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Fondata: 1907
Indirizzo: Corso Europa - Zingonia, 24040 Italy
Telefono: +39 035-4186211
Fax: +39 035-4186247
Email: info@atalanta.it
Sito Web Ufficiale: http://www.atalanta.it
Presidente: Alessandro Ruggeri
Direttore Sportivo: Carlo Osti
Stadio: Stadio Atleti Azzurri d'Italia, Bergamo
L'Atalanta Bergamasca Calcio trae le sue origini dalla scissione dalla Giovane Orobia 1901. Fondata il il 17 Ottobre 1907 da Eugenio Urio, Giulio e Ferruccio Amati, Alessandro Forlini e Giovanni Roberti come Società Ginnastica Atalanta, l'Atalanta deriva il suo nome dall'omonima atleta della mitologia greca. Nel 1913 crea la sezione calcio, sodalizio ufficialmente riconosciuto dalla FIGC solo nel 1914 all'atto dell'inaugurazione e collaudo del campo. Nel 1911 la Società Bergamasca di Ginnastica e Scherma assorbe il Football Club Bergamo e nel marzo 1913 inizia l'attività ufficiale. Nella stagione 1919-20, l'Atalanta partecipa per la prima volta al Campionato federale classificandosi terza nel Gruppo B Lombardo. Nel febbraio 1920, dopo una assemblea memorabile, la Società per gli Sports Atletici Atalanta e la Società Bergamasca di Ginnastica e Scherma si fondono assumendo la denominazione di Atalanta e Bergamasca di Ginnastica e Scherma sezione calcio, poi semplificata nell'attuale Atalanta Bergamasca Calcio. Come divisa ufficiale vengono adottati i colori nero (portato in dote dalla precedente maglia dell'Atalanta, che era bianco-nera) ed azzurro (dalla Bergamasca, che aveva una colorazione bianco-blu).
L'Atalanta, disputa vari anni nei gironi interregionali e nel 1925 assume Cesare Lovati (ex giocatore del Milan) come primo allenatore professionista. Nel tentativo di arrivare nelle categorie nazionali, in quello stesso anno arrivano anche i primi stranieri: gli ungheresi Lukacs e Hauser. Due anni più tardi viene ingaggiato anche il primo allenatore straniero (Imre Payer) ed il primo massaggiatore. Il 1928 è un anno molto importante per la società e per la città di Bergamo, poiché viene costruito uno stadio molto più grande, intitolato all'eroe fascista Brumana. In quei tempi venne considerato uno dei più belli in assoluto, con due tribune contrapposte, di cui una addirittura coperta. Quello stadio, dopo ampliamenti ed adattamenti è tutt’ora utilizzato con il nome "Atleti Azzurri d'Italia". Nel 1929, con l'istituzione del girone unico italiano, l'Atalanta, fallita l'ammissione alla massima serie durante il campionato di qualificazione 1928-29, viene ammessa al campionato nazionale di serie B per la prima volta. Seguono anni in cui la squadra milita dignitosamente nel campionato cadetto.
Finalmente nel 1937, con l'allenatore Ottavio Barbieri alla guida di una squadra composta prevalentemente da bergamaschi, raggiunge la Serie A. La partita d'esordio nella massima serie vide la Juventus ospite al Brumana, che per l'occasione si riempì al limite della capienza, con più di 15.000 spettatori. La stagione però, nonostante l'entusiasmo, si concluse con l'immediata retrocessione.
Gli anni ’50 videro stabilmente l'Atalanta in serie A, e numerosi furono i giocatori rappresentativi: Rasmussen, Nane Bassetto, Angeleri (tutt’ora recordman di presenze in maglia neroazzurra), Longoni, Rota e Severo Cominelli, giocatore con il maggior numero di marcature fino al 2006-07, superato da Cristiano Doni . Nel 1955 la squadra orobica fu protagonista della prima diretta televisiva per una partita di calcio: al comunale contro la Triestina la RAI mandò in onda quello che decenni più tardi sarebbe diventato un lucroso business.
Gli anni ‘60 videro l'acquisto di stranieri che diedero importanti contributi (Humberto Maschio, Fleming Nielsen e Gustavsson) e le prime apparizioni in Europa grazie alla Mitropa Cup. Ma l'apice venne raggiunto nella stagione 1962-63 quando la società nerazzurra conquistò la coppa Italia. Questo trofeo,che tutt’ora è l'unico trofeo di una certa importanza conquistato a livello di prima squadra, arrivò a Bergamo dopo una vittoria per 3-1 in campo neutro a San Siro contro il Torino, con tripletta dell'attaccante bergamasco Angelo Domenghini. La storica formazione era la seguente: Pizzaballa, Pesenti, Nodari, Veneri, Gardoni, Colombo, Domenghini, Nielsen, Calvanese, Mereghetti e Magistrelli. Di questi, ben sette erano bergamaschi. L'anno seguente vi fu il debutto in Coppa delle Coppe, dove però l'Atalanta venne subito eliminata dallo Sporting Lisbona dopo uno spareggio.
