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Il tecnico viareggino, in un'intervista alla Gazzetta dello Sport, ha tracciato un quadro del suo impatto con la Cina. Guidare il Guangzhou al titolo è la sua missione...

Marcello Lippi è rimasto conquistato dalla Cina. La sua nuova avventura alla guida del Guangzhou è cominciata con una vittoria di misura, solo un antipasto di quello che sarà. All'inizio i dirigenti cinesi hanno dovuto faticare per convincerlo: è lo stesso tecnico viareggino a raccontarlo, in un'intervista apparsa oggi sulla Gazzetta dello Sport.

In un primo momento, spiega, "avevo risposto no. Poi ho visto le partite, ci ho pensato su e ho cambiato idea: mi hanno voluto a tutti i costi. Qui non basta allenare e fare la formazione, sei un manager alla Ferguson: pensi a tutto. Il Guangzhou vuol diventare importante: cerco di spiegare che, più dei big, serve organizzazione europea".

Il calcio italiano, assicura, è "il riferimento per programmazione e metodicità". La Cina non è stata un ripiego per lui: "Ho detto no a club italiani anche quest'anno: sono di parola, nessun rimpianto. Volevo l'estero prima di chiudere, ma ho rifiutato Emirati, Qatar, Ucraina, Arabia e, tempo fa, anche la nazionale cinese. Il Guangzhou mi ha convinto".

Il finale di carriera, fa capire, non è affatto lontano: "Intanto spero di fare tre anni e più. Poi non so, ma la mia carriera è comunque sul finire". Per Lippi vincere il titolo sembra quasi un obbligo: "Ho forse la miglior squadra cinese, presto riavrò gli infortunati Muriqui, brasiliano capocannoniere, e Yang Ning, centrocampista di grande talento. Poi Barrios da Dortmund. L'ho detto ai giocatori: vi seguo da tre mesi e non c'è nessuno più forte. Dipende da voi".

C'è un solo problema da risolvere: "La comunicazione. Devi spiegarti con l'interprete in gara e in allenamento: non sai se il messaggio è arrivato come volevi. Infatti le cose migliori le abbiamo fatte a inizio secondo tempo, dopo che ho parlato nell'intervallo, e quando il gioco era fermo per infortuni. Ci vorrebbe il timeout...".

L'Italia non sembra mancargli per ora ("Ne riparliamo tra un po'"), ma all'Europeo darà di sicuro una sbirciatina: "Sì, anche se gli orari sono tremendi. In bocca a lupo a Prandelli e agli azzurri, soprattutto quelli che erano anche a Berlino".

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