Storia del ClubIl Milan Cricket and Foot-Ball Club fu fondato nella Fiaschetteria Toscana di via Berchet, a Milano, il 16 dicembre 1899 da Alfred Edwards ed Herbert Kilpin, inglesi con la passione per il football, in voga nella nativa Inghilterra. La fondazione del club fu resa pubblica due giorni più tardi, lunedì 18 dicembre, dalla Gazzetta dello Sport. Edwards, già vice-console britannico a Milano e personaggio noto negli ambienti dell'alta società milanese, è il primo presidente eletto del Milan. Inizialmente la società comprende una sezione di cricket affidata a Edward Berra e una sezione di calcio controllata da David Allison. Kilpin, primo allenatore e primo capitano della squadra, porta con sé una serie di completi di gioco della squadra di cui era, oltremanica, acceso sostenitore. Da allora il Milan vestirà la classica maglia a strisce di colore rosso-nero.
Nel gennaio 1900 il presidente Edwards affilia il club alla Federazione Italiana Football. Da quel momento la squadra comincia ad ottenere maggiore popolarità e prestigio. In aprile la squadra vince la Medaglia del Re sconfiggendo la Juventus per 2-0. Il trofeo, messo in palio dal re Umberto I di Savoia, è il primo vinto dal Milan e la sua conquista è bissata l'anno successivo. I rossoneri salgono presto alla ribalta delle cronache calcistiche italiane conquistando il primo titolo nazionale nel 1901, interrompendo la serie di vittorie consecutive del Genoa, sconfitto in finale per 3-0. Nel 1906 riuscirà a bissare il titolo e si ripeté nel 1907. Nel 1916 il Milan vince la Coppa Federale, che in quell'anno sostituisce in qualche modo il campionato, sospeso a causa della Prima guerra mondiale. Nel 1919 muta la denominazione originale di Milan Football and Cricket Club in Milan Football Club.
Dopo i primi tre titoli segue, sotto la presidenza Pirelli (il quale fa costruire lo Stadio S.Siro), un lungo periodo buio, in cui i rossoneri rimangono sempre in massima serie (inizialmente in prima divisione, poi in Serie A dalla sua istituzione nel 1929-1930), pur mantenendosi in zone di metà classifica e non andando mai oltre il terzo posto. Nel 1938 le autorità fasciste impongono l'italianizzazione del nome in Associazione Calcio Milano, abbandonato subito dopo la Seconda Guerra Mondiale per tornare alla vecchia denominazione, pur conservando la dizione "A.C.". Nasce, così, nel 1946 l'Associazione Calcio Milan.
Nell'immediato dopoguerra è sempre fra le migliori tre squadre italiane, tranne che per il quarto posto del 1946-47, sfiorando più volte il titolo, che arriverà finalmente nel 1951 dopo 44 anni di attesa. È il grande Milan degli anni Cinquanta, quello dei tre svedesi del Gre-No-Li, di Buffon e di Annovazzi. Gli anni Cinquanta sono un periodo d'oro per i rossoneri, che s'impongono vincendo due volte la prestigiosa Coppa Latina nel 1951 e nel 1956, e vincendo altri 3 campionati (1954-55, 1956-57 e 1958-59). Risale a questo periodo il memorabile 7-1 inflitto alla Juventus sul suo campo, successo datato 5 febbraio 1950 (la sfida fu la prima gara italiana trasmessa in TV).
Dopo lo scudetto del 1958-1959 sotto la guida di "Gipo" Viani, il Milan vince l'ottavo titolo nel 1961-1962, con Nereo Rocco in panchina e un giovane Gianni Rivera in campo e grazie ai gol di Josè Altafini. Proprio le reti di quest'ultimo porteranno la prima volta in Italia la Coppa dei Campioni, conquistata dal Milan nel mitico stadio di Wembley nel 1963, dopo la vittoria per 2-1 nella finale contro il Benfica. Nello stesso anno i rossoneri perdono per 1-0 la Coppa Intercontinentale al termine della terza partita (la "bella") contro il Santos di Pelè giocata al Maracanã, essendosi andata e ritorno concluse con il punteggio di 4-2 per i rossoneri e per i brasiliani. Nell'occasione delle due partite in Sudamerica sono rivolte critiche molto pesanti all'arbitraggio dell'argentino Brozzi, radiato in seguito a quello scandalo.
