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Si sprecano i paragoni tra i due per il modo di stare in campo, il tecnico non deve cadere in errore: nel Milan che sta trovando un'identità vietato affidarsi solo a SuperMario.

Attenzione a non cadere nel solito vecchio errore. Quando in una squadra di calcio arriva un campione, è facile far cadere ogni responsabilità su di lui non tenendo più in considerazione il resto del gruppo. Così era accaduto al Milan con l’acquisto di Zlatan Ibrahimovic. I rossoneri hanno subito vinto uno scudetto grazie ai suoi gol, ma Allegri non aveva dato nessuna impronta di gioco, il meccanismo era solo uno: palla a Ibra. Oggi con l’arrivo di Mario Balotelli sono stati molti i commenti che hanno paragonato il modo di stare in campo di Supermario con quello dello svedese.

La forza fisica, la capacità di proteggere palloni difficili, l’estro di inventarsi tiri e gol pazzeschi sembrano aspetti che accomunano i due giocatori, ma l’importante è che il Milan non cada nella tentazione di responsabilizzare troppo il nuovo centravanti. Nel bene e nel male. Dopo l’addio dei due grandi campioni in estate, il club di via Turati ha fatto un percorso molto interessante. Gli ostacoli sono stati ardui da superare fin dall’inizio quando le cose andavano malissimo e si parlava pure di retrocessione.

La rimonta del Milan nasce dal
nuovo gioco plasmato da Allegri
Oggi si parla di terzo posto, ma non perché è arrivato Balotelli, ma solo perché il lavoro di Allegri ha trovato risultati anche sul campo, perché il gruppo è omogeneo e si mette a disposizione e perché nessuno si deve prendere le colpe o gli onori di ciò che succede. Se il Milan perde ed El Shaarawy non segna, nessuno colpevolizzerà il giovane attaccante. E’ vero che l’italo-egiziano è stata una sorpresa per tutti, ma è vero anche che questo deve valere per Balotelli anche se è stato pagato 20 milioni di euro. Solo con questo spirito la squadra rossonera potrà proseguire in quello che è stato l’iter di ricostruzione e rinascita che l’ha portata al quarto posto in coabitazione con l’Inter.

Allegri ha saputo dare un’identità ben precisa alla squadra. EL Shaarawy è stato il primo a capire di quanto sacrificio ci sia bisogno per portare avanti il progetto. Ora anche Niang è entrato in pieno nella nuova mentalità. Durante la sfida contro l’Udinese il giovane francesino ha recuperato un’enorme quantità di palloni nella propria metà campo e spesso andava a coprire il ruolo di Abate con ottimi risultati. Questo è il nuovo spirito rossonero ed è anche, con le debite proporzioni, quello che Gaurdiola ha saputo costruire con il Barcellona.

Balotelli deve essere parte di un
ingranaggio, non un mero solista
La squadra blaugrana è formata da grandi campioni in tutti i ruoli che però sanno sacrificarsi e aiutarsi l’un con l’altro. Anche Balotelli deve entrare in questo ordine di idee. Aiutare e sacrificarsi con l’entusiasmo giovanile che non manca nel gruppo rossonero. Cadere nell’errore di pensare che possa risolvere tutto Supermario potrebbe essere deleterio per la squadra nel suo complesso e per il giocatore che non ha ancora la forza d’animo di Ibrahimovic, ma solo quella fisica.

Niente scalfiva lo svedese, se non forse la critica maggiore che gli veniva inferta, cioè quella di non riuscire a essere decisivo in Champions League, mentre per innervosire Balotelli basta poco. Ha solo 22 anni e deve ancora costruirsi una corazza. Il talento ce l’ha tutto e intorno a sé, nel Milan, ha tanti coetanei che sapranno stargli vicino. Il resto non conta più. Ma il passato non va dimenticato.

C’è già chi spinge Allegri verso Roma, sponda giallorossa, ma forse il Milan con l’acquisto di Balotelli sta dando una grande occasione anche al tecnico livornese. La strada da seguire è una sola: continuare a dare alla squadra un gioco e un’identità. Pensare che “palla lunga per Mario” sia una strategia vincente, potrebbe distruggere tutto quello fatto finora.

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