Editoriale – Altro allenamento per l’Inter (ma Santon va recuperato). Zenga, che personalità!

Partita spettacolare, ma mai in discussione.

01/nov/2009 22.21.42

Maicon & Milito - Inter (Getty Images)
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Maicon & Milito - Inter (Getty Images)

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Squadre

Quando l’Inter scende in campo per una partita del campionato italiano, soprattutto a San Siro, sembra sempre che stia disputando un’amichevole del giovedì. Ritmi rilassati, giocatori che si limitano al compitino, nessuna pressione, la consapevolezza che prima o poi la giocata che chiude la partita arriverà. Si giochicchia a metà campo e si aspetta l’invenzione del campione di turno. A volte, magari, va anche in difficoltà, anche perché proprio per questa sua - forse eccessiva - sicurezza, la concentrazione non è mai al top e qualche errore ci scappa sempre, ma non va mai in frenesia e quando decide che è venuto il momento di smetterla di scherzare, annichilisce l’avversario. Emblematico di quanto detto, la partita di ieri: 4 a 0 primo tempo, 4-3 dopo 20’ del secondo, poi il Palermo – che fino a quel momento sembrava avere l’inerzia della gara dalla sua – non ha più tirato in porta. Zeru occasioni, direbbe Mou. Mancava solo che sul tabellone uscisse: “Siete su Scherzi a Parte”.  

Nella prima frazione, tutto sommato, la squadra di Zenga non è dispiaciuta, anche perché  – come detto – i ragazzi di Mourinho sono generosi, a tratti ti concedono anche: puoi far circolare palla, puoi anche creare l’occasione se vuoi e se proprio proprio sono in serata buona, magari ti regalano anche il vantaggio, poi però, quando spingono sull’acceleratore, ti asfaltano. Ieri ci si è messo Balotelli, un’altra volta è Maicon, il genio di Cambiasso là in mezzo c’è sempre, quando Stankovic non fa il superbo con giocate storiche resta comunque un tuttofare unico e imprescindibile. Potremmo continuare per ore…

Nell’Inter stratosferica, c’è solo una spina: Davide Santon ieri è uscito in lacrime dal campo e a testa bassissima da San Siro. Il bambino – così come il compagno Balotelli – sta evidentemente soffrendo la pressione di una carriera esplosa troppo in fretta. Poteva essere prevedibile, ma il ragazzo va aiutato. Come? Innanzitutto non può essere trattato come un adulto. Insomma, sfuriate pubbliche come quelle di Mourinho ieri, o rimbrotti televisivi come quelli di Maicon a Sky, non sono la soluzione. Se veramente vogliamo aiutare questi ragazzi a crescere, ricordiamoci che hanno poco più di 18 anni e si sono trovati catapultati nel paese dei balocchi. Normale che fatichino a ritrovare le misure.

Una citazione per Mister Zenga: checché ne dicano lui e Mou, che non a caso sono amici, ieri l’Inter nel secondo tempo ha mollato. Ma questo nulla toglie ai meriti del tecnico rosanero: “Cosa ci siamo detti con Stankovic a fine partita? – ha confidato in conferenza stampa – Deki mi ha chiesto cosa avessi raccontato ai miei ragazzi nell’intervallo per indurre la reazione che si è vista. Nulla di che, ho solo detto loro “Voi pensate che ora io tolga una punta e metta un centrocampista per evitare l’imbarcata? E vi sbagliate. Io tolgo un difensore e metto un attaccante. Abbiamo perso il primo tempo, voglio vedere se siete capaci di vincere il secondo”. In queste situazioni è inutile urlare, in questi momenti la squadra ha bisogno di fiducia e io ho cercato di infondergliela. Nel primo tempo non avevo visto un brutto Palermo, bastava una scintilla per rincuorarli. E infatti nel secondo tempo abbiamo vinto noi e manca poco che pareggiamo la partita”. Esagerato come sempre Walterone, ma se l’esperienza si può acquisire girando il Mondo, la personalità non si compra al supermercato…

Sergio Stanco
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