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La Roma con il rocambolesco 3-3 di Bologna non risolve alcun problema di classifica, anzi perde un’altra opportunità di rimontare sulle avversarie: ora anche il Catania è sopra.

Ventiduesima giornata, terza di ritorno.  Ci si ritrova ancora una volta a commentare una partita ed una stagione che non sembrano “maturare” mai,  si ripetono le prestazioni ed i risultati senza mai decollare veramente o prendere una strada concreta. La Roma di Bologna è un film con il copione già scritto per tante altre occasioni, è un ripetersi degli stessi errori e delle stesse paure, sensazioni di fragilità e di forza nella stessa partita ed a distanza di pochi minuti le une dalle altre.

La Roma del Dall’Ara è un coacervo di errori, di gentili concessioni all’avversario, di difficoltà nel gestire e tenere il risultato, di paure e anche di attacchi sferzanti portati avanti con la qualità dei singoli che in certi casi sembra anche elevata. Ma va a sbattere il grugno con la realtà del campionato italiano, che non perdona se sbagli e non ti dà seconde opportunità se non sfrutti quelle che ti sei meritato di creare.

LA PARTITA | BOLOGNA-ROMA 3-3

TIRI
IN PORTA
POSSESSO
ANGOLI

CARTELLINI

FUORIGIOCO

BOLOGNA
13
10
44%
7
5
3

ROMA
8
7
56%
3
3
1

I giallorossi continuano a cadere nelle imprecisioni e nelle stesse nefandezze combinate all’andata, quando un vantaggio di due goal fu sperperato e rimontato nel secondo tempo fino a perdere la partita. E in maniera molto simile è andata ieri, con la differenza di qualche palo in più e con dieci minuti di assedio vero alla porta felsinea nel secondo tempo.

Se dovessimo cominciare ad elencare le cose negative, sarebbero proprio tante e sinceramente non si sa nemmeno da dove cominciare. Forse dalla conferenza stampa prepartita, che ha lanciato un sasso nello stagno facendo molte più onde di quanto necessario o richiesto dall’occasione. Ma la squadra ha provato a metterci impegno, è scesa in campo con l’idea di attaccare e vincere, costruendo anche buone trame nei primi minuti: poi sono sopraggiunti gli errori difensivi, le distrazioni, le mancanze dei singoli e di interi reparti.

Burdisso e Castàn si fanno scappare Gila e Gabbiadini da tutte le parti, Goicoechea è così impreciso e goffo che non riesce ad opporre resistenza a qualsiasi tiro provenga dalle sue parti. È in difficoltà come tanti suoi compagni, forse distratto dalla polemica Stekelenburg di questi giorni, fatto sta che non sta mantenendo nessuna delle promesse che Zeman ha lasciato intuire scegliendolo. Non è più una questione tattica, è semplicemente una scelta sbagliata. Come tante fatte quest’anno.

Il centrocampo ha elementi di corsa ma di poca tecnica, Tachtsidis è cresciuto nella ripresa dopo il suo goal del pari ma ha grandi lacune che ha mostrato non solo ora ma anche nelle precedenti quindici-sedici apparizioni. Bradley ha grandi difficoltà a tenere il pallone in possesso e nella precisione degli appoggi. Florenzi corre a più non posso e si presenta bene anche davanti alla porta, ma senza Pjanic sarebbe un centrocampo senza tecnica e senza qualità, quella che ti fa vincere le partite.

A fine gennaio ormai si sa già come gioca la Roma e come la si può attaccare, tutte le squadre di livello medio-basso hanno imparato e si sentono “libere” di offendere: squadre come Chievo, Bologna o altre normalmente non attaccano così come succede contro la Roma. Se giocassero contro una pari livello, sarebbero molto più attente agli equilibri e si potrebbero permettere meno scorribande offensive. Invece la Roma dà sempre l’opportunità alle avversarie di fare gioco e di tentare di più, tanto prima o poi capitola.

Sicuramente è questo che spicca di più quando si guarda un match  della squadra di Zeman. Che continua a ripetere come un disco rotto che solo il lavoro, la disciplina, l’allenarsi sempre più porta a migliorare. Non ha accorgimenti diversi. Non conosce vie di mezzo. Parla e giudica, ma non vuole essere sul banco degli imputati. Lui ritiene di fare il suo lavoro o comunque di tentare di migliorare un gruppo, per farlo crescere. Ma la sensazione è che tutto gli stia sfuggendo di mano, che in molti non seguano o credono in quello che fanno perché si chiedono se ha un senso allenarsi così forte per poi crollare nella ripresa o ritrovarsi a rimontare uno, due tre goal contro squadre oggettivamente inferiori.

E ce lo chiediamo anche noi: qual è la soluzione a questi endemici problemi? Bastano solo gli allenamenti da marines e la disciplina di gruppo? O serve un apporto diverso a questa squadra, dettami diversi, istruzioni più semplici? Forse bisogna ripartire dai concetti base. Forse bisogna prima pensare a non regalare le partite agli altri, poi a fare la propria. Forse bisogna fare quadrato intorno ad un obiettivo realistico, perché il campionato sembra andare per conto suo e la Roma non gli sta dietro. Per niente.

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