Caso biglietti-ultras, ecco la sentenza: Agnelli inibito per un anno

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Andrea Agnelli, presidente della Juventus, inibito per 12 mesi dal Tribunale Federale Nazionale. Il Procuratore Federale e il club faranno ricorso.

12 mesi di inibizione. Ovvero 18 in meno rispetto ai 30 che la Procura federale aveva chiesto. È questa la sentenza del Tribunale Federale Nazionale, che ha dunque punito Andrea Agnelli per un anno in relazione al caso ultras-biglietti.

Una sentenza tutto sommato non sorprendente: già nelle scorse ore era emersa la possibilità che al presidente della Juventus venisse comminata una pena più leggera rispetto a quanto chiesto dall'accusa: nei suoi confronti, il Procuratore federale Giuseppe Pecoraro aveva chiesto due anni e 6 mesi di squalifica.

Ad Agnelli è stata inoltre comminata una multa di 20000 euro. Anche qui, il Tribunale Federale Nazionale ha accolto soltanto in parte le richieste avanzate da Pecoraro: 50000 euro di ammenda.

Queste le altre sentenze: "Francesco Calvo (ex direttore commerciale della Juventus, ndr): anni 1 di inibizione e 20 mila euro di ammenda; Stefano Merulla (responsabile della biglietteria, ndr): anni 1 di inibizione e 20 mila euro di ammenda; Alessandro Nicola D’Angelo (Security Manager bianconero, ndr): anni 1 e mesi 3 (tre) di inibizione e 20 mila euro di ammenda".

La Juventus, infine, è stata punita con un'ammenda di 300000 euro per responsabilità oggettiva. Per il club campione d'Italia, il Procuratore Pecoraro aveva inizialmente chiesto due turni a porte chiuse più un altro senza la Curva Sud.

Juventus fans during Monaco clash 14042015

Quanto ad Agnelli, va precisato che l'inibizione per un anno decisa dal Tribunale Federale non comporta il decadimento né dalla carica di presidente della Juventus né di numero 1 dell'ECA. Come ribadito dall'avvocato Mattia Grassani a Goal, "le eventuali dimissioni rappresentano un atto ma non dovuto né obbligatorio".

Se l'inibizione fosse stata superiore a un anno, la situazione avrebbe preso una piega diversa: Agnelli non sarebbe in ogni caso decaduto, ma non avrebbe potuto rappresentare il club bianconero in veste di presidente nelle istituzioni sportive.

Intercettato telefonicamente dall'ANSA, il Procuratore Pecoraro annuncia di non volersi arrendere alla sentenza: "Sono parzialmente soddisfatto perché siamo riusciti a provare la colpevolezza di tutti, ma i fatti sono talmente gravi che secondo me andavano sanzionati di più: per questo presenteremo ricorso".

"Credo sia utile la valutazione di un'altra corte - prosegue Pecoraro - tenendo presente che le risorse derivanti dal bagarinaggio sono andate alla criminalità organizzata,e questo è gravissimo".

Non solo: anche la Juventus ha deciso di presentare ricorso presso la Corte Federale di Appello "nella piena convinzione delle proprie buone ragioni, che non hanno ancora trovato adeguato riconoscimento". 

"La società - presegue il comunicato bianconero - esprime la propria soddisfazione perché la sentenza odierna, pur comminando pesanti inibizioni nei confronti del Presidente e delle altre persone coinvolte, ha “dopo ampia valutazione del materiale probatorio acquisito” (cit. pag. 11 della sentenza) escluso ogni ipotesi di legame con esponenti della criminalità organizzata". 

La Juventus ribadisce infine la propria fiducia nella giustizia sportiva e "di aver sempre agito in un percorso condiviso con le Forze dell’Ordine con l’obiettivo di contribuire alla piena salvaguardia della sicurezza e dell’ordine pubblico". La vicenda, insomma, è tutt'altro che conclusa.

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