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Il tecnico sprona 'SuperMario' a dare il meglio di sè. Idee chiare sulla Premier: meritato, a suo dire, il primato dello United, ma la sudditanza arbitrale si fa sentire...

Cercasi Balotelli. Il vero 'SuperMario' Balotelli, quello che il Manchester City non vede ormai da tempo. Finora pochissime apparizioni da titolare e la miseria di 3 goal stagionali per lui. Urge una scossa, e Roberto Mancini lo sa bene. Al tecnico jesino il compito di recuperare colui che rappresenta un patrimonio dei 'Citizens' e del calcio italiano.

"I rapporti tra me e lui sono sempre buoni, anche se un giorno ne combina una e l'altro pure - ha spiegato il 'Mancio' alla Gazzetta dello Sport - Io gli voglio bene perché da tanti anni viviamo insieme. L'ho visto crescere. Ma il rapporto professionale è un'altra cosa e da Mario adesso pretendo i fatti. Il tempo degli sconti e delle chiacchiere è finito. Balotelli ha 22 anni ed è ora che compia un salto di qualità nello svolgimento della sua professione".

Per farlo, serviranno, a suo dire, "impegno e serietà negli allenamenti, una vita privata più regolare, comportamenti corretti in campo. L'esempio per lui è Totti. Se Francesco riesce ad avere questa continuità di rendimento ad altissimi livelli all'età di 36 anni, la ragione è molto semplice: nel corso della sua carriera si è comportato da professionista".

Le voci di mercato attorno al suo nome potrebbero essere un'ulteriore distrazione: "Io credo che Mario resti, ma il futuro dipende soprattutto da lui. Lo sceicco Mansour ha un debole per Balotelli perché gli riconosce il talento e perché esporta il nome del City nel mondo. Va fatta anche un'altra considerazione: su Mario è stato compiuto un investimento importante e questa non è una società che butta i suoi capitali dalla finestra".

Per la verità, nemmeno il futuro di Mancini a Manchester sembra saldissimo: "Non sono preoccupato perché lavoro con persone serie. Il City poche stagioni fa giocava in serie B e in due anni abbiamo già conquistato tre trofei. Il mio contratto è valido fino al 2017 e mi piacerebbe vincere ancora per lasciare un segno nella storia di questo club".

Intanto lo United comanda a +7: "Merita il primato, ma il divario è spropositato. Era più giusto un ritardo di tre punti". L'uomo-chiave per i 'cugini' è stato indubbiamente Van Persie: "Perchè non è venuto qui? Non lo so neppure io. Mi limito a una considerazione: noi abbiamo fatto il mercato solo negli ultimi tre giorni di agosto".

Anche in Inghilterra si sta discutendo tanto di errori arbitrali: "La sudditanza esiste eccome. Il Manchester United è il club che ha vinto quasi tutto negli ultimi vent'anni e il suo potere si fa sentire".

Insomma, tutto il mondo è paese. In Italia viene spesso presa di mira per questi motivi la Juventus, che rimane comunque la squadra più forte: "Questa Juve mi ricorda quella di Lippi: solida, quadrata, mentalità vincente. Conte? Aveva già mostrato il suo valore a Bari e Siena. Nella Juventus ha avuto il piccolo vantaggio di conoscere bene l'ambiente". I bianconeri, a suo giudizio, possono "fare cose importanti pure in Champions. Quello con il Celtic è un buon sorteggio".

Il ruolo di anti-Juve, secondo Mancini, può andare a "Inter e Napoli. Ma la squadra del futuro è la Roma: con due rinforzi diventerà fortissima. Il Milan? Se recupera, può arrivare tra le prime tre in campionato. In Europa il destino mi sembra segnato perché il Barcellona è di un altro pianeta".

Il Mancio, inoltre, assicura di rivedersi in Totti ("Sì, in Francesco vedo tante cose del mio calcio") e incorona El Shaarawy, per lui il miglior italiano del 2012: "Ha talento, continuità di rendimento, serietà". Finale dedicato a Messi, 91 goal all'attivo nell'anno solare: "E' il più grande di oggi e uno dei migliori di sempre, accostabile a Pelé e a Diego".

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