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Il tecnico del Verona torna a San Siro e vuol fare bella figura: "Zenga mi ha chiamato per dirmi di non fare casini...parla proprio lui. Non sono una specie di tarantolato".

E' probabilmente l'allenatore più chiacchierato, criticato ed odiato della Serie B. Andrea Mandorlini sta facendo grandi cose per il suo Verona, ma ad oggi salta più agli occhi della cronaca per le sue 'gesta' extra-calcistiche che per i suoi meriti in campo. Lui, però, non ci sta e vuole far sentire le sue ragioni.

Alla vigilia del prestigioso ottavo di finale di Coppa Italia con l'Inter, ha ricevuto una telefonata dal suo ex compagno Zenga: "Giusto ieri mi ha chiamato Walter: "Oh, Andrea ma la smetti di fare casino?" Capite Zenga, che da giocatore è stato il re dei casinisti, che viene a farmi la morale! - racconta nella sua intervista alla 'Gazzetta dello Sport' - . E per forza, mi hanno dipinto per una specie di tarantolato quando in realtà io ho sempre e soltanto reagito a delle provocazioni. Eh, quelle non me le sono mai tenute, nemmeno da calciatore: entravo duro ma sempre davanti, mai alle spalle".

Fra gli episodi più discussi c'è quello delle corna ai tifosi del Cittadella: "Quelle non posso certo negarle, ma le ho mostrate a un tifoso del Cittadella che mi aveva provocato dall'inizio di quegli otto minuti di recupero purtroppo inutili per noi. Toh, cornuto, mi ha gridato e allora gli ho fatto il gesto: cornuto ci sarai tu. Ma in panchina sono stato espulso due volte in tredici anni che alleno, quindi l'immagine dell'esagitato non la riconosco e non la merito".

Ma al Sud non dimenticano certo canzoni come 'Ti amo terrone': "L'ho cantata, come no, una goliardata alla presentazione della squadra dopo i fattacci di Salerno. Sì, fattacci: in quegli spogliatoi successe di tutto e di più, e alla vigilia della sfida ricevetti una busta contenente un proiettile con minacce di morte. E' una canzone dal testo innocente, eppoi si intitola ti amo terrone, mica ti odio".

Mandorlini conferma poi il suo astio nei confronti del Livorno, ma ribadisce il suo rispetto alla memoria di Morosini: "Vediamo di chiarire bene l'episodio di Livorno: mai mostrato il dito medio alla gente, ho alzato i due indici in segno di esultanza dopo il secondo goal. Il Livorno non mi sta simpatico da quando l'ho battuto in casa sua con lo Spezia: ho detto il vero. Durante la partita qualcuno nel settore veronese ha insultato la memoria di Morosini? E io cosa potevo farci? Sapete che la famiglia mi ha inviato un biglietto di ringraziamento per quanto avevo fatto per Pier Mario? Lo lanciai io, quand'ero all'Atalanta".

La chiusura è tutto per il match contro l'Inter: "Anche se in coppa tenteremo il colpaccio, lo dobbiamo ai novemila tifosi in arrivo da Verona: sono convinto comunque che il nostro popolo a fine stagione festeggerà la promozione in A". In nerazzurro Mandorlini ha vinto uno Scudetto ed è stato allenato da Trapattoni, che gli scrisse un biglietto speciale..."Mi spiace che in questo ultimo anno ti ho impiegato poco, grazie per la tua comprensione. Ti rifarai quando smetterai di giocare, perché tu diventerai un grande allenatore".




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