Storia del ClubLe origini del calcio a Napoli risalgono al 1904 quando, ad opera
dell'inglese James Poths, impiegato in un'agenzia marittima della
città, e dell'ingegnere napoletano Emilio Anatra, venne fondato il
Naples Foot-Ball & Cricket Club, la prima squadra calcistica
cittadina, che nel 1906 prese il nome di Naples Foot-Ball Club. Nel
1912 la componente napoletana si staccò da quella inglese dando vita
all'Unione Sportiva Internazionale Napoli. Nel 1922, dalla fusione
delle due società, resa necessaria da esigenze di carattere
finanziario, nacque il Foot-Ball Club Internazionale-Naples, meglio
noto come FBC Internaples. Il 1° agosto 1926 l'assemblea dei soci
dell'Internaples decise di cambiare il nome della società costituendo
l'Associazione Calcio Napoli; primo presidente fu nominato Giorgio
Ascarelli. Cessata l'attività nel 1943 a causa della difficoltà
incontrate per gli eventi bellici in corso, nel 1944 nacquero due
distinte società, la Società Sportiva Napoli, promossa dal giornalista
Arturo Collana, e la Società Polisportiva Napoli, fondata dal dott.
Gigino Scuotto, dalla cui fusione nel gennaio 1945 si costituì
l'Associazione Polisportiva Napoli, con presidente Pasquale Russo. Nel
1947 la società riprese la denominazione di AC Napoli e il 25 giugno
1964 si trasformò in Società Sportiva Calcio Napoli.
Nella
stagione 1949/50 gli azzurri allenati da Eraldo Monzeglio vinsero il
campionato di Serie B venendo promossi in A. Il Napoli in vista della
stagione 1950/51 si rinforzò prelevando dalla Roma Amedeo Amadei che
militò in maglia azzurra per sei stagioni segnando in tutto
quarantasette reti. Nelle due successive stagioni il Napoli arrivò per
due volte sesto in classifica. Lauro in vista della stagione 1952/53
acquistò dall'Atalanta il centroavanti svedese Hasse Jeppson. Jeppson
si era messo in mostra ai mondiali del 1950 svolti in Brasile, pareva
dovesse finire all'Inter, ma per l'allora stratosferica cifra di
centocinque milioni di lire fu ingaggiato dal Napoli col quale disputò
quattro campionati; I tifosi coniarono per lui il soprannome di "'o
Banco 'e Napule". Un altro indimenticabile campione di quei tempi fu il
"petisso" Pesaola che anche come allenatore, in tempi successivi, ha
lasciato una traccia indelebile nella storia della società.
Nel
1955 arrivò dal Brasile, via Lazio, Luis Vinicio ('o Lione) che
affiancando Jeppson in attacco diede vita alla coppia "H-V" che fu
schierata per la prima volta in campo nella partita contro la Pro
Patria vinta per 8-1 dagli azzurri con tripletta di Vinicio e doppietta
di Jeppson. Purtroppo questo eccelso binomio non diede al Napoli i
frutti sperati, anche perché poche furono le occasioni nelle quali i
due campioni vennero schierati insieme in formazione. Il Napoli in
quella stagione deluse arrivando solo quattordicesimo in classifica. La
stagione 1956/57 vede la fine definitiva del tandem Jeppson-Vinicio. Il
primo viene infatti ceduto al Torino. In campionato i miglioramenti
rispetto alla stagione precedente fruttano solo un undicesimo posto.
Tra le poche "imprese" del Napoli di quegli anni ci sono le due
vittorie contro la Juventus nella stagione 1957/58: all' andata a
Torino finì 3-1 per il Napoli grazie alle parate fenomenali di Bugatti,
sceso in campo con trentotto gradi di febbre. Charles dopo la partita
disse "Ci fosse stato un altro portiere al posto di Bugatti, fra i pali
della porta del Napoli, avremmo vinto 7-3". Al ritorno, comunque, il
Napoli vinse 4-3. In quella stagione gli azzurri arrivarono quarti in
campionato dietro a Juventus, Fiorentina e Padova.
