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Il tecnico emiliano respinge l'etichetta di favoriti e vede in pole Barcellona e Real. Il calcio italiano, dice, sta puntando sui giovani "più per necessità che per convinzione".

Il Paris Saint-Germain ha costruito una corazzata. Logico, quindi, che i francesi vengano visti come una delle mine vaganti della prossima edizione di Champions League. Attenzione, mine vaganti sì, favoriti d'obbligo no: è questo il pensiero di Carlo Ancelotti, esternato a margine del Forum Uefa degli allenatori.

"Siccome abbiamo speso tanti soldi siamo favoriti - le parole del tecnico alla 'Gazzetta dello Sport' - ma il calcio non è mica così, ci vuole tempo per assemblare una squadra, i giocatori devono imparare a conoscersi".

Niente scuse, però. Questo Psg è stato costruito per vincere: "L'obiettivo è chiaro, conquistare lo scudetto in Francia, superare il girone in Champions League e poi chissà...". Tatticamente, dice Ancelotti, la squadra deve crescere ancora tanto, "ma il lavoro principale da fare riguarda l'aspetto psicologico. Dobbiamo tutti aver voglia di dimostrare che siamo forti, dobbiamo stupire la gente".

Intanto sta lievitando Ibrahimovic: "Molti lo giudicano arrogante, ma non è affatto così. Gli piace scherzare, fare battute. A me ricorda un po' Pirlo. All'esterno giunge un'immagine che non corrisponde alla realtà. Io lo vedo come un grande trascinatore, ha motivazioni e può essere l'uomo-faro del gruppo".

In molti, secondo Ancelotti, hanno scelto Parigi per il progetto, mica per i soldi: "Credete che Ibra, Thiago Silva, Lavezzi e compagnia siano venuti a Parigi per quelli? Guardate che guadagnavano lo stesso stipendio anche da altre parti... Sono venuti da noi perché hanno sposato la causa e questa è la cosa più importante. Anch'io ho accettato di allenare il Psg per il progetto, mica per lo stipendio. Quello lo prendevo da Abramovich senza lavorare...".

In Champions partono in pole "Barcellona e Real Madrid. Il Barcellona è forte anche senza Guardiola, però li ho visti meno aggressivi e un po' più disattenti in difesa. Insomma, mi sembrano più vulnerabili rispetto al passato. Sorprese? Lo Zenit di Spalletti e il Manchester City del Mancio, anche se è capitato in un girone di ferro con il Real Madrid".

Il calcio italiano, invece, è in netto ribasso. Milan e Juve, però, possono dire la loro in Europa: "Il Milan tocca ad Allegri sistemarlo dopo gli ultimi acquisti. Nel dna del club c'è la Champions più del campionato, questo non va mai dimenticato. La Juventus, in Europa, può stupire. Ha un gioco basato sulla velocità e sull'intensità, l'anno scorso ha vinto lo scudetto anche perché aveva un solo impegno, vedremo come reagirà al cambiamento".

La crisi italica, se non altro, sta inducendo a puntare sui giovani, ma, secondo il mister, ciò avviene "più per necessità che per effettivo convincimento. Io guardo con interesse Destro, El Shaarawy, Borini che è andato al Liverpool e mi coccolo Verratti al Psg. Lui il nuovo Pirlo? È un po' diverso, gioca più sul corto, è meno lanciatore, ma dovreste vederlo nello stretto: fantastico!".

In Italia 'Scommessopoli' ha lasciato il segno. Un problema culturale, spiega Ancelotti, che conclude dicendo la sua sul caso Conte: "Conosco bene Antonio perché l'ho allenato quando ero alla Juve. Non so che cosa ci sia di vero nei suoi confronti, so però che la giustizia va rispettata. altrimenti finisce tutto a tarallucci e vino...".

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