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Un numero sempre maggiore di atleti europei fatica a trovare un lavoro al termine dell'attività agonistica. Il Parlamento Europeo proverà a risolvere la problematica...

Un numero sempre maggiore di atleti europei fatica a trovare un lavoro al termine dell'attività agonistica.  Una sorprendente ricerca che analizza l'alto tasso di disoccupazione tra gli ex-calciatori del nostro campionato, ha dunque portato alcuni europarlamentari italiani a presentare un'interrogazione scritta alla Commissione Europea per chiedere ulteriori misure a sostegno del "dual career".

Una ricerca effettuata recentemente in Italia ha dimostrato, infatti, che su 3.000 calciatori italiani a fine carriera oltre il 60% non riesce a trovare un nuovo impiego: ciò dipenderebbe in gran parte da una scarsa preparazione culturale e scolastica.


Il 25% dei calciatori dopo un anno dal ritiro finisce in bancarotta
Secondo la ricerca il 50,2 % dei calciatori della stagione ’88-’89 ha conseguito solo la licenza media; il 45,6% un diploma; il 3% ha frequentato l’Isef e solamente 1,1% si è laureato. E negli ultimi anni la situazione è sola parzialmente migliorata. Tra i problemi che molti ex calciatori si trovano ad affrontare vi sarebbero la mancanza di  soldi dovuta ad una cattiva amministrazione del proprio patrimonio, la depressione post-ritiro e  la mancanza di opportunità per  “riciclarsi” in una nuova dimensione professionale.

Se si guarda in particolare alla terza divisione, meno pagata e prestigiosa di Serie A e serie B, emergono altri dati impressionanti: il 25% dei calciatori dopo un anno dal ritiro finisce in bancarotta; il 50% dei divorzi di ex giocatori professionisti avviene proprio nell’anno del ritiro; il 65% non ha un background universitario o una qualsiasi nozione economica o di marketing.

Per ovviare a questa situazione l'Associazione Italiana Calciatori ha avviato dei corsi di formazione rivolti agli ex-calciatori con l'obiettivo di approfondire diverse materie (dalla comunicazione al marketing, dalla psicologia alla gestione delle risorse, dall’economia all’organizzazione di eventi) e sviluppare eventuali competenze manageriali che diano la possibilità di ricollocarsi anche in un'altra sfera professionale.
La situazione analizzata in Italia è purtroppo comune a molti altri Paesi dell'Unione e non riguarda solamente il calcio ma il mondo dello sport in generale. 


Alla luce di quanto detto, quali azioni intende intraprendere la Commissione europea, già attenta in passato allo sviluppo del cosiddetto "dual career"? E' proprio questa la domanda che l'interrogazione sottopone alla Commissione Europea.

L'On. Zanicchi, prima firmataria dell'interrogazione e relatrice per parere dell'iniziativa 'Erasmus per tutti", ha sottolineato come "sempre piu' spesso per intraprendere uno sport a livello agonistico si abbandonano gli studi e si arriva a fine carriera senza altre competenze al di fuori di quelle legate alla propria attività sportiva".

"Lo scopo - ha proseguito la Zanicchi - è dunque quello di valorizzare le capacità professionali degli atleti al di fuori del campo da gioco e garantire maggiori possibilità lavorative una volta conclusa l'attività agonistica".