendida vittoria per 2-0 nello storico derby del 26 febbraio 2006. Il record è stato poi battuto la stagione successiva dall'Inter, arrivata a totalizzare poi diciassette vittorie consecutive.

Nel campionato 2006/2007 la Roma conferma lo stesso modulo di gioco che l'aveva portata al record di vittorie consecutive l'anno precedente, continuando a mostrare un gioco brillante ma alternando molte vittorie importanti ad alcuni risultati insoddisfacenti. La Roma chiude il campionato al secondo posto a 75 punti, alle spalle dell'Inter. La stagione comunque termina in modo molto positivo in quanto la Roma vince la Coppa Italia; in finale sconfisse i nerazzurri con il punteggio clamoroso di 6-2, perdendo al Meazza di Milano per 2-1.

La stagione 2007/2008 inizia nel migliore dei modi: il 19 Agosto la Roma batte l'Inter a San Siro, per 1-0 con rete di De Rossi su calcio di rigore, e conquista la sua seconda Supercoppa Italiana. E finisce altrettanto bene, con la conquista della Coppa Italia, battendo all'Olimpico di Roma l'Inter fresca del suo sedicesimo scudetto, che i giallorossi con una clamorosa rimonta le hanno conteso fino all'ultima giornata di campionato.

Fonte: Wikipedia, l'Enciclopedia Libera

Palmarès

Scudetto
1941/42, 1982/83, 2000/2001
Coppa Italia
1963/64, 1968/69, 1979/80, 1980/81, 1983/84, 1985/86, 1990/91, 2006/07, 2007/08
Serie B
1951/52
Supercoppa Italiana
2001, 2007
Coppa delle Fiere
1960/61
Trofeo Anglo-Italiano
1971/72