La squadra vive alcune stagioni opache prima del ritorno di Rocco, di nuovo sulla panchina del Diavolo dalla stagione 1967-1968. Nonostante il predominio in campionato e in Europa dell'Inter di Helenio Herrera, il Milan di Rocco si dimostra una delle migliori squadre del tempo, costituendo un esempio cristallino del gioco all'italiana. Nel 1967-1968 torna a conquistare lo scudetto, il primo a 16 squadre del dopoguerra, con Pierino Prati capocannoniere, oltre alla Coppa delle Coppe, conquistata a spese dell'Amburgo SV grazie ad una doppietta di Kurt Hamrin. L'anno successivo arriverà la seconda Coppa dei Campioni (a Madrid 4-1 in finale all'Ajax). Nella stagione 1969-1970 il Milan conquista la sua prima Intercontinentale, sconfiggendo in una drammatica doppia finale gli argentini dell'Estudiantes (3-0; 1-2).
Negli anni Settanta il Milan raccoglie ancora numerosi trofei, tra cui 3 Coppe Italia e la seconda Coppa delle Coppe, mentre in campionato insegue a lungo lo "scudetto della stella" (cioè il decimo), perdendo nel 1972-1973 un campionato che sembrava già vinto con una umiliante sconfitta a Verona. Lo smacco fu definito la "fatal Verona". L'elemento caratterizzante di questo periodo è l'inseguimento del decimo scudetto che, dopo i tre campionati iniziali quasi in fotocopia, con altrettanti secondi posti in classifica, uno dietro l'Inter e due dietro la Juventus, sarà finalmente raggiunto nel 1979.
Nella stagione 1979-1980, a seguito allo Scandalo calcio-scommesse 1980 e malgrado il terzo posto finale, la squadra viene retrocessa in Serie B. Nel 1980-1981 la squadra risale in Serie A vincendo il campionato di Serie B, sotto la presidenza Morazzoni, con Roberto Antonelli capocannoniere del campionato. Nel 1981 la società è ceduta a Giuseppe "Giussy" Farina. Nel 1981-82 retrocede nuovamente in Serie B, questa volta sul campo, a seguito di una stagione fallimentare (24 punti in 30 partite). In quella stagione negativa il Milan fu sconfitto in entrambi i derby con l'Inter (0-1 e 1-2). Quattro giorni prima della retrocessione (il 12 maggio) la squadra vince la Mitropa Cup. Nella stagione 1982-1983 il Milan, sotto la guida dell'allenatore Ilario Castagner, affronta il suo secondo campionato nella serie cadetta e lo vince senza fatica.
Nel 1986 Farina si dimette e si alternano varie cordate, fino a quando non diviene azionista di maggioranza della società l'imprenditore milanese Silvio Berlusconi, il quale, acquistata la società il 20 febbraio 1986 e divenutone presidente il 24 marzo, ripiana il deficit economico e si impegna da subito a costruire una grande squadra. In vista della stagione 1986-1987 Berlusconi avvia il ricambio della squadra. Vengono acquistati giocatori di sicuro valore come Roberto Donadoni, Daniele Massaro, Giovanni Galli, Giuseppe Galderisi e Dario Bonetti e così la caratura del club aumenta notevolmente. Ancora una volta guidata da Niels Liedholm, la squadra è autrice di buone prestazioni, ma anche di alti e bassi che non le consentono di decollare. A primavera perde posizioni, così lo svedese è esonerato e sostituito da Fabio Capello.
