Goal Economy - Fallimenti, illeciti, penalizzazioni: i guai del calcio italiano

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Marco Bellinazzo de "Il sole-24 ore" traccia un quadro della situazione del calcio italiano, tra penalizzazioni, fallimenti e (presunti) illeciti.

Bellinazzo

A metterli in fila quasi non ci si crede. I casi di fallimenti, mancate iscrizioni, imminenti penalizzazioni per illeciti finanziari e sportivi si stanno moltiplicando giorno dopo giorno funestando l’immagine di un calcio italiano faticosamente rispolverata dall’arrivo di Cristiano Ronaldo alla Juventus. Ma la Juventus non appartiene già da un pezzo al calcio italiano. È assurta definitivamente con il colpo CR7 nella élite del football internazionale e certo da sola non potrà invertire il declino di un movimento calcistico che vive la sua crisi più grave, sotto gli occhi di istituzioni calcistiche e politiche incapaci di dare una risposta adeguata, impegnate come sono a litigare per la fine del commissariamento e pronte a finire al solito Tar per trovare una soluzione ai propri dissidi.

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D’altronde, se il sistema professionistico delle tre Leghe ha raggiunto i 4 miliardi di euro di debiti e in 5 anni, dal 2012 al 2017, ha bruciato in perdite 1,7 miliardi nonostante l’esplosione delle plusvalenze da calciomercato che rappresentano quasi un quarto dei 3,2 miliardi di fatturato complessivo, non si può certo parlare di un’emergenza inattesa.

Cacciatore Chievo Juventus

In Serie A il caso “plusvalenze fittiziepotrebbe costare la retrocessione al Chievo. La Procura federale ha cerchiato in rosso quindici operazioni relative a trenta calciatori, di cui 24 giovani di serie senza contratto professionistico, tra Chievo e Cesena, a sua volta fallito pochi giorni fa, con prezzi gonfiati fino al 9.000% del loro reale valore. In questo modo si aumentavano sulla carta ricavi e patrimonio per ottenere l’iscrizione ai campionati. Valutare a priori il valore economico di un calciatore è complicato, e in passato su questo punto si sono arenate quasi tutte le inchieste avviate anche dalle Procure ordinarie, ma se dovesse essere matematicamente appurato che le plusvalenze iscritte in bilancio hanno permesso ai due club di raggiungere soglie patrimoniali sufficienti per ottenere le licenze nazionali, a quel punto non si dovrebbe che comminare le sanzioni più gravi.

La Serie A 2018/19 è in stand by anche per il caso Parma che nasce da quantomeno inappropriati scambi di messaggi tra i calciatori del club promosso in A e i colleghi dello Spezia in occasione del match decisivo della scorsa stagione. Il club parmense va incontro a una penalizzazione. Con 2 punti di penalità nella classifica 2017/18 resterebbe in B a vantaggio del Palermo. Il club di Zamparini però è a sua volta sotto indagine federale per illecito amministrativo, dopo l’avvio di un’inchiesta penale sui bilanci.

Cesena Serie B

In Serie B, intanto, dopo il Cesena di Lugaresi, fallisce anche il Bari di Giancaspro, le cui manovre non hanno convinto la cordata Radrizzani-Napoli a rilevare la società e a immettere tre milioni ricapitalizzare. SI ripartirà dai Dilettanti. È il secondo default in quattro anni per una piazza da 1,3 milioni di abitanti. E potrebbe saltare anche l’Avellino di Taccone, a causa di una fideiussione rilasciata da una società romena (la stessa peraltro di cui si era avvalso il Bari).

In Serie B perciò potrebbero liberarsi anche tre posti. In attesa di avere le graduatorie ufficiali dei ripescaggi, sembrerebbero avere i requisiti necessari Siena, Ternana, Novara (che ha vinto il ricorso), Entella, Catania e Pro Vercelli (ma servono 800mila euro a fondo perduto). 

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In Serie C invece spariscono, dopo che nel corso della stagione è fallito il Modena, e sono finite in fallimento realtà come Vicenza (poi fusa con il Bassano) e Arezzo e un’altra decina di squadre hanno accumulato più di 70 punti di penalizzazione, Mestre, Andria e Reggiana, estromessa nell’anno del Centenario dopo che i Piazza hanno mollato. Mentre restano in attesa del verdetto della Covisoc, Lucchese, Cuneo e Matera. Nella prossima Serie C, insomma, potrebbero essere vacanti fino a 7 caselle. Ma guai a dire che il calcio professionistico italiano va drasticamente ridimensionato rispetto alle sue attuali 102 squadre.

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