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L'Opinione - Juve, il problema è semplice... NON SEI SQUADRA!
Quello bianconero non è ancora un vero collettivo.
26/nov/2009 10.03.52
È arrivata la prima sconfitta in Champions, è arrivata con una prova scialba, pessima, imbarazzante sul campo del Bordeaux, con Blanc che porta a scuola Ferrara per quel che riguarda il gioco proposto dalla propria squadra.
Dove sta il problema? Qual è l’insormontabile ostacolo che impedisce alla “Vecchia Signora” di esprimersi su un calcio a livelli decenti? Il quesito è uno e semplice: perché il Bordeaux - squadra senz’altro di buon livello ma non eccelso - è in grado di giocare palla a terra, creare azioni da gioco avvolgenti e dettare i propri ritmi, nonostante l’assenza di Gourcuff, nonostante individualità sconosciute ai più? La risposta è altrettanto scontata: è una squadra! Si muove in maniera corale ed i compagni si aiutano l’un l’atro, tramite inserimenti negli spazi e movimento senza palla. La Juventus no, è sfilacciata, distante tra i reparti e tra gli stessi giocatori. L’azione si basa esclusivamente sulle giocate del singolo, lasciato isolato in mezzo al pressing avversario. Si possono comprare anche dieci Maradona, ma vincere e giocare bene in questo modo sarà sempre difficile.
Analizziamo la campagna acquisti effettuata dal ritorno in Serie A. Possibile che la maggior parte di coloro che sono arrivati a Torino si sia rivelata un flop? Tra poco si arriverà a mettere in dubbio l’acquisto di Diego (pessima la sua prova), dopo quelli di Melo, Amauri, Poulsen e Tiago, tutti comprati – eccetto il danese - con il parere favorevole di tifosi e critica. Si saranno tutti “imbrocchiti”? Che fine ha fatto il Ribas da Cunha di Brema? Dove hanno nascosto il Melo della Confederations Cup e del Brasile? La realtà è che per esprimere un bel calcio conta prima di tutto il gioco di squadra, che alla Juventus è stato ormai dato per disperso – esclusa la gara contro la Samp, eccezione che conferma la regola.
Prendiamo il Barça visto contro l’Inter. Certo, i catalani sono una specie di dream team, ma la grandezza dei blaugrana sta nel fatto che il loro modulo di gioco consente a chiunque entri in campo di esprimersi al meglio. L'altra sera mancavano Ibrahimovic, Messi e Yaya Tourè, tre che proprio scarsi non sono, eppure nessuno se ne è accorto. Il giovane Pedrito ha giocato benissimo, ma è molto più semplice farlo quando ogni volta che ricevi il pallone ti ritrovi uno contro uno ed hai altre due o tre opzioni a tua disposizione. L’equivalente italiano Giovinco, che i numeri li ha, deve, invece, scartare almeno un paio di avversari ogni volta perché non c’è alcun compagno che detti un passaggio o che vada in appoggio. Così è tutta un’altra vita... molto più dura direi.
Molti club, sull’esempio catalano, hanno intuito questa filosofia calcistica e cercano di applicarla. Pensiamo al Genoa “gasperiniano”, alla Dinamo Kiev vista a Milano, al Bordeaux di Blanc, alle squadre inglesi, che a dire il vero sono precursori dello stile blaugrana. Chiaramente cambiano gli interpreti e, di conseguenza, anche i risultati, ma lo spettacolo rimane. Ferrara e la Juventus dovrebbero comprendere questa lezione. Prima di tutto è necessario creare un sistema di gioco valido, basato su triangolazioni, inserimenti senza palla, pressing di squadra. Gli interpreti devono arrivare a conoscersi quasi a memoria, l’estro del grande campione rimarrà, ma come corredo elegante e raffinato ad un impianto solido e non come elemento portante di tutto il sistema.