Nell'estate del 1987 Berlusconi affida l'incarico di allenatore al promettente Arrigo Sacchi, profeta di un calcio totale di ispirazione olandese basato su un pressing continuo, conquista degli spazi in campo, difesa a zona, perfetta tattica del fuorigioco. Il nuovo tecnico può contare su un organico di primissimo ordine: una difesa granitica, guidata dal capitano Franco Baresi e composta da Paolo Maldini, Alessandro Costacurta e Mauro Tassotti; un portiere affidabile come Giovanni Galli, già al Milan nella stagione precedente; un centrocampo solidissimo formato da Roberto Donadoni, Angelo Colombo e Carlo Ancelotti; un attacco che annovera i due fuoriclasse olandesi Marco van Basten e Ruud Gullit e l'italiano Pietro Paolo Virdis. Il Milan si laurea campione d'Italia ed è l'undicesimo scudetto per il Diavolo, il primo dopo nove anni, pieni di difficoltà.
Nella stagione 1988-1989 ai due olandesi se ne aggiunge un terzo, Frankie Rijkaard (fortemente voluto da Arrigo Sacchi), a spese dell'argentino Claudio Borghi, pupillo del presidente Silvio Belusconi. A quasi quarant'anni di distanza dal leggendario Gre-No-Li si forma così un altro trio milanista di grandi attaccanti stranieri. Anche in questa stagione il Milan si rende protagonista in Coppa dei Campioni, sebbene le difficoltà non manchino. La finale del 24 maggio 1989 mette di fronte il Diavolo e i temibili rumeni della Steaua Bucarest, già campioni d'Europa nel 1986. Di fronte ai quasi centomila sostenitori rossoneri accorsi al Camp Nou di Barcellona il Milan annichilisce gli avversari per 4-0 e conquista così la terza Coppa dei Campioni della sua storia, a venti anni di distanza dall'ultimo successo europeo.
Nell'annata seguente il Milan sfiora il cosiddetto treble, ovvero la tripla vittoria di campionato, coppa nazionale e Coppa dei Campioni. Si conferma campione d'Europa (dopo aver sconfitto il Benfica per 1-0, gol di Rijkaard) e vince Supercoppa Europea (1-1 e 1-0 nel doppio confronto con il Barcellona) e Coppa Intercontinentale (superati i colombiani del Nacional Medellín per 1-0 dopo i tempi supplementari). Nel 1990-1991 arriva la terza Intercontinentale (3-0 ai paraguaiani dell'Olimpia Asunción) e la seconda Supercoppa Europea, questa volta a spese della Sampdoria (1-1 e 2-0).
Dal 1991 al 1996 il Milan conosce un altro ciclo vincente sotto la guida di Fabio Capello. In testa alla classifica fin dall'inizio del torneo, nella stagione 1991-1992 guadagna il titolo d'inverno e conquista lo scudetto con un campionato da record, inaugurando un'epoca ricca di successi che porterà la squadra ad essere soprannominata Gli Invincibili. Oltre ai 56 punti guadagnati - con i due punti assegnati per vittoria - il Milan termina il torneo senza subire alcuna sconfitta. L'era Capello continua con prestazioni che portano il Milan ad essere considerato una delle squadre più forti del periodo. Nella stagione successiva arriva ancora uno Scudetto e nella stagione 1993-1994 addirittura un double: scudetto e Champions League.
La stagione 1995-1996, l'ultima del ciclo di Capello, si apre con l'acquisto di Roberto Baggio, Pallone d'oro 1993, dalla Juventus e di George Weah, possente centravanti liberiano proveniente dal Paris Saint-Germain e Pallone d'oro, FIFA World Player ed eletto Calciatore africano dell'anno nel 1995. Guidato da Big George, autore di 11 reti, dal neo-acquisto Baggio ed ancora da Marco Simone, il Milan conquista il suo 15° scudetto.
Tra il 1996 e il 1998, dopo un ciclo vincente a livello nazionale ed europeo, il Milan conosce due stagioni di dispiaceri, conclusesi con pessimi piazzamenti in campionato (11° e 10° posto rispettivamente nelle stagioni 1996-1997 e 1997-1998) e una brusca eliminazione dalla Champions League 1996-1997. In panchina arriva nel 1996 l'uruguaiano Tabarez che però a già a dicembre viene esonerato e torna in rossonero Arrigo Sacchi, il quale comunque non riesce a ripetere i risultati eccezionali degli anni precedenti. Alla fine della stagione, lasciano il Milan Arrigo Sacchi e due storiche bandiere, il capitano Franco Baresi e Mauro Tassotti, che danno l'addio al calcio rispettivamente dopo venti e diciassette anni in rossonero. Anche nel 1997-1998 il club di via Turati si affida ad un altro pluridecorato ex allenatore rossonero, Capello, che nella stagione precedente aveva vinto la Liga con il Real Madrid. Il Milan arriva 10° e a fine stagione, il tecnico goriziano lascia la panchina rossonera.
