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La squadra bianconera, guidata sapientemente dal tecnico salentino, continua a collezionare risultati di tutto rispetto.

Stagione 2010-2011. Il duo Marotta-Paratici si insedia a Torino, affida la conduzione tecnica della Juventus a Gigi Del Neri, acquista elementi del calibro di Traoré, Rinaudo e Martinez, e chiude la stagione con un settimo scellerato posto in classifica.

Ebbene, a distanza di due annate calcistiche, a Torino sembrerebbe essersi avverato un miracolo sportivo. Alzi la mano, infatti, chi nell’estate post delneriana avrebbe potuto solamente immaginare che in un periodo piuttosto breve, soprattutto per l’attuale calcio moderno, Antonio Conte potesse non solo riuscire nell’intento di ridare una dignità calcistica alla Signora del calcio italiano, bensì anche a centrare la conquista di uno scudetto, vincere una Supercoppa Italiana e rendere il tutto estremamente gradevole e maestoso. Tanto da poter tranquillamente emettere la seguente sentenza: la Juventus pratica un calcio frizzante, spumeggiante e studiato. Proprio come testimonia il perentorio schiaffone rifilato ieri sera in terra scozzese al Celtic.
 
Ancora una volta, sotto il profilo tattico, il tecnico salentino ha dimostrato di essere assolutamente un innovatore, presentandosi nell’area di Parkhead con un assetto difensivista, almeno all’apparenza, e concedendo la fase di possesso agli avversari. Una mossa che ha stupito tutti gli addetti ai lavori, ma che alla fine ha visto realizzare il proprio intento. La Vecchia Signora, con una classica partita “mourinhiana”, ha ipotecato il passaggio ai quarti di finale di Champions League, lanciando un chiaro segnale all’intera manifestazione europea.
 
4-2-4, 4-4-2, 4-3-3, 3-5-2: Conte trova sempre il vestito giusto per la sua 'Signora'
Antonio da Lecce, d’altro canto, si era presentato nel capoluogo piemontese con il teorema del 4-4-2 o 4-2-4 che dir si voglia. Tanto da riproporre in quel di Bardonecchia, sede del suo primo ritiro estivo da allenatore zebrato, uno schema che sarebbe dovuto diventare la base integrante dell’inizio del suo progetto tattico in riva al Po. Di partita in partita, complice il favoloso innesto di un certo Arturo Vidal, il coach pugliese da persona estremamente intelligente qual è, non solo ha rivisto il proprio credo calcistico, ma si è specializzato anche su due moduli ora pienamente assimilati dalla sua truppa: il 4-3-3 (sperimentato anche nel suo trascorso ad Arezzo) e il 3-5-2 (disegno tattico attuale, nonché fautore degli ultimi successi made in Madama).
 
Quello che si è sviluppato a Glasgow, però, difficilmente verrà dimenticato dai tifosi juventini. Al di là della netta e rotonda vittoria, l’aspetto su cui focalizzarsi inevitabilmente è la gestione dell’attualità. Conte, non che ce ne fosse ancora bisogno, con le sue scelte ha evidenziato la sua importanza all’interno del globo scudettato. Vedi ad esempio la prestazione di Federico Peluso. L’ex orobico, criticato nelle due apparizioni targate Sampdoria e Lazio, contro la Fiorentina aveva fornito significativi segnali di ripresa, mentre con il Celtic è stato senz’ombra di dubbio uno dei migliori in campo, dimostrando che dietro un oculato lavoro, ovvero quello di Conte, anche lui potrà offrire un contributo consono alla causa.
 
Insomma, in ogni sessione di mercato si fa riferimento sempre e costantemente al “top player” da portare a Torino. Ora, appurato che per quanto concerne la panchina ciò s’è già verificato ufficialmente il 31 maggio 2011, la sensazione è che in Corso Galileo Ferraris non sia sbarcato solamente un grandissimo allenatore, ma un vero e proprio re Mida, oro in persona. E non è finita qui…

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