Nel 1964 muore il presidente Turani, che viene sostituito dall'Ing.Tentorio. La squadra continua il suo cammino nella massima serie fino al 1968-69 quando, complice la cessione al Bologna del bomber Savoldi, retrocede in serie B dopo dieci anni. Alla presidenza Baracchi subentra a Tentorio, ma dopo un solo anno il nuovo “patron” diventa Achille Bortolotti. Dopo un anno di purgatorio ritorna in A grazie all'allenatore Corsini, capace di amalgamare una squadra di giovani (tra tutti Gaetano Scirea, Domenico Moro e Giovanni Vavassori). Purtroppo, dopo una salvezza risicata, nel 1972-73 l'Atalanta incappa in un'altra brutta stagione, nella quale subisce la sconfitta più pesante di sempre (9-3 a San Siro contro il Milan) e retrocede per differenza reti, nonostante fosse sufficiente raccogliere soltanto un punto nelle ultime 3 giornate per salvarsi. Questa volta la permanenza tra i cadetti dura più del solito, tant’è che per il ritorno nel massimo campionato bisognerà aspettare fino all'anno 1976/77, promozione ottenuta da Titta Rota soltanto dopo gli spareggi a Marassi contro Cagliari e Pescara. L'anno seguente la squadra ottiene una tranquilla salvezza, ma nel 1978/79, a causa dell'inconsistenza del parco giocatori, si ritorna in B. L'anno seguente viene mancata la promozione e nell'anno 1980/81 l'Atalanta sprofonda addirittura in serie C1.
E’ il punto più basso nella storia della società bergamasca. Il presidente Achille Bortolotti cede il comando al figlio Cesare. Questo adotta una politica lungimirante e centra l'immediato ritorno tra i cadetti dopo una marcia trionfale guidata dall'allenatore Ottavio Bianchi. L'anno successivo serve come assestamento, utile come trampolino di lancio per la squadra che, guidata da Nedo Sonetti, nel 1983/84 vince il campionato riportando la città ai livelli che le competono. Il 1984/85 vede nella serie A italiana molti campioni stranieri del calibro di Michel Platini, Diego Armando Maradona, Hans Peter Briegel, Karl-Heinz Rummenigge, Zico e Socrates quindi l'Atalanta, per non sfigurare, acquista gli svedesi Lars Larsson e Glenn Peter Strömberg. Se il primo non lascerà il segno, il secondo diventa un pilastro insostituibile del centrocampo nerazzurro, dove resterà per molti anni, tanto da diventare capitano della squadra. Nello stesso anno comincia a farsi notare Roberto Donadoni, destinato ad una grande carriera. La permanenza nella categoria prosegue fino alla stagione 1986/87 quando l'Atalanta retrocede all'ultima giornata. Ma, nonostante questo, la squadra di Sonetti riesce a raggiungere la finale di Coppa Italia, dove viene sconfitta dal Napoli campione d'Italia. Si qualifica quindi di diritto per la Coppa delle Coppe.
Ed è proprio il 1987/88 l'anno della svolta con il giovane e rampante allenatore Emiliano Mondonico. La stagione è memorabile: promozione in serie A, ma soprattutto una cavalcata entusiasmante in Europa, dove viene raggiunta la semifinale della coppa delle Coppe. Partita in sordina, l'Atalanta elimina nell'ordine i gallesi del Mertyr Tydfyl, i greci dell'Ofi Creta ed i portoghesi dello Sporting Lisbona, in una sorta di rivincita della sfida di quasi cinque lustri prima, con lo storico gol-qualificazione di Aldo Cantarutti nella città lusitana. E, apertesi le porte della semifinale, l'Italia si accorge della bella favola di questa squadra provinciale, rimasta sola a difendere l'onore dell'Italia nelle competizioni continentali. Ma il sogno s’infrange contro i belgi del Malines (in fiammingo Mechelen), poi vincitori del trofeo, che il 20 Aprile 1988 eliminano gli orobici in uno stadio stracolmo che rende onore ad entrambe le squadre in una grande giornata di sport. L'anno successivo, vede l'Atalanta ai nastri di partenza con una squadra di tutto rispetto, che annovera il centrocampo probabilmente più forte della propria storia: Stromberg, Fortunato, Nicolini, Bonacina e Prytz. E le attese vengono mantenute con un ottimo sesto posto finale, che le vale la qualificazione in coppa UEFA. L'avventura europea però non è fortunata come la precedente, poiché l'eliminazione arriva al primo turno per mano dei russi dello Spartak Mosca. Ma il campionato 1989/90 vede di nuovo l'Atalanta tra i protagonisti (anche grazie all'acquisto dell' argentino Claudio Paul Caniggia), la quale, con un bel 7° posto, riesce a bissare la qualificazione europea dell'anno precedente. Ma i festeggiamenti per la bella stagione sono smorzati dalla notizia della morte, avvenuta in un incidente stradale, del proprio presidente Cesare Bortolotti. La presidenza torna al padre Achille Bortolotti, che traghetterà la società fino all'acquisto del pacchetto azionario da parte dell'immobiliarista Antonio Percassi. La squadra nel frattempo ottiene buoni risultati nella coppa UEFA 90/91, dove elimina i croati della Dinamo Zagabria, i turchi del Fenerbahce ed i tedeschi del Colonia, ma non può fare nulla nello scontro “fratricida” contro l' Inter nei quarti di finale. Il campionato vede un avvicendamento alla guida tecnica tra Frosio e Giorgi, che conclude la stagione in una posizione di tranquillo centro classifica. Negli anni seguenti, in cui si alternano gli allenatori Giorgi e Lippi, la squadra si mantiene nei quartieri alti della classifica di serie A, senza però centrare altre qualificazioni in coppa UEFA.
