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L'Opinione: E se invece Lippi avesse ragione?
Molte critiche, tutte giuste?
27/mar/2009 09.03.44
La storia ci ha insegnato non solo che l'Italia è un popolo di commissari tecnici, ma anche come qualunque selezionatore della Nazionale non sia mai riuscito ad accontentare neanche la metà dei “commissari tecnici” sparsi nel bel paese. Da Valcareggi a Vicini, da Zoff a Beazot, da Trapattoni a Sacchi, da Maldini a Lippi. Quattro titoli conquistati dalla nostra Nazionale, che si accomoda sul secondo gradino del podio mondiale dietro solo al Brasile penta-campione, dovrebbero essere una garanzia che chiunque venga investito di questo onere/onore sia un tecnico uscito da quella che ultimamente è stata definita l'Università del calcio: Coverciano.
Invece, si torna sempre al punto di partenza. I dualismi, le convocazioni mancate, senza considerare minimamente che un CT non deve tener conto solo delle stelle che illuminano il palcoscenico nazionale, ma deve riuscire a gestire un gruppo, deve costruirlo con pazienza, amalgamando al meglio qualità tecniche ma non solo, deve farlo crescere con in mente il raggiungimento dell'obiettivo, e non può farlo con continuità, ma deve approfittare di quei 5/6 appuntamenti annuali che il compresso calendario concede.
Usciamo con le ossa rotte da quello che passerà alla storia calcistica come “il flop delle italiane” la mattanza perpetrata dalle squadre inglesi sulle nostre. Inglesi che dopo averci mortificato sono addirittura diventati punti di riferimento, per il modo di affrontare le gare, per la sicurezza psicologica conquistata. Ci siamo riempiti la bocca di complimenti e riverenze verso il popolo di Sua Maestà, poiché in Inghilterra si gioca al calcio, perchè in Inghilterra non ci sono pressioni, perchè in Inghilterra questo e quello, e nonostante tutto, noi che vorremmo essere nel nostro piccolo come loro, non riusciamo ancora a capire che il nostro male peggiore è proprio questo accanimento mediatico nei confronti di qualcosa o di qualcuno. Continuiamo a generare tensioni intorno ad un ambiente, che è il nostro ambiente, quello della Nazionale. Così come dovrebbe esserlo quello dei nostri club che prima di affrontare il triplo impegno europeo che erano dati già per perdenti in partenza, con la stampa inglese che esaltava i loro campioni e con la nostra pronta, in virtù di una presunta cultura calcistica, ad ammettere anzitempo la sconfitta.
Proviamo a pensare, anche solo per un minuto, di cosa ha realmente bisogno la nostra Nazionale per preparare al meglio l'impegno di qualificazione. Ha bisogno di continue domande sul perchè non è stato convocato questo piuttosto che quello, andando così a inficiare la sicurezza dei calciatori scelti dal CT? Oppure ha bisogno di un ambiente che regali una certa tranquillità, che pensi ad esaltare il lavoro di un tecnico, che è pur sempre lo stesso che ci ha portato a scendere in piazza e a vestirci con il tricolore per cantare a squarciagola “popopopopopppopoooooo”? Proviamo a pensare solo per una volta che forse le scelte di Lippi siano giuste, e che tutto questo rumore attorno a Cassano sia esagerato, viste anche le sue ultime apparizioni in azzurro. Cerchiamo di aiutare la nostra Nazionale stringendoci attorno a lei, e per una volta, cerchiamo di emulare gli inglesi in questo, perchè solo per questo sono da emulare, non per altro, dato che il calcio britannico, se è migliorato, non è sicuramente per merito loro.
Giovanni Montopoli
Invece, si torna sempre al punto di partenza. I dualismi, le convocazioni mancate, senza considerare minimamente che un CT non deve tener conto solo delle stelle che illuminano il palcoscenico nazionale, ma deve riuscire a gestire un gruppo, deve costruirlo con pazienza, amalgamando al meglio qualità tecniche ma non solo, deve farlo crescere con in mente il raggiungimento dell'obiettivo, e non può farlo con continuità, ma deve approfittare di quei 5/6 appuntamenti annuali che il compresso calendario concede.
Usciamo con le ossa rotte da quello che passerà alla storia calcistica come “il flop delle italiane” la mattanza perpetrata dalle squadre inglesi sulle nostre. Inglesi che dopo averci mortificato sono addirittura diventati punti di riferimento, per il modo di affrontare le gare, per la sicurezza psicologica conquistata. Ci siamo riempiti la bocca di complimenti e riverenze verso il popolo di Sua Maestà, poiché in Inghilterra si gioca al calcio, perchè in Inghilterra non ci sono pressioni, perchè in Inghilterra questo e quello, e nonostante tutto, noi che vorremmo essere nel nostro piccolo come loro, non riusciamo ancora a capire che il nostro male peggiore è proprio questo accanimento mediatico nei confronti di qualcosa o di qualcuno. Continuiamo a generare tensioni intorno ad un ambiente, che è il nostro ambiente, quello della Nazionale. Così come dovrebbe esserlo quello dei nostri club che prima di affrontare il triplo impegno europeo che erano dati già per perdenti in partenza, con la stampa inglese che esaltava i loro campioni e con la nostra pronta, in virtù di una presunta cultura calcistica, ad ammettere anzitempo la sconfitta.
Proviamo a pensare, anche solo per un minuto, di cosa ha realmente bisogno la nostra Nazionale per preparare al meglio l'impegno di qualificazione. Ha bisogno di continue domande sul perchè non è stato convocato questo piuttosto che quello, andando così a inficiare la sicurezza dei calciatori scelti dal CT? Oppure ha bisogno di un ambiente che regali una certa tranquillità, che pensi ad esaltare il lavoro di un tecnico, che è pur sempre lo stesso che ci ha portato a scendere in piazza e a vestirci con il tricolore per cantare a squarciagola “popopopopopppopoooooo”? Proviamo a pensare solo per una volta che forse le scelte di Lippi siano giuste, e che tutto questo rumore attorno a Cassano sia esagerato, viste anche le sue ultime apparizioni in azzurro. Cerchiamo di aiutare la nostra Nazionale stringendoci attorno a lei, e per una volta, cerchiamo di emulare gli inglesi in questo, perchè solo per questo sono da emulare, non per altro, dato che il calcio britannico, se è migliorato, non è sicuramente per merito loro.
Giovanni Montopoli
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