Il Cantastorie - Lettera ad Antonio Cassano

All’indomani del putiferio del dopo Sampdoria-Bari, le righe a cuore aperto di un Sampdoriano.

04/nov/2009 11.33.22

Antonio Cassano - Sampdoria-Bari - Serie A (Getty Images)
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Antonio Cassano - Sampdoria-Bari - Serie A (Getty Images)

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Caro Antonio, non sono un “capopopolo” e non rappresento nessuno, sono tutto il contrario di un leader di tifoseria e coloro che si sentono “rappresentanti della stragrande maggioranza” mi sembrano sempre in realtà dei gran furbacchioni che hanno capito poco dell'essere tifosi, e in particolare dell'essere Sampdoriani, esattamente come quei pochi elementi che ieri si sono sentiti in diritto di “prenderti di mira”, usando le tue stesse parole. Parlo, come sempre, a titolo personale, ma per una volta ho la presunzione di credere di condividere lo sconforto di molti Sampdoriani che ieri si sono sentiti traditi dall’evolversi degli eventi: sono uno che per le cose in cui crede prova a lottare con qualsiasi arma abbia a disposizione, senza guardare in faccia a nessuno, nemmeno ad un Re, se il Bene per cui credo di lottare, io lo ritenga superiore.

Riguardo alle tue sensazioni di ieri – che hai poi coloritamente espresso in sala stampa – sei completamente fuori strada: l’abbiamo già vissuta questa situazione e puoi star certo che i Sampdoriani sono con Te. Ieri era una giornata particolare: la grande festa che abbiamo vissuto insieme alla Tua Gente ha condizionato tutto. Vederti là sotto nel riscaldamento, mentre ti osannavano, ti dico la verità, mi ha commosso al punto da mettermi i brividi. Figuriamoci che effetto può aver avuto su di Te… Ecco, dal bello di una stupenda amicizia con la Gente Barese, si è passati all’assurdità di un doppio tradimento: quello di quella gentaglia che ti ha “preso di mira”, ma anche il Tuo “tradimento”, con parole esplicite che – dico la verità – da uno come Te mai mi sarei aspettato.
I tuoi progetti, per due mugugni, sono quelli di andartene dove qualcuno di più “comprensivo” ti dia asilo? La vedo difficile, caro Antonio, con la fama internazionale che ti hanno affibbiato e che Noi abbiamo contribuito a stemperare… In che modo? Amandoti, prima che tu ci amassi. Difendendoti a spada tratta, prima ancora che tu difendessi Noi.  

Abbiamo amato sempre giocatori come Te, abbiamo sempre difeso uomini come Te. Se me lo consenti, Caro Antonio, ti svelo un segreto, riguardo a ciò che ti è  accaduto ieri: quei “tifosi” sampdoriani che Ti hanno preso di mira, sono gli stessi che mugugnavano se Ernesto Tito Cucchiaroni (sai chi è, Antonio, vero? Te l’hanno spiegato quando sei arrivato qui?) corricchiava un po’ svogliato, che gli urlavano “ A-a seia lioìn, a-a mattin coggioìn!”… Salvo poi esplodere alla prima magia… Sono gli stessi che inveivano nelle giornate di letargo di Alviero Chiorri dicendo “A no vä trèi citti…” e che ancora oggi parlano del Marziano con amore… Sono gli stessi cui Roberto Mancini sputò e su questo, perdonami, non ho molto da dirti, se non che questa gente che “ti ha preso di mira”, quando andò via lui, preferì seguirlo, piuttosto che continuare ad amare la Sampdoria…

Vedi, la differenza sta tutta qua: i giocatori passano, i mugugnoni pure, la Sampdoria ed i Sampdoriani rimangono. Sempre. Chiedi a Francesco Flachi: credo saprà risponderti in modo esauriente. E ti saprà anche spiegare perché molti di noi, che ieri ti applaudivano, oggi si sentono così avviliti.
Cerca di capirmi, certi sampdoriani li conosco bene e non mi sorprendo più. A Te credevo di cominciare a conoscerti. Quello che veramente mi abbatte è la tua mancanza di comprensione di tutto questo. Forse la colpa non è tua, ma di chi non te l’ha mai spiegato. Tu parli di nutella e di merda: beh, sulla prima non mi pronuncio, perché non mi piace, ma sulla seconda… Tu non hai la minima idea di cosa parli… Tu non sai quanta merda abbiamo dovuto inghiottire, ma con la bocca piena di letame continuavamo lo stesso a cantare per l’Unione Calcio Sampdoria!

Ti sei mai chiesto perché non facciamo cori per i giocatori, facendo a volte per Te un’eccezione? Ti sei mai chiesto perché diciamo sempre “si canta solo per la Sampdoria”? Beh, te la do io la risposta: perché in un passato non molto lontano c’è già stato un fuoriclasse assoluto che ha spaccato in due la Tifoseria Sampdoriana. Tu sei diverso, per questo ti abbiamo amato così tanto sin da subito, non può essere, non deve essere che ci siamo ancora una volta sbagliati… Mi ricordo di una frase che un giorno mi parve incredibilmente bella, per quanto strana: “Voglio restare alla Sampdoria, per tanti anni ancora” e faceva riferimento all’identificazione assoluta tra Te e Noi, tra il tuo modo di amare ed il nostro modo di amare, dove sia per Te che per Noi, al concetto di Io si sostituiva il concetto di Noi, inteso come Sampdoria e Sampdoriani. Può sembrare una patetica forzatura, ma era (ed è) bello provare insieme a Te l’emozione dell’identificazione… Forse qualcuno dovrebbe spiegarti un po’ meglio la Sampdoria ed i Sampdoriani ed, allora, sono certo che ti rimangeresti l’assurdo paragone che hai fatto sull’onda della rabbia con Roma e Madrid…

Quelli che ti “hanno preso di mira” li ho già condannati ieri pomeriggio, passando l’intero secondo tempo a litigare, invece che a seguire la partita…  A Te, caro Antonio, non posso condannarti, per il semplice fatto che quando arrivasti qui chiedesti Amore ed Amore ti è stato dato ed ormai ti voglio bene come ad uno di Noi, come ad un Sampdoriano. Ma sappi che sbagli profondamente nel credere che i Sampdoriani siano come coloro che nella tua vita hai sino ad oggi incontrato. I Sampdoriani sanno perdonare, non una, ma cento volte, se sanno di essere rispettati. Ma sono gente di mare, teste dure, che una cosa proprio non la sanno fare: dimenticare il male. E a Te vorrebbero ricordarti come La Bandiera, non come una delle tante bandiere che abbiamo sollevato e, poi, delusi, tristemente ammainato. Ricordati – e questo, se me lo permetti, è un consiglio di uno che ti vuole bene davvero – che l’adulazione procura falsi amori, ma troppo spesso la verità genera odio.

Ti abbraccio, caro Antonio.

Matteo Asquasciati
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