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L’Inter alla fine porta a casa Rocchi, Schelotto, Kuzmanovic, Carrizo ed il giovane croato a fronte della partenza di Sneijder, Coutinho e Mariga. Serviva gente di altro spessore.

Come uno studente che studia per la verifica solo il giorno prima, avendo avuto a disposizione un’intera settimana, anche l’Inter si riduce a fare il proprio mercato solo negli ultimi giorni. Fondato il dubbio che questa accelerazione nelle trattative sia frutto dell’acquisto di Balotelli da parte del Milan, il vero supercolpo di questa sessione invernale. L’immobilismo della dirigenza protrattosi fino al 30 di gennaio lascia sgomenti e perplessi i tifosi, che ormai sono al limite della sopportazione. La vicenda Paulinho ha poi dell’incredibile: inseguito per settimane come fosse Messi, non si è mai tenuto conto del prezzo(alto) e della volontà del ragazzo di rimanere in Brasile.

Pare che in Corso Vittorio Emanuele abbiano idee che solo loro possono comprendere fino in fondo e le necessità reali della squadra vengono ignorate. Nel corso della prima parte di stagione erano venuti a galla i problemi e le lacune di questa squadra: di queste situazioni ne sono state sistemate ben poche. Analizziamo ora acquisti e cessioni dei nerazzurri, dando anche un occhio al futuro prossimo dei nerazzurri.

LE CESSIONI


In molti non ci fanno caso, ma anche saper cedere è fondamentale nel calciomercato: in determinati casi una cessione arriva ad essere più importante di un acquisto. A prescindere da Calciopoli nessuno può dimenticare i capolavori effettuati sul mercato dalla triade juventina negli anni duemila quando si autofinanziava le campagne acquisti. E mentre a Torino facevano indigestione di trofei l’Inter svendeva i propri gioielli che poi diventavano cardini e campioni delle avversarie. Oggi la situazione pare più o meno essere la stessa.

Il caso Sneijder è stato gestito come peggio non si poteva ed alla fine chi ha realmente perso nella vicenda è stata la società. Cedere a 7,5 milioni di euro(minusvalenza del 50%) un giocatore come l’olandese è pura follia. Indubbiamente dopo la stagione del Triplete, il numero 10 è letteralmente evaporato, ma quando viene spesa più o meno la stessa cifra per Schelotto o addirittura il doppio per Pereira o Alvarez, è chiaro che qualcosa non funzioni come dovrebbe. E come per Eto’o siamo di fronte ad un'altra svendita. Misteriosa poi la concessione di una ricca buonuscita, ma pare che ormai sia un privilegio che non si può negare a chiunque lasci Appiano Gentile.

Piccola strappo alla regola è stato fatto per il ‘povero’ Coutinho, volato a Liverpool per addirittura 12 milioni di euro. Buona operazione dal punto di vista economico, che però denota confusione totale nella politica nerazzurra. Il piccolo brasiliano non doveva essere il futuro sostituto di Sneijder e il faro della nuova Inter basata sui giovani? Mistero, ma come dice Moratti ”Per il ragazzo e per noi era una grande opportunità”. Di fronte ad un’ “opportunità” per Guarin o Handanovic accadrebbe la stessa cosa? Forse è meglio non conoscere la risposta.

La metà del cartellino di Livaja viene ceduta a meno di due milioni all’Atalanta nell’affare Schelotto e Mariga torna in prestito a Parma. Se per la partenza del keniota nessuno si strapperà i capelli, qualche dubbio in più suscita quella del croato. Che sia partito per far spazio a Rocchi?

Chi doveva partire per evidenti mancanze tecniche erano Jonathan e Silvestre: entrambi saranno presenti alla Pinetina il primo di febbraio. Alvarez resterà nel gruppo come corpo estraneo, quantomeno per fare numero.

GLI ACQUISTI


Quei pochi che sono arrivati non aiuteranno certo l’Inter ad agguantare il terzo posto, che resterà una chimera pure per questa stagione. Superfluo parlare dell’inutilità di Rocchi, la cui trattativa è stata sbloccata personalmente da una telefonata del Presidente Moratti. Spesa di circa due milioni di euro lordi per questa assurda acquisizione. Non ha giocato nemmeno quando era disponibile il solo Palacio, non ha evidentemente il ritmo-partita nelle gambe ed è pronto a diventare dirigente della Lazio. E come ha detto un uomo tanto caro ai nerazzurri, viene spontanea una domanda: porque?

Schelotto è stato inseguito per parecchi giorni, alla fine è stato strapagato. Ben 3,5 milioni di euro più la metà di Livaja e quasi si arriva al prezzo della cessione di Sneijder. Ad essere meglio di Jonathan ci vuole poco, però siamo ancora parecchio lontani da un degno sostituto di Maicon sulla fascia destra.
Kuzmanovic è stata una sorpresa: in scadenza a giugno, viene acquistato per poco più di un milione di euro dallo Stoccarda. Il serbo se sta bene fisicamente può essere un buon rincalzo, nulla di più. Di certo non è il famoso regista che tanto serve a questa squadra.

L’unico che davvero merita di essere chiamato rinforzo è Mateo Kovacic, che molti in patria paragonano a Modric. Un giovane dal sicuro avvenire e tra i migliori prospetti al mondo: la cifra pagata è alta per un classe 94, ma ne varrà la pena. Ora a Stramaccioni il compito di farlo crescere e diventare una stella.

L’argentino (casualità?) Carrizo arriva come rincalzo di Handanovic e si può tranquillamente considerare il secondo favore della sessione a Lotito. Petkovic gli preferiva persino l’insicuro Bizzarri, i tifosi nerazzurri stanno già pregando che al numero uno sloveno non venga nemmeno un raffreddore.  
E purtroppo gli acquisti si concludono qui.

Sarebbe servito un difensore per i continui acciacchi di Chivu e Samuel, oltre all’inadeguatezza di Silvestre: Rolando dal Porto (pagato quanto l’ex-Palermo) sarebbe stato perfetto. Oppure se si vuole puntare sui giovani, Salamon avrebbe costituito un ottimo investimento.

A centrocampo qualcosa è stato fatto, davanti la situazione è tragica. Milito è ai box, Cassano ha dimostrato di non saper reggere 90 minuti: resta il solo Palacio. Il quarto sarebbe Rocchi, ma su di lui si è già detto fin troppo. Portare via Llorente all’Atletico Bilbao sarebbe stata una mossa saggia economicamente e tecnicamente.

IL FUTURO

Nonostante in extremis l’Inter abbia portato a casa qualcosa la confusione che regna sovrana nelle strategie dirigenziali è totale. Persa anche l’ultima stella di livello internazionale, ora l’Inter avrà bisogno di parecchio tempo per risalire, e tornare tra le big d’Europa, dove dovrebbe sempre essere presente per storia e blasone.

Al momento però prima che la squadra, è la dirigenza a non essere all’altezza. E’ lì che dovrebbe avvenire il grande cambiamento, e invece tutto tace come se la situazione andasse a meraviglia. Tra l’altro nessuno inspiegabilmente paga per i ripetuti errori che hanno fatto scivolare in pochi mesi l’Inter dal tetto del mondo all’anonimato nella modesta Serie A di oggi.

E Moratti dichiara di non accontentarsi della terza piazza, vuole il tricolore…

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