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Il centrocampista del Manchester City impressionato dall'atmosfera di Fuorigrotta: "Vidi 80mila persone fischiarci contro e mi resi conto in che guaio ci eravamo messi".

"Qualche partita importante nella mia carriera l'ho giocata, ma quando sentii quell'urlo fu la prima volta che mi tremarono le gambe". Musica e parole di Yaya Tourè, centrocampista del Manchester City, che ha ancora impresso nella mente l'impatto con lo stadio San Paolo in occasione del match di Champions contro il Napoli giocato l'anno scorso.

"La mattina andammo a fare riscaldamento allo stadio, Tevez mi parlava di questo stadio, ma io che ho giocato nel Barcellona mi dicevo, che sarà mai - ha rivelato l'ivoriano a 'Sky' - Eppure quando misi piede su quel campo senti' un qualcosa di magico, di diverso".

Il ruggito del pubblico di Fuorigrotta lasciò basito Tourè: "La sera quando ci fu l'inno della Champions, vedendo 80mila persone fischiarci mi resi conto in che guaio ci eravamo messi - ha raccontato il centrocampista - Fu lì che mi resi conto che questa non è una solo squadra per loro, questo è un amore viscerale, come quello che c'è tra una madre ed un figlio! Fu l'unica volta che dopo aver perso rimasi in campo per godermi lo spettacolo".

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