Dybala double face: 26 goal e un 'percepito' negativo sull'annata

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La Joya, tra alti e bassi, ha spinto la Juventus alla conquista del quarto tricolore di fila: ma la sensazione è che possa fare ancora meglio.

Dopo una stagione che molti additavano come il crocevia, qualcuno anche come quella della possibile consacrazione definitiva, Paulo Dybala è grossomodo al punto di partenza: può fare di più, nonostante abbia indubitabilmente già fatto molto.

In tanti si chiedevano, nelle puntate precedenti, se Dybala si sarebbe dimostrato all’altezza dell’etichetta di campione che specie dal giorno della firma alla Juventus si porta dietro. In più la decisione estiva di togliere il 21 dalle spalle per indossare la pesante casacca numero 10 ha aggiunto valore alla scommessa. Sembrava un’annata in qualche modo decisiva: o avrebbe definitivamente sgretolato le resistenze degli scettici, oppure si sarebbe limitato a deludere le aspettative di chi già lo vedeva proiettato nell’olimpo del calcio mondiale. E, a tal proposito, stupisce che quest’annata in chiaroscuro coincida con quella dei Mondiali, dove l’argentino spera nella convocazione nonostante le resistenze di Sampaoli.

Non che la stagione della Joya sia negativa, anzi: 26 reti in 45 apparizioni, almeno una marcatura in tutte le competizioni e un contributo fondamentale in chiave quarto scudetto di fila. Ma i numeri da soli non dicono tutto e basta “sezionarli” per avere un quadro più chiaro. 12 goal nelle prime 8 partite stagionali, 14 nelle restanti 36. Uno squilibrio inaccettabile per chi sarebbe dovuto diventare il faro di una squadra come la Juventus. Ma, d’altro canto, un bottino non da poco.

L’avvio di stagione, in formato PlayStation, ha probabilmente illuso tutti. E resta che la frequenza reti tenuta dopo – un goal ogni 230’ circa – non è una media spaventosa ma è tutt’altro che bassa, tra acuti di bellezza e forte componente caratteriale. Nella prima categoria rientrano le perle su punizione con la SPAL o l’Udinese, lo slalom con chiusura speciale contro il Verona; nella seconda c’è la tripletta che fa la differenza contro il Benevento, il pesantissimo sussulto di Wembley, ma soprattutto quello decisivo contro la Lazio all'Olimpico. Insomma, troppo per poter etichettare al negativo il tutto.

Però il blocco c’è stato, una rete ogni 3 partite, sintomo più che problema. Non abbastanza per fare il salto di qualità: ad uno come Dybala, a quello che sarebbe dovuto diventare in questi nove mesi, si chiede di più. Inoltre, è rimasta la sensazione che il numero 10 bianconero non sia stato in grado di cambiare marcia, di dare la svolta a quelle gare bloccate in cui la Juve aveva tanto bisogno di lui.

Madama e i suoi tifosi non possono archiviare il 2017/18 con la certezza che il portatore della Dybala Mask sia il vero “difference maker”. Quel giocatore che sa di poter salvare la squadra e lo fa. Quella presenza in campo che mette in crisi a priori le certezze degli altri e che, con il solo atto di prendere il pallone tra i piedi e di giocarlo, trascini mentalmente sotto scacco le retroguardie avversarie. Fino al giorno in cui la Juventus non avrà quel Dybala, allora non potrà smettere di metterlo sotto la lente d’ingrandimento.

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