Higuain si confessa: "Per Sarri ero pigro, fiero di aver scelto la Juventus"

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Higuain tra passato e presente: "Sarri voleva che segnassi come Messi e CR7, felice di essere andato alla Juve. Le critiche? Sono per i più forti".

Gonzalo Higuain come un libro aperto. L'attaccante argentino si confessa, tra passato e presente conditi da un viaggio nella mente del numero 9 che lasciò Napoli per dire sì alla Juventus.

La 'Gazzetta dello Sport' riporta alcuni passaggi dell'intervista concessa dal bomber a 'So Foot', partendo da un aneddoto legato a Maurizio Sarri: "Disse che ero pigro perché voleva segnassi come Messi e Cristiano Ronaldo. Aveva un po’ ragione. Dopo infatti ho fatto 36 goal".

Dagli azzurri al bianconero è stato un attimo: "Non è stata una decisione facile, ma ne sono fiero e felice visto che poi ho disputato una finale di Champions". E dove ha trovato feeling col gruppo.

"Dopo la vittoria di Udine in cui rimasi a secco, Buffon mi diede i brividi - ricorda Higuain - Disse che incarnavo lo spirito Juve e che avrebbe chiesto ad Allegri di mostrare la mia partita per una settimana alla squadra. Complimenti di uno come lui mi rendono doppiamente felice. Critiche ed elogi li ascolto se provengono da chi conosce il calcio".

Il Pipita si è gettato alle spalle un momento complicato ed è tornato a segnare: "Se non gioco bene, capita che me lo facciano notare, ma per farmi sentire importante. Le loro critiche mi hanno migliorato. Ho voluto provare che su di me non si sbagliavano. Nel calcio i nemici ti rendono migliore, non perché ti mostrano che sbagli ma perché le loro critiche sono destinate ai più forti".

Gonzalo Higuain, Maurizio Sarri 09262015

Così come i fischi: "Uno di questi lo senti anche tra dieci che applaudono. Meglio essere preparati mentalmente, altrimenti puoi cadere da molto in alto. I fischi però sono una sorta di elogio del tifoso che in fondo non chiede che applaudirti per un goal".

Higuain, poi, svela un fattore chiave del suo talento: "Prima di ricevere palla so già cosa ne farò, ma si tratta di un paio di secondi che nel calcio sono fondamentali. Sono diventato attaccante dopo aver fatto l'ala e trequartista? È un ruolo che alla fine mi è piaciuto. Nessuno è più vicino alla bellezza di un numero 9".

L'argentino della Juve, infine, esalta il proprio idolo: "Ronaldo, il brasiliano. Se non lo ami vuol dire che di calcio non capisci nulla". Firmato Gonzalo.

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