Nell'estate del 1998 la società avvia la rifondazione, affidando la panchina ad Alberto Zaccheroni, emergente tecnico reduce dalla positiva esperienza all'Udinese. In campionato il Milan ha un andamento abbastanza costante, che lo vede in grado di competere senza problemi per l'obiettivo prefissato dalla società ad inizio stagione, il 4° posto utile per l'accesso in Champions League. Nell'ultima parte del campionato, tuttavia, la squadra di Zaccheroni riesce a inanellare ben sette vittorie consecutive e alla fine conquista il suo 16° scudetto. Già nel maggio 1999 la società di via Turati raggiunge con la Dinamo Kiev un accordo per il trasferimento al Milan del giovane attaccante ucraino Andriy Shevchenko, una delle rivelazioni delle due stagioni europee precedenti e capocannoniere della Champions League 1997-1998. L'acquisto del giocatore si rivelerà una mossa azzeccatissima.
Nell'estate 2001 la dirigenza di via Turati decide di puntare sull'allenatore turco Fatih Terim, nella stagione precedente alla Fiorentina. L'avvio è promettente, ma già a novembre il Milan si ritrova fuori dalle prime cinque posizioni della classifica della Serie A. A seguito della sconfitta in trasferta contro il Torino, il 4 novembre Terim è esonerato e sostituito da Carlo Ancelotti. Per il Milan la stagione 2002-2003 è quella della risurrezione dopo quattro anni senza successi. Come sottolineato da molti critici del settore, i rossoneri giocano un calcio spettacolare, basato sul possesso palla e sulla tecnica ed espresso nel miglior modo da un modulo innovativo (il 4-3-1-2) ideato dall'allenatore Carlo Ancelotti per far convivere nella stessa formazione giocatori di alto spessore tecnico come Clarence Seedorf, Andrea Pirlo e Manuel Rui Costa.
Nella stagione 2002-2003 il Milan conquista la finale di Champions League. Il 28 maggio, i rossoneri sconfiggono ai calci di rigore la Juventus, rivale storica, nella prima finale della Coppa dei Campioni-Champions League con entrambe le contendenti italiane. La partita di Manchester, molto combattuta, termina a reti bianche dopo i tempi supplementari e viene decisa dal dischetto. Ai calci di rigore Dida para tre tiri, mentre Andriy Shevchenko realizza il rigore decisivo che consegna al Milan il trofeo. Tre giorni più tardi, a suggello di una stagione indimenticabile, arriva la vittoria della Coppa Italia, contro la Roma (4-1 e 2-2). Si tratta della quinta Coppa Italia per i rossoneri, la prima sotto la gestione di Berlusconi, a 26 anni dall'ultimo successo in tale competizione.
Nel 2003-2004 i rossoneri conquistano scudetto e Supercoppa Europea. Nella stagione successiva il Milan, battendo la Lazio, si aggiudica la sua quinta Supercoppa di Lega. Nel 2004-2005 il Milan disputa un'altra stagione di alto livello, giocata all'altezza della precedente ma conclusasi in modo infelice. Il 25 maggio, nella finale di Champions League di Istanbul, la decima nella storia rossonera, il Milan domina e chiude il primo tempo in vantaggio per 3-0 contro il Liverpool, grazie ad una rete di Maldini e alla doppietta di Crespo. Nel secondo tempo, tuttavia, i rossoneri sono raggiunti sul 3-3 in soli 6 minuti. La gara procede ai tempi supplementari, dove il portiere polacco Jerzy Dudek compie un prodigioso salvataggio su un tiro ravvicinato di Shevchenko, e quindi ai calci di rigore. Qui il Milan fallisce tre tiri dal dischetto e l'ultimo, decisivo, proprio con l'attaccante ucraino. È così la squadra inglese a sollevare la coppa. A dicembre Andriy Shevchenko viene eletto Pallone d'oro 2004. Si tratta del quinto calciatore milanista insignito del prestigioso riconoscimento. Sheva succede a Gianni Rivera (1969), Ruud Gullit (1987), Marco van Basten (1988, 1989, 1992) e George Weah (1995). Il Milan, diventa così la terza squadra al mondo per numero di Palloni d'oro vinti da propri calciatori, dietro a Juventus e Barcellona.
