Editoriale - Ciro-Leo: contenti voi, contento soprattutto Mou…

Nonostante le vittorie Juve e Milan non convincono.

Josè Mourinho - Inter (Getty Images)
Nel post-partita di Milan-Cagliari si sono viste molte facce sorridenti, a partire dagli spettatori che si sono goduti un pirotecnico ed elettrizzante 4-3, passando per Oddo, cha ha addirittura rispolverato massime zemaniane – “l’importante è farne uno più dell’avversario” – arrivando fino a Galliani che, facendo “di necessità-virtù”, ha avallato e controfirmato il modulo 4-2-Fantasia. Il problema è che – in questo modo - è fantasiosa anche la rincorsa allo scudetto. Ovviamente, corriamo il rischio di essere smentiti, ma la sensazione è che con questa impostazione si divertano – e tanto – anche gli avversari.  

I sardi, a tratti (lunghi), hanno dominato il gioco, raccogliendo probabilmente meno di quanto avrebbero meritato: cosa succederà quando i rossoneri si troveranno di fronte squadre più ciniche e meno “zemaniane” – appunto – del pur entusiasmante Cagliari di Allegri? Attendiamo impazienti, anche perché - dovesse invece aver ragione Leo - saremmo di fronte all’ennesima rivoluzione rossonera degli ultimi 20 anni. Nessuno come il Milan del duo Berlusconi-Galliani ha ribaltato quelle che credevamo indissolubili certezze, saremmo lieti di essere smentiti un’altra volta…

Da Milano a Torino, i giudizi cambiano poco. Un Ferrara esausto, ma soddisfatto, ha accolto l’1 a 0 contro l’Udinese come se fosse arrivato in cima all’Everest. Un risultato meritato ma sofferto, contro una squadra che si è limitata a chiudere e ha tentato – timidamente – di ripartire, creando comunque grattacapi alla difesa bianconera. Una squadra che – però – era orfana di Di Natale, Pepe e Sanchez, non proprio tre “scarti”, soprattutto per una compagine come l’Udinese, e che - nonostante questo - ha retto, imbrigliato l’avversario e sofferto il minimo sindacale.

Melo ha steccato ancora, Diego galleggia tra le linee - o in fascia dopo l’ingresso di Del Piero - ma senza mai riuscire ad incidere, Amauri conferma tutti gli scettici azzurri (in questo momento Borriello non ha niente di meno rispetto al brasiliano), Camoranesi per una volta s’è riposato e a risolvere ci hanno dovuto pensare Poulsen (tra i migliori) e la premiata ditta Caceres-Grosso. Certo, c’è chi obietterà che avere tante soluzioni - anche imprevedibili come può essere un goal realizzato da terzini - è una risorsa e non un limite, ma di sicuro avere uno straccio di idea di gioco offrirebbe maggiori certezze.

L’impressione, dunque, è che a ridere – ancora una volta – sia soprattutto Mourinho. La sua Inter - cinica, consapevole, tosta, mai in affanno, con risorse inesauribili e ricambi all’altezza - sembra anni luce lontana dalle avversarie, molto più dei cinque punti che la separano dalle inseguitrici. Insomma, il famoso gap – domenica dopo domenica – se non aumenta, di certo continua a non diminuire…

Sergio Stanco
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