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Certamente anche a Catania il risultato dei viola poteva essere diverso, ma nascondersi dietro l'alibi della sfortuna sarebbe riduttivo. E se viene meno l'asse della squadra...

Gelo sulla Fiorentina. Dopo la boccata d'ossigeno contro il Napoli, la squadra viola perde una partita “incredibile” a Catania, sprecando il vantaggio con errori clamorosi e sprofondando nella crisi. Con tre sconfitte in campionato dall'inizio del 2013 su quattro partite giocate, non si può più evitare di chiamarla così, nonostante la squadra continui a giocare benino.

Non basta più comandare buona parte del gioco, come avvenuto anche ai piedi dell'Etna, se poi commetti degli errori “incredibili” come quelli del portiere Neto o quelli sotto porta. Ancora una volta la Fiorentina è stata condannata per scarsa precisione, poca cattiveria agonistica e mancanza di cinismo in attacco. Tra pali ed errori di mira, non è riuscita a monetizzare le proposte offensive, uscendo a mani vuote, al contrario dei padroni di casa che con spietato cinismo hanno ottenuto il successo con due goal su cinque tiri in porta.

LA PARTITA | CATANIA-FIORENTINA 2-1

TIRI
IN PORTA
POSSESSO
ANGOLI

CARTELLINI

FUORIGIOCO

CATANIA
6
3
46%
1
6
4

FIORENTINA
11
6
54%
4
3
3

Continua insomma il momento non fortunato per i Viola, ma ormai è riduttivo e sbagliato parlare solo di sfortuna, poiché questa partita è stata troppo simile alle altre sconfitte recenti. L'espulsione di Aquilani è un altro errore gravissimo, ancor più perché venuta in un momento delicato e da un giocatore che dovrebbe essere un leader in campo, e che invece continua ad eclissarsi come parte di compagni.

Un vecchio adagio recita che una squadra di calcio forte e solida deve essere granitica nel suo asse centrale: portiere, primo difensore davanti alla porta, centrale di centrocampo, prima punta. Detto forse un po' superato nel calcio moderno, dove si cambiano più schemi tattici all'interno della stessa partita, ma un fondo di verità resta. Quando la Fiorentina incantava, questi quattro giocatori erano spesso decisivi: Viviano (che non aveva iniziato male la stagione, fino a Roma), Gonzalo Rodriguez (il migliore in assoluto insieme a Borja Valero), Pizarro e Jovetic. Se prendiamo i nodi al pettini della Fiorentina attuale, molti dei problemi arrivano proprio da quest'asse nevralgico.

Il portiere è un problema evidente. Montella nella stagione precedente a Catania ne ha utilizzati ben quattro, secondo alcuni commentatori “bruciandoli”. Non concordiamo, però visti gli errori di Neto, prima di cedere Viviano a cuor leggero la coppia Pradé - Macia dovrà pensare molto attentamente al da farsi. Neto è un portiere giovane, certamente con dei numeri come ha mostrato nella stupenda prestazione contro il Napoli. Però da un portiere non si chiede solo la giocata ma anche sicurezza, la capacità di dare serenità a tutto il reparto difensivo, soprattutto in situazioni delicate come i calci d'angolo o lo uscite. L'errore davvero marchiano di Catania deve far riflettere.

Gonzalo Rodriguez ha giocato ieri una delle partite più brutte da quando è arrivato in riva all'Arno. Può capitare, a maggior ragione in un momento in cui la squadra non gira più bene, e dopo aver collezionato almeno un quindicina di prestazioni super. Però da un campione come lui, dotato di tecnica e molta personalità, ci si aspetta proprio che tenga a galla la barca quando questa traballa, e non che si perda in pericolosi leziosismi (per fortuna non sfruttati dal Catania), e che resti concentrato al 100% nelle fasi più delicate (Legrottaglie nell'occasione del goal era inizialmente tenuto da Gonzalo).

Pizarro manca terribilmente alla Fiorentina. E' vicino al rientro, per fortuna, ma non è un caso che il momento no sia coinciso con la sua assenza. Nella prima fase della stagione una squadra che girava a mille in tutti i suoi uomini era riuscita a farne a meno, grazie ad un gioco fluido, tantissima “gamba” di tutti i centrocampisti unita alla facilità di realizzare le occasioni create. Adesso che la squadra è in evidente calo di condizione fisica e che i rivali iniziano a prendere contromosse più efficaci al gioco di Montella, la capacità del “Pek” di gestire i ritmi e gli schemi di gioco ritorna ad essere indispensabile. Né Aquilani, troppo compassato e poco propenso a prendersi responsabilità, né il volonteroso Borja Valero sono riusciti a sostituirlo. Il suo ritorno diventa condizione indispensabile per ritrovare quel gioco che aveva incantato tutti, e soprattutto portato risultati.

L'ultimo uomo dell'asse centrale Viola è Jovetic, diventato purtroppo un “caso”. E' normale che dopo un infortunio sia necessaria qualche partita per ritrovare ritmo e convinzione, però il tempo sta correndo maledettamente veloce, e contro al talento montenegrino. Quello che non piace di questo Jovetic non è solo la difficoltà a trovare il goal, ma la sua poca presenza in campo. Per larghi tratti nelle ultime sfortunate partite è diventato impalpabile. Da lui ci si aspetta la differenza, la giocata che illumini il gioco, che porti ad un goal personale oppure che mandi in porta un compagno; o che almeno impegni così tanto la difesa avversaria da aprire spazi agli inserimenti dei compagni, proprio quello che predica Montella dalla sua squadra e dal suo attacco, e che infatti moltissimi frutti aveva portato nella prima parte della stagione. Quando la Viola girava a mille trovava goal da belle giocate di Jovetic come da azioni palla a terra in cui “Jo Jo” dettava calcio ai compagni, con suggerimenti da campione. Dove è finito questo giocatore? Quello che preoccupa è il suo sguardo in campo, sperduto.

Una rinascita della Fiorentina non può prescindere dalla ripresa di ognuno di questi ruoli chiave. Gli unici giocatori viola che si stanno riprendendo sono i laterali: Cuadrado ha giocato una buona partita a Catania (sfortunato sulla traversa che forse avrebbe portato la vittoria, ma anche impreciso al tiro nel finale), insieme a Pasqual sull'altra fascia, tornato il motorino instancabile di inizio stagione dopo un paio di partite più fumose. Invece la difesa è vittima di preoccupanti cali di attenzione, con Roncaglia e Savic che hanno sbagliato i tempi in diverse chiusure.

Il momento in casa viola è delicato. Quella festosa macchina da calcio che aveva incantato tutti pare uno sbiadito ricordo. Era l'incognita che avevamo sollevato anche nei momenti più esaltanti del campionato, questa squadra è bellissima ma si regge su equilibri fragili. Non basta invocare al mercato: una prima punta sarebbe una buona medicina, ma per guarire la Fiorentina è necessario oliare tutti gli ingranaggi e farli ripartire tutti assieme.

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