thumbnail Ciao,

La Honved, che negli anni Cinquanta scrisse la storia del calcio ungherese, si toglie la polvere dalle spalle e ritorna grande grazie all’estro di due italiani: Rossi e Cordella.

In Russia, in Inghilterra, a Parigi e nel Medio Oriente hanno imparato qualche parola di italiano. Ora è la volta dell’Ungheria. Alla guida dell’Honvéd, epica squadra del campionato ungherese che sfornò i vicecampioni del mondo di Svizzera 1954, c’è l’italiano Marco Rossi. Un nome non troppo noto nel mondo italiano, ex giocatore e allenatore del Lumezane, Pro Patria, Spezia, Scafatese e Cavese. L’allenatore di origine piemontese sta guidando il campionato ungherese con 10 punti dopo le prime 4 partite.

A chiamare Rossi a Budapest è stato Fabio Cordella, dg della Honvéd che, con l’età media più bassa della Nemzeti Bajnokság I  (la serie A ungherese), sta creando una squadra di enfants prodiges che fra qualche anno faranno gola alle big europee.

Accanto a giocatori d’esperienza e più internazionali come Diakité e Drissa Diarra, c’è una fitta schiera di giovanissimi talenti: l’ivoriano Diaby Souleymane attaccante classe ’91, il ventitreenne difensore Boris Zianovic e il ventiquattrenne, anche lui serbo, Aleksandar Ignjatovic. Accanto a questi vecchietti spunta un baby giocatore di 17 anni, Gergely Bobal. Giovane talento della nazionale ungherese U16 e U17, nelle due selezioni nazionali ha collezionato dal 2011 19 presenze mettendo a segno 13 goal.

Sullo stesso argomento