Nel maggio 2006 anche il Milan (oltre a Juventus, Lazio, e Fiorentina e altre squadre) è indagato nello scandalo di intercettazioni telefoniche che fanno presumere illeciti sportivi riguardanti la stagione 2004-200. La società rossonera è condannata ad una penalizzazione di 44 punti da scontare nel campionato 2005-2006, con conseguente esclusione dalle coppe europee (anche se sarebbe stato ammesso in Coppa UEFA poiché l'Empoli, promosso nella competizione dopo lo scandalo, non aveva la licenza UEFA quindi non poteva qualificarsi per competizioni internazionali) e 15 punti di penalizzazione da scontare nel campionato 2006-2007. Vengono inoltre puniti il vicepresidente Adriano Galliani con l'inibizione per un anno e l'addetto agli arbitri Leonardo Meani con l'inibizione per 3 anni e 6 mesi. A seguito della prima sentenza, i rossoneri ricorrono in appello alla Corte Federale la quale, il 25 luglio, riduce la penalizzazione per il campionato 2005-2006 a 30 punti, scalando il Milan alla terza posizione e consentendogli così di partecipare alla Champions League 2006-2007, seppur dal terzo turno preliminare
Nonostante la stagione travagliata, iniziata con la penalizzazione in campionato, il Diavolo approda alle semifinali di Champions per la terza stagione consecutiva. Qui, il Milan supera il Manchester United che, dopo aver avuto la meglio nella gara d'andata all'Old Trafford (3-2), viene nettamente sconfitto per 3-0 a San Siro nel ritorno. Il club rossonero conquista così l'accesso all'undicesima finale della propria storia in Coppa Campioni/Champions League, la terza negli ultimi cinque anni, confermandosi protagonista assoluto della competizione, secondo club europeo nella classifica delle finali disputate alle spalle del Real Madrid (dodici). Nella finale dello Stadio Olimpico di Atene, il 23 maggio, i rossoneri si ritrovano opposti al Liverpool, come nel 2005. A differenza della finale di Istanbul di due anni prima, questa volta a vincere è il Milan, che batte per 2-1 gli inglesi al termine di una partita equilibrata, in cui i rossoneri sanno sfruttare al meglio le occasioni da gol create. Alla doppietta di Filippo Inzaghi segue, nel finale, il gol del Liverpool con Dirk Kuijt, che non impedisce al capitano Paolo Maldini di sollevare la sua quinta Coppa dei Campioni, la settima per il club di via Turati. In campionato, dove perde entrambi i derby a venticinque anni di distanza dall'ultima volta, il Milan raggiunge l'obiettivo minimo stagionale, il piazzamento tra le prime quattro, con due turni di anticipo. Alla fine della stagione, all'età di 41 anni, si ritira dall'attività agonistica Alessandro Costacurta, uno dei simboli storici della squadra degli ultimi venti anni. Il 13 maggio, nella gara contro il Catania, Paolo Maldini raggiunge le 600 presenze in Serie A, primo calciatore a toccare questa quota e con l'ottava finale di Coppa dei Campioni-Champions League eguaglia il record di finali disputate, stabilito precedentemente dallo spagnolo Francisco Gento con il Real Madrid.
La stagione 2007/2008 vede il Milan stentare in campionato, dove si classifica al quinto posto, qualificandosi "solo" per la Coppa Uefa, in compenso vince due importanti trofei: la Supercoppa Europea prima e il Mondiale per Club (ex Coppa Intercontinentale) poi.
Fonte: Wikipedia, l'Enciclopedia Libera