Per la
stagione 1958/59 fu ingaggiato per far coppia con Vinicio il brasiliano
Del Vecchio. Neanche questa coppia, come quella Jeppson-Vinicio,
funzionò. Del Vecchio marcò tredici gol, Vinicio sette: il Napoli
arrivò al nono posto. Nella stagione successiva il Napoli lascia
l'ormai angusto stadio del Vomero e inaugura il nuovo stadio S. Paolo
di Fuorigrotta davanti a ottantamila tifosi. È il 6 dicembre del 1959,
la partita oppone gli azzurri alla Juventus e finisce con un
incredibile vittoria del Napoli per 2 a 1. Questo è però l’unico
avvenimento di notevole importanza in quell’anno, poiché il resto della
stagione della compagine partenopea fu poco più che anonimo e il
risultato finale fu solo un quattordicesimo posto. A giugno lasciano la
squadra Vinicio e Pesaola, la crisi non sembra fermarsi.
Nel
1960 quando Vinicio sembrava a fine carriera ed ormai in decadenza, il
Napoli cedette il brasiliano al Bologna; a smentire quella "decadenza"
ci pensò Vinicio stesso, vincendo la classifica dei marcatori, ben 6
anni dopo, con la maglia del Vicenza. Nella stagione 1960/61 dopo un
buon avvio - (8 punti in 5 partite) - il Napoli crolla e retrocede
nuovamente in serie B. Per ritornare in A, Lauro pretese di costruire
una formazione in grado di competere con le migliori: "un grande Napoli
per una grande Napoli" fu il suo slogan, ma il campo gli diede torto;
la squadra non sembrava essere in grado di raggiungere la meta della
promozione, e alla fine del girone di andata annaspa negli ultimi
posti, rischiando la C, fino a quando fu chiamato ad allenarla Bruno
Pesaola, allora allenatore della Scafatese in terza serie, che lasciò
subito per tornare da allenatore nella città che l'aveva visto
protagonista da calciatore, che da "Mister" rimase famoso anche per il
suo immancabile cappotto di cammello e per l’inimitabile sagacia
tattica. Con lui in panchina il Napoli risalì la china fino a
raggiungere la promozione. La stagione si chiuse trionfalmente con la
conquista della Coppa Italia ottenuta battendo in finale la SPAL. Il
Napoli passò subito in vantaggio con Gianni Corelli al 12°; la Spal
pareggiò al 15° con Micheli ma Pierluigi Ronzon al 79° portò
definitivamente in vantaggio gli azzurri regalandogli così il loro
primo trofeo. Il Napoli resta l’unica squadra nella storia del calcio
italiano ad aver vinto la Coppa Italia militando in serie B.
Per
lo spregiudicato armatore Achille Lauro il Napoli era un fiore
all’occhiello da mostrare con orgoglio, specie in periodo elettorale;
per costruire una buona squadra in vista del campionato di A 1965/66
prelevò Omar Sivori della Juventus e Josè Altafini dal Milan; al loro
fianco cominciò a mettersi in evidenza Juliano, che aveva debuttato
quando la squadra era ancora in Serie B. I risultati sono lusinghieri:
in campionato il Napoli arriva terzo, con Altafini capocannoniere della
squadra con quattordici gol, mentre in estate la squadra si aggiudica
la Coppa delle Alpi. Nel 1966/67 il Napoli ripeté gli ottimi risultati
dell'anno passato, arrivando quarto con Altafini di nuovo mattatore,
questa volta con sedici reti. Nello stesso anno la squadra partenopea
partecipò alla sua prima Coppa delle Fiere: venne eliminato agli ottavi
di finale dal Burnley FC. Alla vigilia del campionato 1967/68 arrivò
dal Mantova il portiere Dino Zoff, subito soprannominato l'angelo
azzurro. Nonostante la società attraversasse un periodo di crisi
economica, in campionato i partenopei arrivarono vicinissimi allo
scudetto. Purtroppo nella sfida decisiva di San Siro contro il Milan la
corsa si arrestò al termine di una gara segnata dalle polemiche.
L'impegno dei giocatori azzurri fruttò solo un amaro secondo posto con
nove punti di distacco dal Milan: il titolo di Campioni d’Italia restò,
ancora una volta, solo un sogno nel cassetto.
Fonte: Wikipedia, l'Enciclopedia Libera