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Ancora una volta i biancocelesti vengono beffati a tempo quasi scaduto. E stavolta anche l'ottimo Petkovic non è esente da critiche per la gestione della gara.

Amarezza, delusione e rimpianto. Alzi la mano chi, questa mattina, non si è svegliato attanagliato da questi tre sentimenti che sovente si accoppiano con la passione per lo sport più praticato al mondo. In casa Lazio è tempo di recriminazioni. Una partita bellissima, combattuta, sfuggita ancora una volta sul filo di lana, su quel gong beffardo che ultimamente si è rivelato un nemico troppo accanito per essere vero. Il goal di Rigoni a tempo abbondantemente scaduto a Genova, la perla di Campagnaro ieri sera, una maledizione.

Petkovic schiera la vecchia formazione, eccezion fatta per Klose, quella che infilò una serie di vittorie decisive per avvicinare la Juventus in classifica qualche settimana fa. Mosse azzeccate, Lazio dirompente e spettacolare per oltre un’ora e Napoli alle corde. Il cinismo però non è di casa a Formello e mai come sabato sera la Lazio si è specchiata nella bellezza delle sue giocate, sprecando troppe volte il colpo del ko.

LA PARTITA | LAZIO-NAPOLI 1-1

TIRI
IN PORTA
POSSESSO
ANGOLI

CARTELLINI

FUORIGIOCO

LAZIO
16
7
40%
8
5
6

NAPOLI
9
8
60%
6
3
1

Ok, un palo e una traversa di Floccari clamorosi gridano ancora vendetta, ma la partita poteva e doveva essere chiusa abbondantemente prima. Basti pensare all’espressione di De Sanctis per fare il riassunto della serata; grida, urla, richiami e un po’ di sana arrabbiatura coi propri compagni di difesa. Sì, i laziali arrivavano da tutte le parti.

Mazzarri non ne vuole sapere di uscire sconfitto dal campo e inserisce un set di punte degno del miglior arrotino, Petkovic invece arretra il baricentro togliendo Hernanes e mandando sul terreno un Cana troppo preoccupato nello stazionare tra i due centrali Biava e Dias. Una volta tanto, sbagliano anche i migliori. Niente si può dire sin qui a un allenatore eccezionale come Vladimir Petkovic, ma la mossa di cambiare modulo e aspettare il Napoli è stato un errore di valutazione, soprattutto a causa della carente rosa della Lazio.

Attendere i partenopei vuol dire cercare di colpire in contropiede, ma quando in campo non hai un solo giocatore abile nelle ripartenze c’è ben poco da inventarsi. La Lazio a corto di fiato concede due occasioni al Napoli dello scatenato Insigne, si divora altrettante palle goal con lo sciagurato Lulic e subisce quella decisiva da un calcio d’angolo di El Kaddouri girato magistralmente in rete dall’ottimo Campagnaro. Una partita bellissima, frenetica, che trova il tempo di mostrare la traversa finale di Floccari e un paio di accelerazioni di Candreva, troppo stanco e impreciso per punire gli avversari.

Il terzo posto rimane ancora una realtà, ma difficilmente gli inseguitori si lasceranno scappare l’ennesima ghiotta occasione di accorciare il ritardo. La testa va però ora a Gladbach, per un San Valentino che avrà ben poco di amorevole nell’andata dei sedicesimi di finale di Europa League.

Senza Klose e senza il nuovo arrivato Saha che non può essere inserito temporalmente in lista, servirà una grande Lazio, così come nella successiva complicata trasferta di Siena. I tifosi sanno che lo special three' di Sarajevo penserà a come gestire le forze, che i giocatori cercheranno di vincere entrambe le partite, ma il punto interrogativo più grande riguarda l’imponderabile: dea bendata, che fine hai fatto?

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