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Alla società non restava molta scelta: il progetto Zeman è fallito in malo modo ed il tecnico non poteva più restare al comando di un gruppo pieno di malumori.

Un epilogo già scritto, ancor prima del calcio d'inizio della disastrosa sfida col Cagliari. Ancor prima, forse, del pirotecnico pareggio di Bologna. Zdenek Zeman e la Roma si dicono addio senza troppi rimpianti e, probabilmente, con un po' di ritardo.

Era il 16 di settembre quando la Roma subiva un'incredibile rimonta dal Bologna, allo stadio 'Olimpico'. In vantaggio per 2-0 fino al 72', un clamoroso suicidio costò ai giallorossi la più incredibile delle sconfitte. Già da quella gara fu chiaro come Zeman, nel bene e nel male, non fosse cambiato. Il 'bis' viene offerto poco più di un mese dopo: ancora una volta parziale di 2-0 e ancora una volta clamorosa sconfitta casalinga per 2-3, stavolta contro l'Udinese. Una serata che non fece altro che confermare come la scelta di Zeman quale tecnico della 'Magica' fosse stata un azzardo mal riuscito.

Una Roma folle. Fin troppo. E una classifica che di sorriderne ai giallorossi non ha mai voluto saperne. Alti e bassi, troppo improvvisi. La vittoria a San Siro contro l'Inter e lo straordinario primo tempo offerto contro il Milan da una parte, il derby perso e la figuraccia del 'San Paolo' dall'altra. Insomma, una Roma su una costante altalena dall'andatura insopportabile.

I NUMERI DI ZEMAN
IN GIALLOROSSO
22 Le partite disputate*
31 I punti raccolti*
1,41 La media punti
46 I goal fatti*
42 I goal subìtì
* I dati non tengono conto dello 0-3 a tavolino di Cagliari
Zeman, però, ha continuato a ricevere il sostegno a priori dei tifosi che, risultati a parte, hanno sempre applaudito il loro 'Maestro' del quale anche la dirigenza ha preso a più riprese le difese. Probabilmente i risultati, anche se negativi, non sarebbero costati al boemo l'esonero fino al termine della stagione, proprio come accaduto lo scorso anno con Luis Enrique.

Ciò che ha definitivamente portato allo scatafascio 'Zemanlandia' è stata la gestione di alcune situazioni: preferire Tachtsidis a De Rossi è una scelta incomprensibile, puntare insistentemente su Piris un vero e proprio 'harakiri', scegliere - poi - Goicoechea come portiere titolare avendo a disposizione un certo Maarten Stekelenburg è una vera e propria follia. E, ironia della sorte, è stata proprio una topica clamorosa del portiere uruguagio a costare la panchina al boemo.

Zeman paga così le sue scelte impopolari ed un'eccessiva testardaggine. Scegliendolo come tecnico, la società capitolina sapeva già di salire su un ottovolante, di prestazioni e risultati. Ciò che Sabatini&Baldini non si aspettavano invece - e probabilmente nemmeno i tifosi - era una gestione così difficilmente comprensibile dello spogliatoio e dell'undici 'tipo'.

Gli innegabili meriti di aver contribuito alla consacrazione di Florenzi, Marquinhos e Lamela passano in secondo piano di fronte alla sciagurata gestione delle altre situazioni. Persino Osvaldo se non avesse dimostrato a suon di goal il proprio indiscusso valore, sarebbe stato probabilmente accantonato dal boemo.

Insomma, Zeman ha provato a fare di testa sua ed i risultati non gli hanno dato ragione. La società aveva poco scelta: l'esonero era l'unica pista percorribile al fine di evitare il sorgere di ulteriori problematiche che avrebbero reso ancor più difficile il lavoro del nuovo tecnico.

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