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Gli uomini di Carlo Ancelotti hanno vinto 2-1 a Valencia ipotecando il passaggio ai quarti, ma Ibrahimovic e la Champions non vogliono proprio andare d'accordo.

Campionato chiuso e qualificazione ai quarti di Champions raggiunta. Al Paris Saint-Germain le cose vanno finalmente alla grande.  La vittoria in Ligue 1 sul Bastia - accompagnata dal tracollo del Lione, scivolato a - 6 - è stata seguita dal successo in casa del Valencia, firmato dalla coppia argentina Pastore-Lavezzi. E' arrivato anche l'assist di Lucas all'esordio in Champions. Tutto perfetto. Eppure manca qualcosa...

O meglio, qualcuno. E quando manca si sente, e soprattutto si vede. In questo caso l'assenza dal tabellino marcatori di Ibrahimovic non è stata nociva per il Psg, ma solo ed esclusivamente per lo stesso Ibra. Contro il Bastia aveva giocato una ventina di minuti, giusto il tempo di calciare un rigore. Era pronto, riposato al punto giusto per fare a pezzi un Valencia che stasera si è dimostrato poca, pochissima roba.

Invece niente. Ibra ha sbagliato ben due goal, e non poteto partecipare alla festa ha pensato bene di azzopare - in rigoroso ordine cronologico - prima il povero Parejo e poi il piccolo Guardado che ai suoi occhi appariva come un inerme nano da giardino. Tagliavento - forse esageratamente, o forse no - ha deciso di sventolargli in faccia il rosso diretto.

In Champions gioca l'Ibrahimovic versione beta, ancora piena di difetti

Al Parco dei Principi, quindi, non ci sarà, ma questa squalifica gli servirà per chiarire definitivamente il suo rapporto con la coppa dalle grandi orecchie, troppo spesso travagliato e ricco di aspettative tradite.

E' come se in Europa scendesse in campo una versione beta di Ibrahimovic, piena di difetti. Quella completa, spesso 2.0, si vede soltanto nelle partite di campionato. In queste ultime - che sia Ligue 1 o Serie A - lo svedese è stato sempre devastante, ma appena sente la musichetta della Champions il suo sistema apparentemente perfetto va in tilt.

Se non segna si innervosisce, se si innervosisce sbaglia ancor di più e finisce inevitabilmente per picchiare qualcuno. Lavezzi e Pastore hanno segnato, il Psg ha vinto dominando, ma a lui frega poco.

Sente e avverte la pressione, capisce di non essere stato per l'ennesima volta il vero protagonista di una notte europea e la sua coda di cavallo diventa irrequieta. Col Valencia il Psg ha passato il suo primo esame di maturità. "Hanno parlato i dollari", ha detto a fine gara Rami, l'autore del goal spagnolo. Ma la verità è che questa volta ha parlato la sinergia di un gruppo che ha trovato il suo gioco (con un Pastore in più) e sta gettando le basi per diventare davvero una grande squadra.

Con un grande Ibra?

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