Spendere altri soldi, senza prima aver raggiunto tutto ciò, sarebbe un’inutile beneficenza alle casse di qualche altro club, perché i singoli possono migliorare un base già esistente, ma non hanno la bacchetta magica per creare qualcosa che non c’è. Quanto detto prima non si assembla in un giorno o in una settimana. Ci vorrà del tempo, ma l’importante è che si inizi ad andare verso quella direzione, perché invece che migliorare, col passare del tempo, la “Vecchia Signora” raggrinzisce sempre di più... ed i jolly, come disse Blanc, sono finiti già da qualche tempo!
Marco Muzii
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Dove sta il problema? Qual è l’insormontabile ostacolo che impedisce alla “Vecchia Signora” di esprimersi su un calcio a livelli decenti? Il quesito è uno e semplice: perché il Bordeaux - squadra senz’altro di buon livello ma non eccelso - è in grado di giocare palla a terra, creare azioni da gioco avvolgenti e dettare i propri ritmi, nonostante l’assenza di Gourcuff, nonostante individualità sconosciute ai più? La risposta è altrettanto scontata: è una squadra! Si muove in maniera corale ed i compagni si aiutano l’un l’atro, tramite inserimenti negli spazi e movimento senza palla. La Juventus no, è sfilacciata, distante tra i reparti e tra gli stessi giocatori. L’azione si basa esclusivamente sulle giocate del singolo, lasciato isolato in mezzo al pressing avversario. Si possono comprare anche dieci Maradona, ma vincere e giocare bene in questo modo sarà sempre difficile.
Analizziamo la campagna acquisti effettuata dal ritorno in Serie A. Possibile che la maggior parte di coloro che sono arrivati a Torino si sia rivelata un flop? Tra poco si arriverà a mettere in dubbio l’acquisto di Diego (pessima la sua prova), dopo quelli di Melo, Amauri, Poulsen e Tiago, tutti comprati – eccetto il danese - con il parere favorevole di tifosi e critica. Si saranno tutti “imbrocchiti”? Che fine ha fatto il Ribas da Cunha di Brema? Dove hanno nascosto il Melo della Confederations Cup e del Brasile? La realtà è che per esprimere un bel calcio conta prima di tutto il gioco di squadra, che alla Juventus è stato ormai dato per disperso – esclusa la gara contro la Samp, eccezione che conferma la regola.
Prendiamo il Barça visto contro l’Inter. Certo, i catalani sono una specie di dream team, ma la grandezza dei blaugrana sta nel fatto che il loro modulo di gioco consente a chiunque entri in campo di esprimersi al meglio. L'altra sera mancavano Ibrahimovic, Messi e Yaya Tourè, tre che proprio scarsi non sono, eppure nessuno se ne è accorto. Il giovane Pedrito ha giocato benissimo, ma è molto più semplice farlo quando ogni volta che ricevi il pallone ti ritrovi uno contro uno ed hai altre due o tre opzioni a tua disposizione. L’equivalente italiano Giovinco, che i numeri li ha, deve, invece, scartare almeno un paio di avversari ogni volta perché non c’è alcun compagno che detti un passaggio o che vada in appoggio. Così è tutta un’altra vita... molto più dura direi.
Molti club, sull’esempio catalano, hanno intuito questa filosofia calcistica e cercano di applicarla. Pensiamo al Genoa “gasperiniano”, alla Dinamo Kiev vista a Milano, al Bordeaux di Blanc, alle squadre inglesi, che a dire il vero sono precursori dello stile blaugrana. Chiaramente cambiano gli interpreti e, di conseguenza, anche i risultati, ma lo spettacolo rimane. Ferrara e la Juventus dovrebbero comprendere questa lezione. Prima di tutto è necessario creare un sistema di gioco valido, basato su triangolazioni, inserimenti senza palla, pressing di squadra. Gli interpreti devono arrivare a conoscersi quasi a memoria, l’estro del grande campione rimarrà, ma come corredo elegante e raffinato ad un impianto solido e non come elemento portante di tutto il sistema.
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Marco Muzii
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