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I nerazzurri, anche con i nuovi innesti, continuano nella preoccupante involuzione post-Juventus. Le colpe di Stramaccioni non sono superiori a quelle della società.

Colpita e affondata. L'umiliazione subita dall'Inter contro il Siena fanalino di coda è il perfetto emblema della crisi senza fine nella quale i nerazzurri sono sprofondati da quel fatidico 3 novembre, giorno del capolavoro dello Juventus Stadium contro gli acerrimi rivali bianconeri. Da lì in poi, un inesorabile declino, e se con la prestazione di ieri non si è toccato il fondo, poco ci manca.

In questo momento ha poco senso pensare agli obiettivi di fine stagione, agli impegni sui tre fronti, o al futuro che verrà. L'unica cosa che conta è che l'Inter ricominci a giocare a calcio il più presto possibile. Ieri la prestazione offerta dalla squadra di Stramaccioni è stata di una pochezza imbarazzante, si fa prima a dire che non ha funzionato niente, da una fase difensiva a tratti da horror (dov'erano la difesa e Schelotto sul primo goal di Emeghara?) a una manovra all'insegna della più totale mancanza di idee.

Nulla di diverso rispetto a molte altre partite viste quest'anno, a cominciare da quella di domenica scorsa con il Torino, ma è evidente che il trend non può più proseguire in questa direzione. Ma da dove bisogna ripartire? Che l'Inter abbia diverse lacune è arcinoto, ma la squadra aveva ovviamente le qualità per tornare a casa con qualcosa di positivo dal Franchi, con il rispetto dovuto al Siena. Eppure, quando mancano la testa e le gambe, il talento da solo può fare ben poco.

Non a caso si ha sempre la sensazione che gli avversari giochino con una grinta e con un'intensità impensabile per i nerazzurri, già scarichi prima di entrare in campo. Tutto questo si ripercuote sulle gambe dei giocatori, anche ieri totalmente statici. Quando la squadra doveva attaccare, non c'era mai nessuno che si muovesse, a parte nella seconda parte di ripresa dove l'Inter ha provato a riacciuffare il punteggio con la forza della disperazione.

LA PARTITA | SIENA-INTER 3-1

TIRI
IN PORTA
POSSESSO
ANGOLI

FUORIGIOCO

CARTELLINI

SIENA
15
7
35%
4
2
2

INTER
17
8
65%
8
2
2

Kuzmanovic, uno dei pochi ad arrivare alla sufficienza, ha un'ottima visione di gioco e ha i piedi per impostare, ma le sue sventagliate risultano vane e facilmente leggibili se tutti rimangono fermi, trasformando la squadra in un presepe. Sul fronte opposto, invece, quando era il Siena a cambiare gioco o a verticalizzare, l'Inter andava nel panico più assoluto.

In tal senso sono esempi perfetti il goal dell'uno a zero e l'azione che ha portato al rigore che ha sigillato il successo per i toscani, i quali hanno approfittato al meglio dei buchi paurosi lasciati dai nerazzurri. Proprio riguardo al terzo goal, l'espulsione di Chivu aveva già decretato con largo anticipo il risultato, era improbabile aspettarsi una rimonta in queste circostanze.

E a livello individuale, non c'è veramente nessuno che abbia giocato una partita nettamente al di sopra della media. Prima delle ultime gare c'erano sempre Handanovic e Guarìn a distinguersi costantemente dal resto della squadra per continuità ed efficacia di rendimento, ma se il numero uno nerazzurro ieri ha potuto fare ben poco sulle reti senesi, il colombiano, con l'alibi dell'infortunio, ha offerto anch'egli ben poco, per la seconda partita consecutiva dopo quella storta col Torino.

Per non parlare di tutti gli altri: Zanetti continua a fare acqua da tutte le parti (ma quando si deciderà Strama a farlo respirare?), Schelotto ha avuto un debutto da incubo, Chivu poteva benissimo risparmiarsi il fallo da ultimo uomo su Emeghara, dato che è meglio subire il terzo goal rimanendo in parità numerica piuttosto che rischiare la follia che può compromettere una partita, come è invece successo.

In tutto questo anche Stramaccioni ha molte responsabilità, ma nessuno sarebbe in grado di fare tanto meglio con questa rosa. Ci si aspetta molto dagli acquisti (a proposito, Kovacic ha dato segnali incoraggianti nei 46' giocati), che però dovranno rafforzare una squadra senza una vera ossatura. È qui che viene fuori l'indiziato numero uno per la stagione nerazzurra, ovvero la società.

L'Inter sta ancora pagando l'immobilismo del mercato post Triplete, perché nel tentativo di riparare in extremis ai danni procurati in quella fatidica estate la società ha peggiorato la situazione anno dopo anno (passando per Benitez, Leonardo, Gasperini e ora Stramaccioni), e la situazione attuale è una logica conseguenza. Tant'è che essere fiduciosi anche per partite contro avversari apparentemente abbordabili come il Chievo di domenica prossima, diventa piuttosto difficile.

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