La Vs Opinione (Giuseppe) – La Samp dirà se questa Juve può sognare. E quando rientrerà Del Piero, ci divertiremo...
Pubblichiamo un editoriale in chiave bianconera pervenutoci da un nostro Lettore.
28/ott/2009 13.24.38
Nel caotico "processo" Juve - e visto lo scottante passato è meglio specificare che si parla di calcio giocato – in quel tribunale fatto di carta di giornale e tubi catodici, l’accusa è solita chiamare i propri testimoni a discutere con discernimento di formule matematiche e/o scientifiche applicate all’arte pallonara, che nient’altro sono che mere combinazioni di numeri (4-3-1-2; 4-2-3-1 e via discorrendo) la cui somma da sempre e solo 11. Dall’altra parte della barricata, il buon neofita Ferrara, si giustifica giurando di aver visto (ipse dixit) bicchieri più o meno farciti, di chissà poi quale liquido, a volte mezzi pieni altre mezzi vuoti. Se si parla di sudore o olio di gomito il buon Ciro ha da stare tranquillo: Diego e compagni, da un mese a questa parte, avranno sì e no colmato recipienti da ammazzacaffè.
Il problema della Juve post-Ranieri è che i suoi elementi faticano a sostenere i ritmi imposti dalle avversarie, siano esse il Bordeaux, capolista francese, che il Siena, terminale basso della nostrana serie. Che sia un problema di forma generale è ormai consolidato; che sia una scelta mirata per arrivare in quel di febbraio pronti per l’appuntamento che conta nella competizione che assegna una coppa dalle grandi orecchie è la speranza. Per quanto riguarda le critiche sulla mancata bellezza di gioco, va ricordato che le Juventus vincenti di Capello e dell’attuale cittì Lippi, non hanno mai fatto vanto di un uso elegante del fioretto, bensì vengon ricordate per la brutalità e l’efficienza con cui armeggiavano il machete. D'altronde è Milano la città del bello e della Moda, dove le sfilate – e le primedonne - sono sempre alla ricerca del ricamo e del merletto – spesso solo sulla sponda rossonera del Naviglio e, di recente, con la stessa puntualità della settimana della milanese della Moda: vale a dire 7 giornate l’anno e finita lì. Torino è la città della Fiat e delle fabbriche dove tutto è lavoro e fatica, e i narcisi li si lascia specchiare altrove, lasciandoli morire innamorati di se stessi e del proprio gioco.
Detto questo, la sensazione che si ha nel guardare l’attuale Juve – oltre alla noia – è quella di una squadra macchinosa, a tratti spaesata, priva della verve travolgente necessaria per superare una fase in cui la manovra fatica ad essere disinvolta. Ciononostante, i bianconeri in Champions si stagliano al secondo posto di un girone di elevata caratura, almeno per 3/4, e in campionato inseguono a quattro lunghezze di distanza un’Inter non certo testimonial per eccellenza dello spot vinco sempre e vinco bene. Quindi se questo è il postludio di una crisi che, prima o poi, in una stagione fa visita a tutte le compagini, il bilancio è più che positivo. Va ricordato inoltre che il signor duecentosessantadue gol in bianconero è fermo ai box da inizio stagione ed il suo ritorno – imminente ? - potrebbe favorire la crescita di Diego, levando al nerboruto brasiliano un po’ di responsabilità dal groppone e accollandosela come solo il Capitano sa fare. I margini di miglioramento ci sono, e lo scugnizzo allievo di Lippi ne è cosciente e tiene duro.
L’esame Sampdoria dirà se la Juve, con i muscoli e con la grinta, è realmente venuta fuori da questa situazione difficile. I blucerchiati hanno cartucce pesanti da sparare, un Cassano in forma super ed un Pazzini mascherato; se all’ombra della Mole si farà scudo col carattere e si cercherà di far leva sui propri punti di forza – fisicità e orgoglio – dimenticandosi dei fronzoli legati al modulo, si potrà dare un segno importante sia ai tifosi, sia alla critica e – perché no - alla squadra stessa. Ciro lo sa: vincere e con-vincere sono due parole tanto simili che persino il critico più puntiglioso arriva a confonderle annebbiato dalla coltre di euforia febbrile che circonda il carro dei vincitori. E se ci vuol tempo per trasformare un carro in un'irresistibile Ferrari, a Torino sono tranquilli: pare che ci sappiano fare da quelle parti…
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