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Editoriale - Leo, altro che FUOCO. A Dinho resta una FIAMMELLA...
Doveva essere la serata della riscossa per il brasiliano, è arrivato l'ennesimo flop.
Adesso sì, i tempi sembrano davvero maturi. E' ora di dare una svolta a questa situazione, di sterzare con decisione per uscire dall'empasse, di risolvere una volta per tutte l'equivoco forse più ingombrante di questo Milan. L'equivoco Ronaldinho.
Quella di Napoli, per il brasiliano, era l'ennesima partita-verità degli ultimi mesi. Lo sapevano tutti, nel clan rossonero. Altrimenti Leonardo, alla vigilia, non si sarebbe sbilanciato caricandolo di responsabilità come fatto in conferenza stampa: "Ronaldinho sta benissimo, interpreta bene il suo ruolo ma a me manca il fuoco, deve metterci il fuoco. Su certi palloni può fare ancora più male, può dare quella scintilla in più perchè ce l'ha dentro, questo per passare dall'ottimo all'eccellente". Tradotto in parole povere: 'Amico mio, sei l'ex giocatore più forte del mondo. Quando la smetterai di limitarti a fare il compitino?'.
'Non al San Paolo', ha risposto virtualmente Dinho con la sua performance. Eppure la partita si era messa talmente bene per il Diavolo, che era difficile ipotizzare un contesto migliore in cui lasciare libero di deflagrare il talento cristallino dell'ex Barça. La difesa partenopea - non esattamente impenetrabile - ha lasciato per buona parte dell'incontro larghi spazi al contropiede del Milan. Ronaldinho ci sarebbe andato a nozze, una volta. Ieri, invece, ha confermato con una prova dalla pochezza sconcertante di essere più vicino allo status di 'ex-giocatore' che a quello di 'Pallone d'Oro 2005'.
Solo in rare circostanze lo si è visto puntare l'uomo nell'uno contro uno, tra l'altro in situazioni piuttosto ghiotte. Bottino complessivo: zeru dribbling riusciti, per dirla alla Mourinho. Il resto della sua partita l'ha trascorso vivacchiando in tre metri quadrati di campo sulla sinistra di quello che sarebbe dovuto essere un tridente, nei piani di Leonardo. Sempre spalle alla porta, sempre lento nella giocata, quasi sempre anticipato dall'onesto Grava, che ai livelli di Beckenbauer in carriera non c'è mai arrivato. Eppure il duello col brasiliano l'ha stravinto, dopo qualche giro a vuoto iniziale. Ma allora che fine ha fatto il fuoco richiesto da Leo? Si è visto, eccome se si è visto. Al minuto 61, quello della sua sostituzione: spallata all'allenatore, imprecazioni in vari idiomi e via col muso lungo in panchina.
Non ci siamo, Dinho. Non era questo il fuoco di cui si parlava. Ma è comprensibile che tu abbia frainteso, d'altronde in rossonero la famosa scintilla non si è mai vista. A meno da non voler considerare tale qualche lampo da giocoliere o gli assist disseminati qua e là nel suo anno e mezzo di Milan. E' questo l'equivoco di cui si parlava prima. Ne siamo responsabili un po' tutti, anche noi che l'abbiamo esaltato oltremodo dopo aver ammirato qualche sua giocata rigorosamente da fermo. E' davvero il caso di continuare a trattarlo così, come se godesse di un credito acquisito chissà quando? O magari è arrivato il momento di metterlo in discussione seriamente, per capire cosa fare del suo futuro e di quello del Milan.
Aspettare ancora una fiammata o assistere inesorabili al lento esaurimento del fuoco sacro di un ex fuoriclasse? La notte del San Paolo rappresenta quasi una sentenza...
Sergio Chesi
Quella di Napoli, per il brasiliano, era l'ennesima partita-verità degli ultimi mesi. Lo sapevano tutti, nel clan rossonero. Altrimenti Leonardo, alla vigilia, non si sarebbe sbilanciato caricandolo di responsabilità come fatto in conferenza stampa: "Ronaldinho sta benissimo, interpreta bene il suo ruolo ma a me manca il fuoco, deve metterci il fuoco. Su certi palloni può fare ancora più male, può dare quella scintilla in più perchè ce l'ha dentro, questo per passare dall'ottimo all'eccellente". Tradotto in parole povere: 'Amico mio, sei l'ex giocatore più forte del mondo. Quando la smetterai di limitarti a fare il compitino?'.
'Non al San Paolo', ha risposto virtualmente Dinho con la sua performance. Eppure la partita si era messa talmente bene per il Diavolo, che era difficile ipotizzare un contesto migliore in cui lasciare libero di deflagrare il talento cristallino dell'ex Barça. La difesa partenopea - non esattamente impenetrabile - ha lasciato per buona parte dell'incontro larghi spazi al contropiede del Milan. Ronaldinho ci sarebbe andato a nozze, una volta. Ieri, invece, ha confermato con una prova dalla pochezza sconcertante di essere più vicino allo status di 'ex-giocatore' che a quello di 'Pallone d'Oro 2005'.
Solo in rare circostanze lo si è visto puntare l'uomo nell'uno contro uno, tra l'altro in situazioni piuttosto ghiotte. Bottino complessivo: zeru dribbling riusciti, per dirla alla Mourinho. Il resto della sua partita l'ha trascorso vivacchiando in tre metri quadrati di campo sulla sinistra di quello che sarebbe dovuto essere un tridente, nei piani di Leonardo. Sempre spalle alla porta, sempre lento nella giocata, quasi sempre anticipato dall'onesto Grava, che ai livelli di Beckenbauer in carriera non c'è mai arrivato. Eppure il duello col brasiliano l'ha stravinto, dopo qualche giro a vuoto iniziale. Ma allora che fine ha fatto il fuoco richiesto da Leo? Si è visto, eccome se si è visto. Al minuto 61, quello della sua sostituzione: spallata all'allenatore, imprecazioni in vari idiomi e via col muso lungo in panchina.
Non ci siamo, Dinho. Non era questo il fuoco di cui si parlava. Ma è comprensibile che tu abbia frainteso, d'altronde in rossonero la famosa scintilla non si è mai vista. A meno da non voler considerare tale qualche lampo da giocoliere o gli assist disseminati qua e là nel suo anno e mezzo di Milan. E' questo l'equivoco di cui si parlava prima. Ne siamo responsabili un po' tutti, anche noi che l'abbiamo esaltato oltremodo dopo aver ammirato qualche sua giocata rigorosamente da fermo. E' davvero il caso di continuare a trattarlo così, come se godesse di un credito acquisito chissà quando? O magari è arrivato il momento di metterlo in discussione seriamente, per capire cosa fare del suo futuro e di quello del Milan.
Aspettare ancora una fiammata o assistere inesorabili al lento esaurimento del fuoco sacro di un ex fuoriclasse? La notte del San Paolo rappresenta quasi una sentenza...
Sergio Chesi
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