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L'eliminazione dalla Coppa Italia è l'ultimo atto di un gennaio da dimenticare. Troppe cose non sono funzionate a dovere, dal mercato ad elementi apparsi non all'altezza.

Tra andata e ritorno, tra pali colpiti e goal divorati, la Juventus ha di che recriminare dopo aver abbandonato la Coppa Italia. La sconfitta con la Lazio crea pruriti enormi, soprattutto perché arrivata dopo l’illusorio pareggio firmato Vidal. Una sorta di beffa leggendaria, architettata ad arte da chissà quale deus ex machina. Tuttavia, tralasciando ciò, soppesando ogni singolo fattore, l’eliminazione dei bianconeri porta ad inevitabili considerazioni su come alcune cose (ed alcuni giocatori) non abbiano funzionato a dovere.

Giusto per cominciare, tenere il pallino del gioco per 90’, ed uscire con una sconfitta per 2 a 1, è una colpa evidente: aggravante e per nulla elemento di consolazione. Se guardiamo al primo tempo, di tanto in tanto, la manovra è stata caratterizzata da eccessiva lentezza e da una serie eccessiva di passaggi sbagliati: leggerezze da evitare perché foriere, nei casi peggiori, di goal subiti.

Ed a proposito di leggerezze, viene automatico pensare a Peluso, protagonista in negativo in occasione della rete di Alvaro Gonzalez. L’ex atalantino purtroppo ha tradito, come fatto contro la Sampdoria, e alla Juventus non puoi permetterti troppi sbandamenti. Perché se capiti un avversario che ha il cinismo nel proprio dna, paghi di conseguenza. La Lazio, il cinismo, ce l’ha nei cromosomi, ed il prezzo da pagare per la squadra di Conte è stato salatissimo.

Dicevamo di come la Juventus abbia tenuto le redini del gioco per quasi l’intero match: nonostante ciò di conclusioni a rete ne sono state effettuate poche e, nella più clamorose di queste, prima Giovinco e poi Marchisio hanno sprecato incredibilmente.

Giovinco è tornato a mostrare di
non reggere bene alle pressioni
A proposito dell’ex parmense, a proposito di tradimenti, la ‘Formica Atomica’, dopo un periodo di leggera ripresa, sta nuovamente dando adito ai tanti detrattori che gravano sul suo conto, attestandosi sugli stessi mediocri livelli della prima parte di stagione: il pallone della qualificazione scagliato addosso a Marchetti è da condanna netta, più ancora dell’errore di Marchisio, che fa quasi pensare, davvero, che fosse scritto nel destino che la Juventus dovesse fermare qui la sua rincorsa alla Coppa Italia. Nessun vuol gettare la croce su Giovinco, ma porta addosso il cartellino degli 11 milioni di euro spesi per riscattare la metà del cartellino prelevata dal Parma. Un cartellino, forse, troppo pesante da sopportare: urgono reazioni.

Ma non è solo certo a Peluso e Giovinco che vanno attribuite le responsabilità di una serata catastrofica. A contribuire all’eliminazione dalla Coppa Italia è stata certamente la contemporanea presenza di troppi elementi di secondo piano nella formazione titolare. Elementi che, nel sostituire l’indisponibile di turno, fanno il loro come sufficienza comanda, ma nel momento in cui diventano asse portante della squadra, vanno fuori fase con grosse conseguenze per tutta la manovra. E non che alcuni dei cosidetti titolari di ruoli abbiano fatto chissà che, per carità: basti pensare al duo d’attacco, poco propositivo e devoto al fumo e non all’arrosto.

Mistero Isla, 18 milioni chiedono
conferme: la maglia pesa troppo?
Il mistero più grande di questa Juventus di inizio 2013, risponde però al nome di Mauricio Isla: questo ragazzo non riesce a ritrovarsi. Si sperava che, al rientro dal brutto infortunio, contribuisse alla causa bianconera, ma così non è stato. Da quando Conte gli ha concesso fiducia, il diretto interessato non l’ha mai ripagata a dovere. E non si capisce dove sia il problema: il sospetto che la maglia bianconera pesi troppo, per il cileno costato 18 milioni di euro, è enorme. Insomma, più tempo passa e più Isla rischia di fare la fine dei vari Martinez ed Amauri: arrivati con grandi speranze a cifre importanti, e poi rimasti schiacciati dal peso di una casacca intrinseca di responsabilità grosse come macigni.

Esaminato tutto ciò, l’importante, in questo periodo non proprio eccezionale sarà non perdere la bussola, evitando di cedere ad isterie e nervosismi che sarebbero deleteri per l’ambiente. E in questo dovrà essere molto bravo Antonio Conte, che ieri ha strappato qualche sorriso nel post partita col suo amaro sarcasmo, decisamente migliore della furia esibita dopo il match contro il Genoa.

Giusti 5M per Peluso, troppi 8M
per Lisandro? Qualcosa non va
L’inversione di rotta serve immediata, adesso, e tra i primi a dover cambiare registro ci sono attaccanti, che di mestiere devono fare goal, oltre che essere funzionali alla tattica, cosa che ieri non si è verificata. A sbloccare il risultato non possono provvedere sempre e solo i centrocampisti. Delle volte, può non bastare, come visto contro la Lazio…  Ma davvero 8 milioni di euro per Lisandro Lopez sono troppi? Se pensiamo che ne sono stati spesi 5 per Peluso, qualche remora sorge spontanea.

Altra piccola questione: premesso che parlare col senno di poi è sempre esercizio facile, ma non sarebbe il caso, per Conte, di prendere in considerazione l’ipotesi di tornare, in attesa di recuperare Chiellini ed Asamoah, al 4-3-3? Vero è che Pepe - giocatore ad hoc per questo modulo - è ancora out, ma chissà che il cambio di modulo non possa assolvere alla funzionare di tamponare all’attuale emorragia di risultati…

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