thumbnail Ciao,

Con una prestazione maiuscola dei tre pilastri i nerazzurri hanno conquistato le semifinali e gettano le basi per i prossimi impegni, a iniziare dal big match con la Roma.

Inutile negarlo, gli eroi della bellissima serata di Coppa Italia dell'Inter sono tre: Samir Handanovič, il guardiano della porta nerazzurra, Fredy Guarín, cuore e cervello della manovra offensiva e Andrea Ranocchia, che ha regalato ai suoi la rete del passaggio del turno. Tre come i goal segnati ieri sera, tre come le competizioni in cui l’Inter è ancora in gioco a metà gennaio.

Il portiere sloveno ha dimostrato ancora una volta di essere uno dei migliori della Serie A, se non dell’Europa, rincorso dall’arma a doppio taglio di una fama eretta grazie alle sue abilità di para-rigori, ha attestato che in porta sa starci anche con la palla in aria e in movimento. 'Ice-man' sa trasmettere tranquillità a un reparto continuamente flagellato dalle assenze, e nonostante un bellissimo Bologna in fase conclusiva ha tenuto duro nei momenti più delicato dell’incontro.

Poi c’è il ‘Guaro’, Fredy Guarín, arrivato come interno d’inserimento – ma in Portogallo giocava spesso regista – ha finito per fare il trequartista da quel 10 dicembre contro il Napoli e ci si è trovato più che bene. Per uno abituato a creare gioco e dal tiro devastante, non poteva che essere l’inevitabile evoluzione, Sneijder permettendo, alla fine Stramaccioni ha unito l’utile al dilettevole. Intelligenza tattica, tocco morbido e tiro dalla distanza non possono che assurgerlo al ruolo di successore dell’olandese, e ora che l’infermeria è lontana non può che esplodere definitivamente.

Infine quel Ranocchia che l’anno scorso contro gli emiliani visse uno dei giorni peggiori della sua carriera, e che su quell’auto-palo ha certamente avuto un brutto deja-vù. Per alcuni aspetti ricorda un po’ Materazzi, corporatura snella e longilinea, qualche sbavatura difensiva di tanto in tanto e quei jolly di testa che risolvono spesso match importanti. Il ragazzo è ancora da farsi, ma ogni giorno che passa le cose vanno sempre meglio.

Alla fine dei 120’ c’è voglia solo di festeggiare per il passaggio del turno e di scordarsi di quel pessimo quarto d’ora che per poco stava mandando tutto a rotoli, ma se di fronte c’era un Bologna tosto e organizzato, è anche vero che bisogna omaggiare anche quel fulmine di un Palacio, in una stagione caratterizzata da qualche errore di troppo, che con esperienza e capacità ha saputo trasformare un pallone nella morsa emiliana in un bellissimo due a zero, determinante per l’evoluzione della gara.

Sullo stesso argomento