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La Vs Opinione (Federico - Genova) – Quello che per gli altri è un sogno, per noi è realtà! Grazie Samp...
Una cronaca “romantica” della giornata di ieri scritta da un nostro Lettore.
"C’eravamo tanto amati, per un anno o forse o più…”. E’ andata così. Un sogno lungo 18 anni che si era spezzato in quella fatidica serata londinese. Un sogno nascosto nel cuore di ognuno di noi, ma che ad agosto nessuno avrebbe mai nemmeno osato pronunciare: destino vuole che la prossima finale di Champions sarà giocata in quello stadio, anche se nessun sampdoriano sano di mente potrebbe solo immaginare di ripercorrere la cavalcata di 4 lustri or sono. E’ vero, questo non è un trofeo da poter esporre nelle nostre bacheche, ma forse, nell’attuale momento del calcio, non solo italiano, è qualcosa di più: è il riappropriarsi di una competizione svanita sul più bello, sul filo di lana; è il poter ascoltare almeno due volte quella musica che da poco più di un decennio abbiamo ascoltato solo su Sky, Rai, Mediaset o chi per loro; è vedere infranti gli altrui sogni, i sogni di chi affermava che ci avrebbero stirati, i sogni dei giornalisti nostrani e non che sarebbero stati pronti a dare per certe le partenze di tutti i protagonisti di questa indimenticabile stagione; è, perché no, vedere le facce tristi e invidiose dei nostri vicini, che ancora una volta certe emozioni le potranno provare solo attraverso la nostra gioia.
Ieri si vivevano emozioni straordinarie al solo avvicinarsi allo stadio: i più fortunati di me, quelli che 19 anni fa non erano chiusi come il sottoscritto in una caserma de La Maddalena, mi dicevano che l’atmosfera del 19 maggio 1991, era quella di un sogno a portata di mano, un sogno che dipendeva soltanto da noi. L’ansia e la tensione si mischiavano alla birra e alla sambuca e il sorriso me lo strappava un ragazzino di circa 12 anni che mi si avvicinava timido timido chiedendomi dov’erano gli ingressi per i distinti, con l’aria di uno passato di lì non per caso, ma di nascosto, quasi come se i suoi genitori lo credessero altrove: non ho indagato e gli ho mostrato gli ingressi per il paradiso senza fiatare, forse perché mi ci rivedevo un po’ nei suoi occhi timidi, paurosi e speranzosi. La partita segue il suo corso, un destino già scritto, ma noi fino alla fine non lo sapevamo e quindi al colpo di testa di Lucchini i 35.000 cuori hanno cessato di battere quei 3 o 4 secondi pensando che si fosse spezzato l’incantesimo…
“…Ed io, io non lo so quant’è che ho pianto, solamente adesso me ne sto rendendo conto…”.Eh sì, perché al triplice fischio, fra un abbraccio e l’altro, qualche lacrima di gioia l’ho versata pure io: non ci si abitua mai alle sconfitte e alle vittorie, l’emozione e la gioia ti colpiscono anche quando pensi di averne vissute tante e ti ritrovi bambino anche senza volerlo. Poi ti guardi intorno e capisci che non sei l’unico, capisci che insieme ai tuoi amici, alle migliaia di persone che non conosci, insieme alla squadra e alla società, si è raggiunto un traguardo che era oggettivamente al di sopra delle nostre capacità e per questo ci si sente ancor più inebriati dalla felicità.
E’ l’inizio della gioia di tutta la Genova blucerchiata, mentre migliaia di sms girano per l’aria, mentre i bambini sulle spalle dei papà sventolano le loro piccole bandiere e ci si ritrova in coda ai semafori a cantare insieme sulle note dei nostri cori che escono dalle casse delle auto.
Che la festa abbia inizio aspettando i nostri eroi, quest’anno ancora una volta vincenti. “… Chi reagisce d’istinto, chi ha perso, chi ha vinto…”. Abbiamo vinto noi, ancora una volta. Ancora una volta abbiamo scritto una pagina memorabile di storia e ancora una volta saranno altri a doverla leggere e studiare: noi potremo raccontarla ai nostri figli e a nostri nipoti trasmettendo loro le emozioni da noi provate.
Grazie Sampdoria. Grazie a tutti i tifosi. Grazie anche a coloro che non ci sono più, ma ci hanno aiutato a diventare quelli che siamo. Grazie a Dio siamo sampdoriani.
Federico - Genova
Ieri si vivevano emozioni straordinarie al solo avvicinarsi allo stadio: i più fortunati di me, quelli che 19 anni fa non erano chiusi come il sottoscritto in una caserma de La Maddalena, mi dicevano che l’atmosfera del 19 maggio 1991, era quella di un sogno a portata di mano, un sogno che dipendeva soltanto da noi. L’ansia e la tensione si mischiavano alla birra e alla sambuca e il sorriso me lo strappava un ragazzino di circa 12 anni che mi si avvicinava timido timido chiedendomi dov’erano gli ingressi per i distinti, con l’aria di uno passato di lì non per caso, ma di nascosto, quasi come se i suoi genitori lo credessero altrove: non ho indagato e gli ho mostrato gli ingressi per il paradiso senza fiatare, forse perché mi ci rivedevo un po’ nei suoi occhi timidi, paurosi e speranzosi. La partita segue il suo corso, un destino già scritto, ma noi fino alla fine non lo sapevamo e quindi al colpo di testa di Lucchini i 35.000 cuori hanno cessato di battere quei 3 o 4 secondi pensando che si fosse spezzato l’incantesimo…
“…Ed io, io non lo so quant’è che ho pianto, solamente adesso me ne sto rendendo conto…”.Eh sì, perché al triplice fischio, fra un abbraccio e l’altro, qualche lacrima di gioia l’ho versata pure io: non ci si abitua mai alle sconfitte e alle vittorie, l’emozione e la gioia ti colpiscono anche quando pensi di averne vissute tante e ti ritrovi bambino anche senza volerlo. Poi ti guardi intorno e capisci che non sei l’unico, capisci che insieme ai tuoi amici, alle migliaia di persone che non conosci, insieme alla squadra e alla società, si è raggiunto un traguardo che era oggettivamente al di sopra delle nostre capacità e per questo ci si sente ancor più inebriati dalla felicità.
E’ l’inizio della gioia di tutta la Genova blucerchiata, mentre migliaia di sms girano per l’aria, mentre i bambini sulle spalle dei papà sventolano le loro piccole bandiere e ci si ritrova in coda ai semafori a cantare insieme sulle note dei nostri cori che escono dalle casse delle auto.
Che la festa abbia inizio aspettando i nostri eroi, quest’anno ancora una volta vincenti. “… Chi reagisce d’istinto, chi ha perso, chi ha vinto…”. Abbiamo vinto noi, ancora una volta. Ancora una volta abbiamo scritto una pagina memorabile di storia e ancora una volta saranno altri a doverla leggere e studiare: noi potremo raccontarla ai nostri figli e a nostri nipoti trasmettendo loro le emozioni da noi provate.
Grazie Sampdoria. Grazie a tutti i tifosi. Grazie anche a coloro che non ci sono più, ma ci hanno aiutato a diventare quelli che siamo. Grazie a Dio siamo sampdoriani.
Federico - Genova
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