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La crisi del Barcellona è iniziata ben prima del clamoroso 7-0 rimediato nei 180' contro il Bayern Monaco. Ecco i motivi che portano a parlare della fine di un ciclo...

In Spagna, e non solo, si fa un gran discutere per il fracasso del Barcellona, annichilito sì da uno splendido Bayern, ma parso neanche lontano parente di quella squadra spettacolare che aveva affascinato il mondo.

E, attenzione, la crisi è di lunga data. Dura almeno dall’andata degli ottavi (e forse ha radici ancor più profonde). La remuntada contro il Milan ha parzialmente nascosto un malessere che, invece, si è palesato nuovamente contro il PSG (superato con molta fatica) ed è deflagrato (anche per la forza dell’avversario) in semifinale. Ciclo finito? E’ la domanda che riecheggia sui media spagnoli, ma anche su quelli internazionali.

Difficile dirlo, perché questa disfatta va analizzata nel dettaglio, in tutte le sue sfaccettature, concedendo ai blaugrana anche qualche alibi, oltre a quello di aver affrontato un Bayern in stato di forma eccezionale.

ASSENZE E INFORTUNI

Se il Bayern è arrivato all’apice, il Barcellona si è presentato alla sfida decisiva in forma assolutamente deficitaria: senza Puyol, e senza anche Mascherano, dietro è rimasto il solo Piqué, sbeffeggiato dai vari Robben, Ribery, Muller e Mandzukic. Il giovane Bartra è uscito a pezzi dal doppio confronto, semplicemente inadeguato per gare di questo livello. In generale, comunque, la squadra ha mostrato poca brillantezza (eufemismo), non riuscendo mai ad alzare il ritmo. Il gioco del Barça è letale se oltre al possesso palla che sembra sterile, i vari Xavi, Iniesta e compagnia riescono a impartire quelle improvvise accelerazioni che spezzano in due l’avversario. Altrimenti, il tiqui-taca diventa un esercizio inutile e quasi dannoso, perché nel momento in cui si perde palla a centrocampo, sono gli altri a infilarti come lama nel burro: “Xavi ha fatto più di 150 passaggi stasera – twittava Seedorf dopo l’andata – tutti superflui”.

SENZA IL MESSI (A)

In questo gioco di accelerazioni improvvise Messi è ovviamente arma letale. Il Messi vero, però, non il cugino cagionevole. Quello visto all’andata era chiaramente non in condizioni di giocare ed è finito per risultare un peso per i compagni. Al ritorno ha fatto bene Vilanova a non rischiarlo. Anzi, forse avrebbe fatto meglio a dare spazio a qualcun altro anche nel primo match, considerato lo stato di salute mostrato sul campo. Con un Messi a mezzo servizio, o praticamente senza verrebbe da dire, è chiaro che non può essere lo stesso Barça, anche perché i sostituti non sono all’altezza. Nessuno può esserlo, ovviamente, ma Pedro, Sanchez e David Villa, hanno mostrato tutte le loro carenze, caratteriali quasi più che tecniche. Con forma scadente e senza Messi (e Puyol e Mascherano), è chiaro che il Barça viene ridimensionato. Però, prendete la Juve, toglietegli Buffon e Pirlo (come a Monaco) e ricontrollate il risultato.

CHI E' CAUSA DEL SUO MAL...

E’ anche vero, però, che al Bayern se si fa male Kroos entra Robben. Se a Mandzukic viene un raffreddore, si ritrova Gomez e Pizarro a soffiargli il posto. Dante, Van Buyten e i nazionali Badstuber e Boateng si giocano due maglie. Dietro a Schweinsteiger e Martinez attendono con pazienza Tymoscuk e Luiz Gustavo. Certo, il Bayern è un modello di gestione economica probabilmente inarrivabile per chiunque altro, l’unica società che può permettersi di spendere 40 milioni per Martinez e strappare al Dortmund Gotze pagando la clausola rescissoria (37 in una botta): tutto vero, ma pur non potendo permetterselo, il Barça di soldi ne ha spesi, anzi sperperati. Basti pensare all’affare Ibrahimovic, tanto per non fare un esempio a caso: pagato 70milioni (50 più Eto’o, valutato 20!) e rivenduto (anzi prestato con diritto di riscatto pagabile dopo due anni) al Milan dopo una sola stagione per 20. Un’operazione quanto meno rivedibile.

NON SOLO IBRA...

E ricordate l’acquisto di Chygrynskiy? 25 milioni per l’acquisto del vice-Puyol in arrivo dall’Ucraina. Dodici presenze e una perdita secca di 10milioni al momento di restituirlo al mittente un anno dopo. E Sanchez (26 milioni sull’unghia più 11 di bonus) – completamente inadatto al gioco del Barça perché contropiedista in una squadra che affronta quasi costantemente avversari chiusi a riccio – Song (20 milioni), Fabregas (34 più 6 di bonus), lo stesso Villa (40), tutti acquisti che alla prova dei fatti non hanno reso per quello che sono stati pagati. Anzi, non hanno reso neanche per la metà degli investimenti effettuati. E prima ancora c’erano i Gaby Milito (20milioni) e i Dani Alves (non un flop, ma un terzino da 30 milioni versati nel 2008…). Insomma, la gestione del mercato del club (un club tra l’altro abbondantemente indebitato) è stata poco lungimirante e tutt’altro che efficiente, contribuendo di fatto a caricare di minutaggio i soliti noti, spremendoli oltre il lecito.

SENZA UNA GUIDA

Quando si commentava la squalifica di Conte ad inizio stagione, in molti le attribuivano una valenza importante: la squadra avrebbe potuto risentire della sua lontananza. E si parlava di un’assenza assolutamente temporanea, considerato che si trattava solo della partita. Al Barça è venuta meno la guida di Guardiola, vero e proprio mentore del club, che ha plasmato a sua immagine e somiglianza la squadra, visto come il profeta da gente come Piqué, Xavi, Iniesta e lo stesso Messi. Poi, dopo di lui, anche il suo secondo ha dato forfait per i noti problemi di salute. Roura si è ritrovato catapultato sulla panchina del Barcellona senza nemmeno accorgersene e, ad occhio, senza neanche capire bene dove fosse finito. Tra gli alibi, l’assenza di Tito Vilanova (dopo l’addio di Pep) ha sicuramente avuto un peso notevole, forse sottovalutato quando si giudicano le performance blaugrana. In pratica il Barcellona è rimasto senza allenatore per più di metà stagione…

CICLO FINITO?

E, dunque, si torna alla domanda iniziale, alla quale è difficile dare risposte assolute. Di certo, il club si augura di poter ripartire dalla prossima stagione con il proprio tecnico regolarmente in panchina, un Messi recuperato e una squadra rigenerata. Una squadra che, qualcuno dimentica, ha comunque dominato la Liga. Una squadra che, nonostante tutto, avrà ancora tra le sue file alcuni dei giocatori più forti al mondo, ciascuno nel suo ruolo: Piqué dietro, Xavi e Iniesta in mezzo, Messi davanti. Non è poco. Di sicuro sarà necessario qualche ritocco (questa volta ben ponderato) ma le fondamenta sono solide. Probabilmente il Barça sfavillante e sovrannaturale che ricordiamo, non lo vedremo mai più,  ma prima di recitare il De Profundis forse vale la pena attendere…

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