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L'ex tecnico dell'Italia racconta la sua avventura in terra cinese e analizza il nostro campionato: "Montella il più bravo, Petkovic la sorpresa. Totti è un giocatore senza età".

Marcello Lippi, grande protagonista del nostro calcio e fresco trionfatore in terra cinese, si è raccontato in una lunga intervista concessa a 'Il Messaggero', spiegando i segreti del suo successo e soffermandosi sull'attuale momento vissuto dal nostro campionato.

"In Cina ho cambiato le loro abitudini. Il primo giorno di allenamento mi dissero che avrei trovato la mia roba in camera. Ci spogliavamo in albergo e andavamo in pullman al campo. Tornavamo a farci la doccia nella nostra stanza. Sul bus, sudati e con l’aria condizionata al massimo. Dopo le prime tre partite, ho portato tutti i ritiro per dieci giorni. Adesso, un’ora prima del lavoro, appuntamento al centro sportivo. Si fa tutto lì. Anche per socializzare"- racconta Lippi.

Quindi l'ex ct azzurro ammette di tenersi sempre in contatto con il nostro Paese:  "Sento poco la mancanza dell'Italia soprattutto grazie alla tecnologia. Leggo, su internet, almeno cinque quotidiani al giorno, a cominciare dai tre sportivi. E seguo il calcio. Credevo che fosse privilegiato quello inglese e invece il nostro è spesso in tv. Mi manca solo la famiglia. Sto bene lì. Siamo andati in sette. Io, Pezzotti, Maddaloni, Gaudino, Rampulla, Cotti e, ogni quarantacinque giorni, anche Castellacci. Abbiamo trovato grande ammirazione per nostro calcio italiano. E io non faccio solo l’allenatore. Sono anche manager. Voglio organizzare il mio nuovo club come le migliori società d’Europa".

Lippi spiega poi la sua scelta di vita, e non solo: "Ho avuto la fortuna di aver vinto tutto e mi era passata la voglia del calcio a grandi livelli. Cercavo qualcosa di molto diverso. Mi pesava tornare in un club. Ho ricevuto diverse offerte, sono andato a vedere se potevo allenare negli Emirati. Quando sono stato chiamato da Canton, ho subito capito che era l’offerta giusta. Non sono un ipocrita, economicamente non potevo rifiutare la proposta".

Il tecnico di Viareggio continua:  "I cinesi tecnicamente sono bravi. Ma non aggrediscono e niente movimento senza palla. Con me, ecco pressing e verticalizzazioni. La comunicazione è fondamentale, ed all'inizio ha rappresentato un problema. Abbiamo quattro interpreti. Con me, dalle otto di mattina a mezzanotte, c’è Vincenzo Cellucci, abruzzese che già da dieci anni viveva a Pechino. Un italiano che parla la loro lingua è l’ideale, perchè sai che cosa traduce".

E rivela: "Ho preso casa dopo due mesi. E mi trovo bene a tavola. Ovviamente evito di assaggiare serpenti, scarafaggi e cani. In più ci sono ristoranti italiani e la cucina, in una città di diciassette milioni di abitanti, è internazionale".

Lippi lancia uno sguardo sul nostro campionato, e dichiara: "E' davvero poco combattuto. Ero convinto che il Napoli potesse lottare per il titolo. Le big sono troppo altalenanti. Il Milan, dopo la brutta partenza, si era ripreso. Ma si è fermato a Roma. Paga il rinnovamento, ha perso Ibra e Thiago Silva, tra i migliori al mondo, e altri di grande carisma come Gattuso, Nesta, Inzaghi e Zambrotta. Anche l’Inter non convince".

Quindi esalta la Lazio e Montella: "Nessuno, inizialmente, aveva previsto i biancocelesti così avanti in classifica. È una squadra ordinata, compatta e unita, la più regolare. Petkovic non lo conoscevo, ma si è calato subito nella realtà del nostro calcio. Ha dato organizzazione, sfruttando le individualità. Klose è un fuoriclasse e anche Hernanes è un campione. Ma il più bravo tra i tecnici è Montella, la sua Fiorentina gioca il calcio più bello e può lottare per il secondo posto. Ho subito notato la sua preparazione. Ha sfatato il luogo comune che, quando si cambia molto, bisogna avere pazienza. Ha portato concetti di gioco e psicologicamente ha lavorato bene con il gruppo".

Lippi poi si sofferma sulla Roma del 'nemico' Zeman: "A volte è straripante. Proprio contro il Milan ha mostrato di che cosa sia capace, avendo grande qualità nei suoi singoli che riescono ad esaltarsi nello spartito scelto dal tecnico .Ma non dà certezze. Perché poi cade come a Verona contro il Chievo. Deve evitare, insomma, i black out".

L'ex tecnico bianconero passa al capitolo Juventus: "Non ho dubbi, è la più forte. Difficilmente lascerà qualcosa. Con gli alti e i bassi non si vince, mentre i bianconeri non hanno pause da un anno e mezzo. Mi aspettavo che Conte riportasse la juventinità, era mancata negli ultimi anni. Quella ferocia anche in allenamento. Non è vero che la sua squadra somigli solo alla mia. E’ pure quella di Trapattoni e di Capello. Stessa determinazione. E stessa voglia di vincere".

E si sofferma sul momento vissuto da due suoi campioni del mondo, Del Piero e Totti : "Il paragone non si può fare. Alex avrebbe voluto chiudere alla Juve. Ha però dovuto lasciare e ha scelto l’Australia per non giocare più a certi livelli, pur avendo alcune proposte interessanti in Europa. Francesco, invece, fa bene a continuare con la Roma. È un giocatore senza età. Lo avete mai sentito parlare di addio al calcio? Mai. Non ci pensa. Fisicamente e mentalmente è al top. Si diverte. I goal li ha sempre fatti, ma ora lotta e corre più di prima. Mi ricorda Zidane. Quando Conte perdeva palla, il francese andava a riconquistarla. Era un esempio".

Infine Lippi chiosa: "I tecnici italiano sono i più bravi. La nostra scuola, compresa quella dei tecnici di B e di Lega Pro, è la migliore. E anche gli arbitri italiani sono i più affidabili. Qui però continuate a criticarli. Adesso mi hanno offerto la nazionale cinese, da guidare in contemporanea con il club. Ho detto no, perché farei male le due cose. Tra un paio di anni, quando scadrà l’accordo con il Guangzhou, potrei accettare".

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