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Il Punto sul Cosenza - Pareggio insperato, contestazione annunciata
I Lupi pareggiano al 97' ma i tifosi hanno perso la fiducia nella squadra.
Doveva essere una settimana rovente per il Cosenza e in particolar modo per Mimmo Toscano, alla luce di quanto maturato a Marcianise, e invece, Tiziano Maggiolini, con una punizione dal limite consente (e salva?) al mister di restare sulla panchina dei Lupi, mettendo a tacere ancora una volta le innumerevoli voci che vogliono il cannibale reggino lontano dal San Vito. Ma la prestazione del Cosenza non è stata quella che Toscano e la società si attendevano; dovevano essere buttate in campo grinta, passione, ardore, convinzione, e soprattutto qualità, per dare una risposta sul campo (dopo quella a parole) alla città dopo quanto accaduto nel poco gratificante spettacolo della scorsa giornata contro il Potenza. E invece, nulla di tutto questo: squadra compassata, poco pericolosa, insomma non ha mai destato l'impressione di voler realmente vincere l'incontro. L'assenza di Biancolino si è rivelata pesantissima, in quanto il bomber partenopeo è decisivo nella fase offensiva, tenendo in costante apprensione la retroguardia avversaria, e consentendo gli inserimenti di Danti e le genialità (poco ammirate negli ultimi tempi) di Fiore. Al suo posto Scotto ha deluso, pur giocando da prima punta che a detta sua è il ruolo in cui si esprime al meglio. Solo dopo la rete locale i Lupi, anche con una girandola di cambi, hanno accelerato il ritmo, e nonostante l'espulsione di La Canna (un pò alla Muntari), con un pizzico di determinazione hanno trovato la rete che vale l'1-1 finale.
Toscano si dirà soddisfatto a fine partita, per i progressi visti dai suoi, ma noi ci chiediamo: a cosa è servito il ritiro della Borghesiana che ha visto i Lupi lontano da Cosenza sin dal martedì post Potenza? Ad agguantare un misero pareggio in un ambiente e in uno "stadio" dilettantistico con uno dei più lunghi recuperi della storia del calcio? Alla fine la partita ha confermato che il ritiro non doveva portare progressi e cose varie come capitan Porchia aveva preannunciato, ma semplicemente è servito per scappare letteralmente dalla città e dall'incontro con i tifosi, insomma non si sono volute dare spiegazioni serie e dirette all'ambiente, semplicemente perchè non ci sono spiegazioni da dare. Tesi che avalla ulteriormente le nostre supposizioni di settimana scorsa. Nel frattempo importanti novità hanno caratterizzato la settimana in ambito societario: il presidente Carnevale ha acquisito definitivamente il 75% del pacchetto societario, diventando a tutti gli effetti l'azionista di maggioranza del sodalizio di Viale Magna Grecia. Chianello dunque lascia, così come pare che lascerà a fine anno Max Mirabelli, mentre dovrebbe essere quasi certo che questa operazione servirà solo come passaggio del testimone da Carnevale a Pagliuso, ma viste le innumerevoli volte in cui i Pagliuso si avvicinano a qualcosa (vedi Gallipoli) ma non l'agguantano mai, è meglio andare con i piedi di piombo.
Tornando sul fronte tecnico, è inutile dire che il Cosenza ha perso l'ennesima occasione per fare un balzo decisivo verso i play-off, ma ormai è anche ripetitivo dirlo. Squadra ancorata al sesto posto, a meno uno dalla quinta, ma i calcoli, i numeri, servono veramente a poco se in campo ci va gente non audace, non costante, non decisa, come dimostrano soltanto le parole. Cosenza è una città di tante, troppe parole, e tutto ciò rispecchia non solo la recente storia calcistica, ma più in generale l'intera storia cittadina, sotto tutti i punti di vista.
Pierfrancesco Fazzolari
Toscano si dirà soddisfatto a fine partita, per i progressi visti dai suoi, ma noi ci chiediamo: a cosa è servito il ritiro della Borghesiana che ha visto i Lupi lontano da Cosenza sin dal martedì post Potenza? Ad agguantare un misero pareggio in un ambiente e in uno "stadio" dilettantistico con uno dei più lunghi recuperi della storia del calcio? Alla fine la partita ha confermato che il ritiro non doveva portare progressi e cose varie come capitan Porchia aveva preannunciato, ma semplicemente è servito per scappare letteralmente dalla città e dall'incontro con i tifosi, insomma non si sono volute dare spiegazioni serie e dirette all'ambiente, semplicemente perchè non ci sono spiegazioni da dare. Tesi che avalla ulteriormente le nostre supposizioni di settimana scorsa. Nel frattempo importanti novità hanno caratterizzato la settimana in ambito societario: il presidente Carnevale ha acquisito definitivamente il 75% del pacchetto societario, diventando a tutti gli effetti l'azionista di maggioranza del sodalizio di Viale Magna Grecia. Chianello dunque lascia, così come pare che lascerà a fine anno Max Mirabelli, mentre dovrebbe essere quasi certo che questa operazione servirà solo come passaggio del testimone da Carnevale a Pagliuso, ma viste le innumerevoli volte in cui i Pagliuso si avvicinano a qualcosa (vedi Gallipoli) ma non l'agguantano mai, è meglio andare con i piedi di piombo.
Tornando sul fronte tecnico, è inutile dire che il Cosenza ha perso l'ennesima occasione per fare un balzo decisivo verso i play-off, ma ormai è anche ripetitivo dirlo. Squadra ancorata al sesto posto, a meno uno dalla quinta, ma i calcoli, i numeri, servono veramente a poco se in campo ci va gente non audace, non costante, non decisa, come dimostrano soltanto le parole. Cosenza è una città di tante, troppe parole, e tutto ciò rispecchia non solo la recente storia calcistica, ma più in generale l'intera storia cittadina, sotto tutti i punti di vista.
Pierfrancesco Fazzolari
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