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Gli uomini di Montella hanno annichilito l'Inter con una prestazione eccezionale sotto tutti i punti di vista. Lo 'schiaffo' ricevuto a Torino dalla Juventus è stato salutare.

Lezione di Calcio. La Fiorentina ritrova la bellezza del suo gioco e la via del goal schiantando l'Inter al Franchi, e cancellando con rabbia ma soprattutto tanta qualità l'orribile debacle contro la Juventus. Una prestazione sontuosa per gli 11 di Montella, che di fronte al Patron Diego Della Valle (tornato al Franchi dopo quasi 3 anni) hanno incantato tutti. Tanto che nel corso della partita impazzivano sul web centinaia di Twitter (non solo da parte di tifosi viola) che paragonavano il calcio della Fiorentina al quello del Barcellona.

Tornando sulla terra, visto che i blaugrana sembrano appartenere ad un altro pianeta sportivo, la Fiorentina ha davvero divertito, ha giocato un calcio spettacolare e meritato la vittoria. Mai s'è avuta la sensazione che la partita potesse girare, perché fin dai primi minuti s'era capito che i viola erano concentratissimi, veloci, molto ben messi in campo e decisi a vincere questa sfida, decisiva per la classifica per non esser staccati dal treno Europa.

LA PARTITA | FIORENTINA-INTER 4-1

TIRI
IN PORTA
POSSESSO
ANGOLI

FUORIGIOCO

CARTELLINI

FIORENTINA
23
11
63%
6
2
3

INTER
7
1
37%
3
0
4

La nota più positiva, oltre ai 3 punti, è aver rivisto la miglior Fiorentina sul piano tecnico e agonistico. Anche nei momenti più tristi di quest'inizio 2013 il gioco c'era sempre stato, ma meno fluido, veloce e continuo, risultando sterile e perdente. Solo a Torino una Juve capace di aggredire “fisicamente” il centrocampo viola aveva tramortito la squadra gigliata, domandola anche sul piano caratteriale. Uno schiaffo alla fine salutare, che è servito a crescere, perché Jovetic e compagni sono scesi in campo con piglio diverso ieri sera, illuminando con classe e giocate d'autore la notte di Firenze. Compatta, veloce, pericolosa, bellissima. Di nuovo la squadra girava a mille, ritrovando quell'armonia in tutti i suoi elementi necessaria a produrre il suo gioco migliore. La Fiorentina è come un orologio pregiato, fatto di ingranaggi piccoli, delicati, ma che se si muovono tutti in sincronia creano una meraviglia.

Quello che ha colpito fin dall'avvio (e per l'intera la partita) è stato il rivedere lo spettacolare movimento di tutti gli uomini in campo, con ogni portatore di palla che aveva davanti a sé due – tre – quattro possibili opzioni, potendo servire più compagni in movimento ed aprendo cosi ogni angolo del campo a possibili iniziative pericolose. Da sempre il centrocampo viola è l'anima della squadra, il reparto che può fare la differenza, e forse tecnicamente il migliore del nostro campionato. Il trio Pizarro Aquilani e Borja Valero ha surclassato la mediana dell'Inter, che finiva per correre sistematicamente a vuoto, cercando di coprire spazi ma scoprendone irrimediabilmente altri grazie al palleggio magistrale dei padroni di casa.

L'Inter non è mai stata capace di pressare in modo compatto e recuperare palla; al contrario la Fiorentina recuperava palla in tutte le zone del campo senza mai buttarla via, e anzi aprendo con uno – due micidiali la difesa nerazzurra, come è stato evidente nel secondo (e bellissimo) goal di Jovetic: palla persa nei pressi dell'area interista, palla recuperata, due uomini in movimento ad aprire lo spazio a Jovetic che con una finta e tiro d'autore centra il set della porta. Applausi a scena aperta, non solo per il tiro spettacolare ma per tutta l'azione, da manuale del calcio.

