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La Roma trascinata da uno straordinario Totti ritrova incredibilmente spirito, vittoria e punti contro una Juventus senza idee. Ed ora bisogna continuare così: da squadra vera.

Ne erano successe di tutti i colori nell’ultima settimana. Dalla sconfitta di Genova, dalle polemiche su Osvaldo e il rigore maledetto alle notizie extracalcistiche come le dimissioni del Papa. Roma è stata attraversata da temporali e da notizie che si sono mescolate tra il sacro ed profano, smuovendo le acque, agitandole ancor di più come se già non bastasse la situazione che si era creata nel post Roma-Cagliari e l’avvicendamento in panchina. Una rivoluzione interna, con tanti “rumori” esterni a disturbare l’ambiente e a renderlo quasi invivibile.

Insomma, una settimana così non la si augura a nessuno. E non è stata l’unica da inizio campionato. Ma ieri sera, qualcosa di particolare è successo e l’insperato si è unito con l’improbabile, fondendosi in una partita ed un evento che da molto non si verificava. C’era Conte e c’era pure Totti, in quel Roma-Juventus 4-0 del 2004. L’ultima vittoria romanista con la Juventus. Un tripudio firmato dalla coppia Totti–Cassano, che creò scompiglio costante nella difesa bianconera. Sono passati nove anni, in mezzo cinque sconfitte e due pareggi.

LA PARTITA | ROMA-JUVENTUS 1-0

TIRI
IN PORTA
POSSESSO
ANGOLI

CARTELLINI

FUORIGIOCO

ROMA
8
5
44%
3
2
3

JUVENTUS
5
3
56%
6
3
7

Ma ieri era una serata particolare. C’era da riunire una tifoseria e portarla compatta a tifare per la squadra, per i colori. Il richiamo in settimana del capitano è stato premonitore. Frasi che hanno riportato tutti sull’attenti, compreso chi di questa squadra ne parla in malafede e usando o sfruttando notizie false. Perché se a Roma si sbaglia un rigore, tutti si sentono in diritto di ricamarci sopra come fosse un romanzo rosa o giallo, come preferite. Oltre il danno, la beffa.

Nessuno ieri credeva che la Roma potesse superare una squadra così forte e organizzata come la Juventus, specie dopo aver visto che in Champions erano andati a vincere in scioltezza al Celtic Park, uno stadio che mette i brividi fin dalla scarpata iniziale dei tifosi scozzesi. Invece la storia è stata sovvertita ancora una volta. E bisogna concedere il primo encomio al tifo, alla curva: un incessante incitamento alla squadra, mai interrotto, sempre alto e potente.

Si è sentito per tutta la durata della partita, il sottofondo non erano i classici “ooh” di quando in campo succede qualcosa, c’era soltanto l’inarrestabile tifo a fare da colonna sonora ad una squadra che pian piano, con intelligenza e voglia di sporcarsi le braghe, cresceva e si sentiva più unita. Mai sbilanciata, mai rischiosa nei suoi attacchi, brava a chiudere spazi e ad approfittare della serata storta di qualche avversario. Nella normalità, però, gli unici che possono cambiare le cose sono i grandissimi. Quelli che fanno cose che gli altri non fanno.

E così arriva il lampo nel buio, uno squarcio che apre a metà il cielo e che assomiglia tanto a quel fulmine fotografato su San Pietro: un bolide imprendibile di capitan Francesco Totti, che brucia Buffon già abile a deviare e respingere un paio di conclusioni precedenti. Sono quelle conclusioni che non lasciano scampo, come si suol dire. Palla in corsa, rasoterra, che ti viene incontro. Bum. E la Juventus è affondata.

Non succede molto altro nella mezz’ora finale, se non che tutti nell’undici giallorosso si battono per recuperare un pallone, per fare un contrasto più deciso, cercare un assist per un compagno. Perché quando si gioca da squadra vera si vede la differenza, si è capaci di molte più cose che non quando segui uno spartito che non sai interpretare. E ieri la Roma lo ha fatto: si è scaldata sotto la Sud per cercare la concentrazione, per caricarsi con l’energia che veniva dalla curva, quel vento caldo invisibile che ti trasmette. E tutta quella forza, l’hanno convogliata sul destro di Totti.

Come nove anni fa, la vendetta è compiuta. E bisogna ringraziare tutti, ma per primo sempre e comunque il solito Capitano.

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