L'anno 1993/94 doveva essere quello del rilancio, tanto che il presidente Percassi decise di puntare su un tecnico emergente, Guidolin, per portare il cosiddetto "calcio-spettacolo" a Bergamo. Acquistò addirittura Franck Sauzée, centrocampista dell'Olympique Marsiglia campione d'Europa. Ma qualcosa non funzionò e la squadra retrocesse al penultimo posto, nonostante l'avvicendamento tra Guidolin e Prandelli (tecnico delle giovanili), a conclusione di una stagione disastrosa. Il presidente decise di cedere la proprietà ad Ivan Ruggeri, che riaffida la squadra ad Emiliano Mondonico, il quale la riporta subito in serie A. Negli anni successivi, nel massimo campionato, arrivano a Bergamo giovani giocatori come Christian Vieri e Filippo Inzaghi: quest'ultimo riesce nel 1996/97, unico giocatore nerazzurro della storia, a vincere il titolo di capocannoniere nel massimo campionato, con ben 24 centri. Per l'anno 1999/2000 si punta su Giovanni Vavassori, altra vecchia gloria, che bene aveva fatto come allenatore del settore giovanile. Ed i risultati arrivano, dato che centra la seria A al primo tentativo, utilizzando numerosi giovani cresciuti nel proprio vivaio. L'entusiasmo è talmente alto che l'anno successivo, il 2000/01, l'Atalanta si ritrova al comando del campionato più bello del mondo dopo il primo mese, giocando un calcio divertente e redditizio. Nel prosieguo della stagione la squadra accusa una leggera flessione, che però non le impedisce di concludere con un onorevole 7° posto. Nel 2001/2002 si evita la retrocessione con i gol di uno strepitoso Cristiano Doni, convocato poi per i Mondiali di Corea-Giappone del 2002. Ma il miracolo non si ripete, e l'anno seguente la "banda" allenata da Vavassori retrocede. Si prova a risalire immediatamente con la guida tecnica di Andrea Mandorlini, e l'impresa riesce nuovamente, anche se non senza sofferenze. Ma l'altalena tra le categorie continua, ed una nuova retrocessione colpisce la squadra di Delio Rossi, subentrato a stagione in corso al tecnico artefice della promozione dell'anno prima, nonostante un'incredibile rimonta nel girone di ritorno. Ci si affida quindi al giovane tecnico romano Stefano Colantuono, che riporta nella categoria superiore la squadra dopo un solo anno di assenza, al termine di una stagione colma di record per la serie cadetta, concludendo al primo posto senza particolari affanni. La direzione della squadra gli viene confermata anche per il 2006/07, stagione in cui l'Atalanta, una delle rivelazioni della massima serie, si regala un ottimo ottavo posto, a ridosso della zona-Uefa. Al termine della stagione però, mister Colantuono decide di abbandonare Bergamo per trasferirsi al Palermo; la squadra viene affidata a Luigi Del Neri.
Fonte: Wikipedia, l'Enciclopedia Libera
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| A | Palermo - Atalanta | 2 - 1 |
| A | Cesena - Atalanta | 0 - 1 |
| A | Atalanta - Juventus | 0 - 2 |
| A | Lazio - Atalanta | 2 - 0 |
| A | Atalanta - Milan | 0 - 2 |
| A | Atalanta - Cesena | 4 - 1 |
| A | Fiorentina - Atalanta | 2 - 2 |
| A | Atalanta - Catania | 1 - 1 |
| A | Atalanta - Lecce | 12/02/12 15.00 CET |
| A | Atalanta - Genoa | 15/02/12 18.30 CET |
| A | Novara - Atalanta | 19/02/12 15.00 CET |
| A | Atalanta - Roma | 26/02/12 15.00 CET |
| A | Udinese - Atalanta | 04/03/12 15.00 CET |
| A | Atalanta - Parma | 11/03/12 15.00 CET |
| A | Inter - Atalanta | 18/03/12 15.00 CET |
| A | Atalanta - Bologna | 25/03/12 15.00 CEST |
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| Giocatore | Goal | Rigori | |
|---|---|---|---|
|
|
Germán Denis
Attaccante Atalanta |
12 | 3 |
|
|
Maximiliano Moralez
Centrocampista Atalanta |
6 | 0 |
|
|
Simone Tiribocchi
Attaccante Atalanta |
2 | 0 |
|
|
Guido Marilungo
Attaccante Atalanta |
2 | 0 |
|
|
Andrea Masiello
Difensore Atalanta |
1 | 0 |