Questa prestazione maiuscola è stata possibile anche grazie alla ritrovata vitalità fisica, perché il gioco totale di Montella non è realizzabile se tutti gli uomini non coprono bene il campo, sia in attacco che nel pressing difensivo. Va sottolineato come domenica sera Montella abbia effettuato un cambio tattico interessante: dopo pochi minuti del collaudato 3-5-2, si è passati ad un 4-3-3, con Tomovic a destra, Savic (impressionante la crescita del giovane serbo) e Gonzalo nel mezzo, e Pasqual abbassato sulla sinistra ma pronto a ripartire. Una novità molto interessante, perché Cuadrado è stato così sgravato dai rientri difensivi, coperto da Tomovic, dedicandosi solo a pericolosissime incursioni sulla destra, tornando ad essere più lucido e imprendibile, vera arma letale quando imbeccato in velocità da cambi di fronte perfetti di Pizarro e Borja Valero. Inoltre  Aquilani sgravato dai compiti di regia dalla presenza di Pizarro è tornato quel giocatore capace di fare la differenza, dando brio e fantasia al gioco viola. L'esempio è lo straordinario assist per Jovetic con un tacco volante “no look” che ha portato al terzo goal,  ma anche molte giocate palla a terra e incursioni senza palla.

L'attacco ha finalmente prodotto, quasi più in questa sola partita che in tutto il resto del 2013, viste le tantissime occasioni da goal (il primo tempo poteva finire 4 a 0). La sorpresa è stata Ljajic, finalmente dentro al gioco, con personalità. Adem non solo ha scambiato molto bene con i compagni, ma ha cercato l'iniziativa personale e il tiro. Già a Torino si erano visti segnali interessanti, e posizionato sulla sinistra con Jovetic centravanti atipico ha trovato una posizione ideale, anche per rientrare col destro e tirare, proprio come è accaduto nel quarto goal.

E finalmente una prestazione maiuscola di Jovetic. Il talento viola era atteso al riscatto dopo la brutta prestazione di Torino, pungolato anche dall'umiliante sostituzione. Stevan è stato sempre dentro al gioco, ma soprattutto propositivo e pericoloso, con tiri frequenti e una posizione meno defilata, da centravanti di movimento. A fine partita ha dichiarato di non amare particolarmente questa collocazione, ma gli è servita molto a ritrovare non solo la via del goal ma anche il feeling con la porta, con la sua capacità di essere davvero pericoloso, più dentro all'area e vicino agli inserimenti dei compagni. Con Toni in mezzo Jovetic riesce a svariare di più, come tecnicamente preferisce, ma resta spesso troppo al di fuori dell'area; invece giocando così al centro, se ben supportato dal resto della squadra, soprattutto ai lati da Ljajic e Cuadrado, diventa una sorta di “boa in movimento”, capace di scambiare in velocità con i compagni ai lati, con quelli che arrivano centralmente da dietro (Aquilani e Borja Valero), ma anche girarsi in un lampo e trovare la porta. E' un ruolo che lo impegna forse di più fisicamente, visto che deve proteggere il pallone, ma il gioco rapido con palla a terra visto ieri esalta la sue capacità e lo rende più pericoloso. E permette anche a Toni di rifiatare e tornare utilissimo nelle partite in cui la Fiorentina affronta difese arroccate e serve peso in mezzo.

Una serata fantastica per la Fiorentina, che sarà ricordata a lungo, e tre punti fondamentali per restare agganciati al sogno di un posto in Europa. Avendo già giocato nel girone di ritorno con Juventus, Inter, Napoli, Udinese e Catania, e dovendo ospitare Milan e Roma a Firenze, il calendario non è così malvagio, e l'occasione ghiotta perché Juventus a parte nessuna altra rivale appare realmente solida e continua. Ma la Fiorentina deve guardare in casa propria, perché il suo destino passerà dal gioco, dai suoi piedi. Perché se i Viola giocano “da Fiorentina”, nessun traguardo è precluso.

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