Editoriale – Pazza Inter, amala! O no?

Una vittoria fondamentale per gli uomini di Mourinho.

05/nov/2009 21.43.50

L'esultanza di Snejder e Balotelli dopo il goal-partita in Dynamo Kiev-Inter (Inter.it)
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L'esultanza di Snejder e Balotelli dopo il goal-partita in Dynamo Kiev-Inter (Inter.it)

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Ieri, il tempestivo guasto tecnico dell'indistruttibile "Freccia Rossa" - con relativa sosta forzata alla stazione di Bologna - mi ha impedito la visione del primo tempo di Dinamo-Inter, ma - almeno a giudicare dagli highlights e dai commenti post-partita - non credo di essermi perso molto. Il secondo, invece, me lo sono proprio gustato. Prima, però, ho avuto il curioso inframezzo di una conversazione con un tassista interista, che se non fosse vera, sembrerebbe il copione di un film.

Salgo e a tutto volume c’è la radio collegata dalla lontana Ucraina, lui già “smoccola”: “Oh, l’Inter perde – è la prima cosa che mi dice quando entro – è incredibile”. E’ un monologo, non ho neanche il tempo di replicare. “Ho fatto bene stasera a venire a lavorare – continua – io l’avevo detto: è inutile star qui a soffrire, che poi magari facciamo la solita figura e perdo pure una giornata di lavoro. Io non capisco – mi chiede retoricamente – ma questa Dinamo sarà mica più forte del Milan o della Juve, no? Perché in campionato passeggiamo e in coppa non riusciamo a vincere?”. Ovviamente non si aspetta una risposta, anche perché finora non mi ha lasciato aprire bocca: Siamo la barzelletta d’Europa. Ha segnato addirittura Sheva da centrocampo, incredibile. E sì che non stiamo giocando male”. Questo – naturalmente - tutto “visto” alla radio…

Ha un’esitazione, m’insinuo nella “discussione”: “C’è ancora tempo – dico convinto – vedrà che stasera vince e si qualifica”. Ne ero profondamente convinto, anche se i primi minuti della ripresa avevano minato le mie granitiche certezze. Prima di arrivare a quel finale convulso, ero spettatore di una partita già vista, un remake delle tante imprese nerazzurre. Mi aspettavo il solito finale a sorpresa - quello da “Pazza Inter” per intenderci – ma più passava il tempo, più cresceva il dubbio che fosse davvero una partita stregata. Poi, sappiamo tutti come sia andata a finire, era solo il classico sadismo mourinhano per aggiungere un po’ di pathos.

Questa vittoria potrebbe rappresentare davvero la svolta di una stagione, ma il condizionale è d’obbligo. Giusto celebrare l’impresa di Kiev, gioire con i ragazzi di Mourinho per tre punti in una partita nient’affatto semplice, che potrebbe dare ulteriore consapevolezza e sicurezza a questa squadra. Perché – nonostante il risultato – è ovvio che ci sia ancora da lavorare, soprattutto sulla testa: la partita di ieri, infatti, dimostra che l’Inter è ancora una squadra da “reazione” e non d’“azione”. Quella di ieri è la solita vittoria di nervi, di cuore, di pancia o – se volete – con qualcosa che sta giusto là sotto. Per adesso non facciamo gli schizzinosi, il risultato era troppo importante, ma se l’obiettivo è quello di andare oltre, sarà il caso di cominciare a giocare di più – e soffrire di meno - perché non sempre si incontra un benefattore come il portiere della Dinamo

Sergio Stanco

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