Totti si confessa: "Oggi varrei 200 milioni, con Spalletti non ci sarà mai un confronto"

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Passato dal campo alla scrivania, Totti ripercorre la sua carriera: "Io avrei trattato meglio Spalletti. Oggi non esiste un altro come me".

Il giocatore più importante nella storia giallorossa. Oggettivamente. Uno dei migliori giocatori italiani della storia. Oggettivamente. Francesco Totti, capitano eterno della Roma che da quasi un anno ha ormai appeso gli scarpini al chiodo, diventando dirigente della stessa.

Oramai passato dall'altra parte, Totti è tornato su alcuni importanti eventi del suo passato in un'intervista a Sky Sport, parlando del Pallone d'Oro mancato, del rapporto con Spalletti, sulla vecchia possibilità di andare al Real Madrid.

Argomento ancora spinoso quello relativo a Spalletti. I tifosi della Roma non hanno ancora perdonato all'attuale tecnico dell'Inter la gestione di Totti: "Non c’è mai stato un confronto e mai ci sarà. Avrei preferito chiudere in altro modo, visto che fossi stato in lui avrei gestito il calciatore e la persona diversamente. Mi sarei confrontato con lui, gli avrei parlato".

Ora Totti è fuori dal calcio giocato, ma negli ultimi anni ha avuto a che fare con la sua trasformazione: "Non penso che esista un altro Totti e che nel caso possa rimanere a lungo nella Roma. Oggi conta il business. È difficile che un giovane della Roma crescendo rimanga e possa fare le stesse cose che abbiamo fatto io o De Rossi".

PS Totti

A parte qualche eccezione la squadra migliore è costruita con centinaia di milioni: "Se dipendesse da me spenderei qualsiasi cifra al mondo per comprare i giocatori più forti, anche perché per vincere servono giocatori forti. In questo mercato costerei 200 milioni".

Nel 2003 arrivò la maxi-offerta del Real per lasciare Roma: "Ho fatto una scelta ben precisa, precludermi la possibilità di vincere tanto per rimanere con un’unica maglia. Amore e passione sono stati più importanti dei trofei. Non ho mai potuto lottare per il Pallone d'Oro perchè serve vincere Champions o Mondiale". E in quel caso, nel 2006, a triofare è stato l'amico Cannavaro. Meglio di niente, almeno per l'Italia.

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