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Così parlò Z… iliani – Dopo Ranieri, Blanc ha già pronto il nuovo colpevole: Ferrara
L’Editoriale del celebre giornalista Mediaset pubblicato su paoloziliani.it.
04/nov/2009 11.03.27
È veramente insopportabile, il modo di porsi del nuovo presidente della Juventus, il francese Jean Claud Blanc. E ci permettiamo di dirlo. Se il club sta faticando più del previsto a tornare grande, in tutti i sensi, non è tanto per gli errori degli allenatori (Ferrara oggi, Ranieri e Deschamps ieri), dei giocatori o di chi li ha scelti (Secco): gli errori veri, pesanti, condizionanti, vanno imputati invece a questo dirigente completamente inventato al calcio, la cui unica dote – diciamolo – è quella di essere elegante. Cioè, ben vestito, ben pettinato, ben educato. Oltre che ben stipendiato, ça va sans dire.
“La Juve non può più sbagliare: l'ultimo jolly ce lo siamo giocati col Napoli”. È questo, né più né meno, l'ultimo proclama lanciato dal 46enne manager francese, laurea in International Business a Nizza, master in Business Administration a Boston nonchè uomo di fiducia di John Elkann. Che avendo letto sul suo biglietto da visita: esperienze manageriali nel tennis (Roland Garros), nel ciclismo (Tour de France), nelle auto (Parigi-Dakar) e nel marketing sportivo (Olimpiadi di Albertville), ha pensato che 2 + 2 facesse 4 e lo ha scelto come l'uomo della ricostruzione della Juventus dopo Calciopoli. Stravede talmente tanto, John Elkann per Blanc, che alla Juve lo ha fatto Uno e Trino: presidente, amministratore delegato e direttore generale. Non per niente lo paga come un campione. Qualcosa più di Chiellini, qualcosa meno di Buffon.
Dunque, all'indomani di Juventus-Napoli 2-3 monsieur le president ha pensato bene di uscirsene con il proclama di cui sopra: che ci piace riproporre, perché qualche riflessione secondo noi la merita. “La Juve – sentenzia Blanc - non può più sbagliare: l'ultimo jolly ce lo siamo giocati col Napoli”. Domanda: vi sembra questo il modo di mettere a proprio agio Ferrara - e di schierarsi al suo fianco – in un momento di difficoltà e dopo uno shock come quello di sabato? A noi non sembra. Anzi, ci pare che tra le righe (ma nemmeno tanto) la dichiarazione del presidente vada letta così: “Caro Ferrara, basta con tutte queste castronerie! Finora ho portato pazienza, ma sappi che la mia pazienza ha un limite”.
Blanc ci consenta: come si permette di dare un ultimatum tanto sgradevole a un uomo come Ferrara? Chi l'ha detto che l'ultimo jolly – per chi ha a cuore le sorti della Juventus – sia stato la partita persa col Napoli? E se l'ultimo jolly fosse stato un altro, ben più irrimediabile delle mosse sbagliate di Ferrara: e cioè quello giocato da John Elkann con la sua nomina a dirigente prima e presidente poi? Chi le dà il diritto di mettere l'allenatore con le spalle al muro creando un clima da ultima spiaggia e dandogli la patente di pasticcione-inesperto? E poi, chi è peggio? Ferrara come allenatore o lei come presidente? Noi pensiamo che Ferrara, come Leonardo al Milan, stia semplicemente svolgendo il suo periodo di praticantato in panchina: ma tutto si può dire di lui, tranne che sia un dilettante del pallone. Ebbene: sicuro che si possa dire la stessa cosa di lei? Di lei che non esitò a vendere Ibrahimovic all'Inter – per non parlare di Mutu alla Fiorentina - divenendo a tutti gli effetti il maggior artefice degli scudetti in serie vinti dai nerazzurri? Di lei che non esitò a benedire le sentenze di Calciopoli (retrocessione in B, 2 scudetti cancellati), sostenendo gli avvocati che temendo la scomparsa della Juve dal calcio chiedevano la clemenza della corte, e che oggi, per blandire i tifosi, parla e straparla di titoli ingiustamente tolti? Di lei che a dispetto dell'aplomb molto francese, in 3 anni e 3 mesi ha già cambiato 3 allenatori (Deschamps, Ranieri, Ferrara), come uno Zamparini qualsiasi, e già si mostra insofferente verso la sua ultima creatura (per l'appunto, il povero Ciro)? Di lei che non ha esitato a mettere in piedi quel vero e proprio inciucio tra la Juventus e Marcello Lippi, ufficialmente c.t. della nazionale ma a tempo perso ispiratore – nemmeno tanto occulto – delle strategie e delle mosse di mercato del club bianconero? Ha mai chiesto in giro quanto valga, come suggeritore, Lippi, che lo fece ai tempi dell'Inter di Moratti portando in dote Domoraud e Michele Serena?
