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Il penalty fallito contro la Sampdoria è costato ad Osvaldo critiche e contestazioni. Ma l'attaccante giallorosso non merita questo trattamento...

Dalle 16.30 di domenica scorsa, Pablo Daniel Osvaldo si trova costretto a portare con sè una croce. Chissà quante volte, da quel momento, nella mente dell'attaccante della Roma sarà balenato in mente un perentorio "Ma chi me l'ha fatto fare?".

Decidere di spodestare Francesco Totti dal ruolo di rigorista nella Roma giallorossa è un vero e proprio 'colpo di stato'. Nessuno aveva mai osato dire al Capitano: "Me la sento, calcio io". Perché nessuno, forse, aveva mai pensato che fosse possibile calciare un rigore se anche Totti si trovasse sul rettangolo verde ed indossasse la stessa maglia.

E invece, Osvaldo - uno che non pecca certo in personalità - ha voluto 'scrivere la storia', arrogandosi il diritto di calciare un rigore appena procuratosi. Come all'oratorio, insomma. Nessuna lite, nessuna sceneggiata: Totti, da Capitano vero, si ritira in silenzio per non gettare ulteriore benzina sul fuoco di una squadra già in affanno.

Da quel momento in poi, il classico bivio. Se Osvaldo avesse fatto goal si sarebbe parlato di "grande personalità, coraggio e atteggiamento da leader". Dopo l'errore, invece, Osvaldo è diventato un "insubordinato, un ribelle, un irresponsabile, un problema".

Altro che "non aver paura di tirare un calcio di rigore" di degregoriana memoria. Insulti e uova lanciatigli contro da alcuni 'tifosi' hanno dimostrato come a volte, invece, è proprio "da questi particolari che si giudica un giocatore".

"Sono molto amareggiato, vorrei chiedere scusa a tutti i tifosi, non volevo mancare di rispetto a Francesco"

- Pablo Daniel Osvaldo

Osvaldo ha chiesto scusa, probabilmente si è pentito. Resta l'errore dal dischetto, resta l'assurda pretesa di battere il tiro dagli undici metri. Rivedendo però il penalty calciato da Osvaldo, viene meno l'accusa di un rigore calciato in maniera superficiale. Il numero 9 giallorosso, infatti, ha calciato debolmente perché tradito dal movimento di Romero, bravo a fingere di muoversi dal lato opposto nel momento in cui Osvaldo ha arrestato la rincorsa per osservarne proprio la scelta.

L'errore, però, rimane. Aggravato dal fatto di non aver rispettato le regole. Qualcuno ha dato le colpe ad Andreazzoli ma il tecnico, vedendo Totti non battere ciglio più di tanto, ha probabilmente pensato ad un accordo tra i due e, legittimamente, li ha lasciati fare. Del resto, Osvaldo aveva già trasformato due rigori in stagione e non è certo incapace di batterli.

Totti, come detto, ha preferito non aggiungere un altro caso a quelli di cui è già colma Trigoria. Del resto, se Osvaldo avesse fatto goal, nessuno ne avrebbe parlato.

L'attaccante italo-argentino, invece, qualche colpa ce l'ha. Ma come si fa a criticare chi, in un momento così difficile per una squadra si prende una tale responsabilità?

Osvaldo non voleva il titolo di 'eroe', non voleva prendersi la scena, nè tanto meno rubarla al Capitano. Si sentiva in grado di fare goal e, per il bene della Roma, voleva farlo. Senza pensare alle conseguenze di un eventuale errore. Crocifiggerlo è davvero ingiusto. Ma una cosa è certa: la prossima volta prima di pretendere di calciare un rigore, il buon Pablo Daniel ci penserà su due volte...

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