Sia ben chiaro. È vero, come dice Sacchi, che per diventare fantino non è necessario essere stato un cavallo. Ma visto che Blanc non esita a prendersela con gli allenatori, e a buttarli a mare, non appena le cose cominciano ad andare male, forse è il caso di chiederselo: e se i veri dilettanti di questa Juventus dell'anno IV d.C. (dopo Calciopoli) non fossero Ferrara e i giocatori, ma John Elkann e Jean Claude Blanc, il primo divinità assisa tra le nuvole, il secondo emanazione del divino sceso in terra a miracol mostrare? In altre parole: fermo restando che Ferrara sbaglia a togliere Poulsen e a mettere Amauri quando la Juve, come col Napoli, fatica a stare in piedi, non sarà che sceglierlo come allenatore della Juventus – a fronte della sua totale inesperienza e preferendolo a Conte e Gasperini, Spalletti e chiunque altro – sia stato uno sbaglio ben più grave delle sue goffe mosse tattiche di oggi? Se 11 giornate di campionato bastano per mettere l'allenatore davanti a un vero e proprio aut-aut (“Speso anche l'ultimo jolly, non possiamo più sbagliare”), la domanda che bisognerebbe porsi è: ma chi l'ha scelto, un allenatore così inadeguato? Fermo restando che Blanc questo ultimatum poteva risparmiarselo. Tanto per fare un esempio, alzi la mano chi ricorda una frase men che corretta di Galliani, sul conto di Leonardo, dopo sconfitte anche tremende come quelle con l'Inter in campionato o con lo Zurigo in Champions League. E sia chiaro: Galliani è tutto tranne che un dirigente da Libro Cuore. Semplicemente, sa come ci si comporta quando le cose vanno male (come ci si comporta nel calcio): l'ultima cosa da fare è dare le colpe all'allenatore. Che è invece diventata la specialità di Blanc. Ieri con Ranieri. E oggi con Ferrara.
Lo diciamo a bocce ferme: a monsieur le president non venga in mente di cacciare Ferrara se le cose alla Juve dovessero precipitare. Ferrara l'ha scelto lui e Ferrara non è un cretino. Ma se proprio Blanc sentisse l'urgenza di tagliare una testa, per darla in pasto al popolino, segua il nostro consiglio: si guardi allo specchio. Potrebbe venirgli un'idea meravigliosa. Anzi, merveilleuse.
Paolo Ziliani
“La Juve non può più sbagliare: l'ultimo jolly ce lo siamo giocati col Napoli”. È questo, né più né meno, l'ultimo proclama lanciato dal 46enne manager francese, laurea in International Business a Nizza, master in Business Administration a Boston nonchè uomo di fiducia di John Elkann. Che avendo letto sul suo biglietto da visita: esperienze manageriali nel tennis (Roland Garros), nel ciclismo (Tour de France), nelle auto (Parigi-Dakar) e nel marketing sportivo (Olimpiadi di Albertville), ha pensato che 2 + 2 facesse 4 e lo ha scelto come l'uomo della ricostruzione della Juventus dopo Calciopoli. Stravede talmente tanto, John Elkann per Blanc, che alla Juve lo ha fatto Uno e Trino: presidente, amministratore delegato e direttore generale. Non per niente lo paga come un campione. Qualcosa più di Chiellini, qualcosa meno di Buffon.
Dunque, all'indomani di Juventus-Napoli 2-3 monsieur le president ha pensato bene di uscirsene con il proclama di cui sopra: che ci piace riproporre, perché qualche riflessione secondo noi la merita. “La Juve – sentenzia Blanc - non può più sbagliare: l'ultimo jolly ce lo siamo giocati col Napoli”. Domanda: vi sembra questo il modo di mettere a proprio agio Ferrara - e di schierarsi al suo fianco – in un momento di difficoltà e dopo uno shock come quello di sabato? A noi non sembra. Anzi, ci pare che tra le righe (ma nemmeno tanto) la dichiarazione del presidente vada letta così: “Caro Ferrara, basta con tutte queste castronerie! Finora ho portato pazienza, ma sappi che la mia pazienza ha un limite”.
Blanc ci consenta: come si permette di dare un ultimatum tanto sgradevole a un uomo come Ferrara? Chi l'ha detto che l'ultimo jolly – per chi ha a cuore le sorti della Juventus – sia stato la partita persa col Napoli? E se l'ultimo jolly fosse stato un altro, ben più irrimediabile delle mosse sbagliate di Ferrara: e cioè quello giocato da John Elkann con la sua nomina a dirigente prima e presidente poi? Chi le dà il diritto di mettere l'allenatore con le spalle al muro creando un clima da ultima spiaggia e dandogli la patente di pasticcione-inesperto? E poi, chi è peggio? Ferrara come allenatore o lei come presidente? Noi pensiamo che Ferrara, come Leonardo al Milan, stia semplicemente svolgendo il suo periodo di praticantato in panchina: ma tutto si può dire di lui, tranne che sia un dilettante del pallone. Ebbene: sicuro che si possa dire la stessa cosa di lei? Di lei che non esitò a vendere Ibrahimovic all'Inter – per non parlare di Mutu alla Fiorentina - divenendo a tutti gli effetti il maggior artefice degli scudetti in serie vinti dai nerazzurri? Di lei che non esitò a benedire le sentenze di Calciopoli (retrocessione in B, 2 scudetti cancellati), sostenendo gli avvocati che temendo la scomparsa della Juve dal calcio chiedevano la clemenza della corte, e che oggi, per blandire i tifosi, parla e straparla di titoli ingiustamente tolti? Di lei che a dispetto dell'aplomb molto francese, in 3 anni e 3 mesi ha già cambiato 3 allenatori (Deschamps, Ranieri, Ferrara), come uno Zamparini qualsiasi, e già si mostra insofferente verso la sua ultima creatura (per l'appunto, il povero Ciro)? Di lei che non ha esitato a mettere in piedi quel vero e proprio inciucio tra la Juventus e Marcello Lippi, ufficialmente c.t. della nazionale ma a tempo perso ispiratore – nemmeno tanto occulto – delle strategie e delle mosse di mercato del club bianconero? Ha mai chiesto in giro quanto valga, come suggeritore, Lippi, che lo fece ai tempi dell'Inter di Moratti portando in dote Domoraud e Michele Serena?
Sia ben chiaro. È vero, come dice Sacchi, che per diventare fantino non è necessario essere stato un cavallo. Ma visto che Blanc non esita a prendersela con gli allenatori, e a buttarli a mare, non appena le cose cominciano ad andare male, forse è il caso di chiederselo: e se i veri dilettanti di questa Juventus dell'anno IV d.C. (dopo Calciopoli) non fossero Ferrara e i giocatori, ma John Elkann e Jean Claude Blanc, il primo divinità assisa tra le nuvole, il secondo emanazione del divino sceso in terra a miracol mostrare? In altre parole: fermo restando che Ferrara sbaglia a togliere Poulsen e a mettere Amauri quando la Juve, come col Napoli, fatica a stare in piedi, non sarà che sceglierlo come allenatore della Juventus – a fronte della sua totale inesperienza e preferendolo a Conte e Gasperini, Spalletti e chiunque altro – sia stato uno sbaglio ben più grave delle sue goffe mosse tattiche di oggi? Se 11 giornate di campionato bastano per mettere l'allenatore davanti a un vero e proprio aut-aut (“Speso anche l'ultimo jolly, non possiamo più sbagliare”), la domanda che bisognerebbe porsi è: ma chi l'ha scelto, un allenatore così inadeguato? Fermo restando che Blanc questo ultimatum poteva risparmiarselo. Tanto per fare un esempio, alzi la mano chi ricorda una frase men che corretta di Galliani, sul conto di Leonardo, dopo sconfitte anche tremende come quelle con l'Inter in campionato o con lo Zurigo in Champions League. E sia chiaro: Galliani è tutto tranne che un dirigente da Libro Cuore. Semplicemente, sa come ci si comporta quando le cose vanno male (come ci si comporta nel calcio): l'ultima cosa da fare è dare le colpe all'allenatore. Che è invece diventata la specialità di Blanc. Ieri con Ranieri. E oggi con Ferrara.
Lo diciamo a bocce ferme: a monsieur le president non venga in mente di cacciare Ferrara se le cose alla Juve dovessero precipitare. Ferrara l'ha scelto lui e Ferrara non è un cretino. Ma se proprio Blanc sentisse l'urgenza di tagliare una testa, per darla in pasto al popolino, segua il nostro consiglio: si guardi allo specchio. Potrebbe venirgli un'idea meravigliosa. Anzi, merveilleuse.
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