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Una Lazio a fiato corto manca ancora una volta l’appuntamento con il salto di qualità. Con il Chievo una gara bruttissima

La peggior Lazio della stagione ferma a sedici partite la propria striscia di risultati utili consecutivi, terzo miglior risultato di sempre nella storia dei biancocelesti. Un dato che fa riflettere e soprattutto arrabbiare il tifoso capitolino, da anni alla ricerca di un salto di qualità che stenta sempre ad arrivare.

L’immobilismo societario sul fronte mercato continua a stupire, le solite frasi del presidente sull’equilibrio dello spogliatoio cominciano a suonare come una chitarra scordata, fastidiosa all’orecchio e poco sopportabile. La squadra è in apnea dall’inizio dell’anno nuovo e, nonostante i tanti punti ottenuti, non mostra più quel bel calcio che aveva fatto stropicciare gli occhi agli esperti del settore. Pochissime occasioni da goal, turnover ai limiti del proponibile ma Vladimir Petkovic non ha nessuna colpa. Le assenze importanti, la bestia nera Chievo e Olympia che non torna allo stadio: peggiori premesse, proprio non ce ne potevano essere…

LA PARTITA | LAZIO-CHIEVO 0-1

TIRI
IN PORTA
POSSESSO
ANGOLI

CARTELLINI

FUORIGIOCO

LAZIO
10
5
62%
6
3
0

CHIEVO
5
3
38%
3
1
1

La partita in sé è un inno alla bruttezza, qualcosa che scavalca i confini dell’orrido. Passaggi imprecisi, manovra lenta e compassata, in campo non c’è nessuno in possesso di cambio di passo o dribbling. Con Hernanes in panchina, in campo si vede davvero poco, quasi nulla. Il suo sostituto Brocchi garantisce polmoni e poco altro, il suo scudiero Gonzalez idem con patate. Il Chievo è bloccatissimo dietro, il 5-3-2 di Corini non lascia varchi sulle fasce dove Lulic e soprattutto Candreva non trovano mai lo spunto giusto per fare male. Floccari non è Klose, si sa, ma a sua parziale discolpa c’è da dire che i rifornimenti arrivano come le provviste nel deserto.

Qualcuno parla di sfortuna, un tiro e un goal per il Chievo, qualcun altro parla di problemi di programmazione. La verità non sta nel mezzo, sta dalla parte della mancata programmazione del mercato di gennaio. Vladimir Petkovic fino ad ora si è sempre arrangiato, indovinando scelte fantasiose che hanno portato parecchi punti in dote. I cambi di modulo, di ruoli e la tattica camaleontica, però, non sono più una sorpresa per gli avversari. Sono partiti Matuzalem e Rocchi, Foggia e Sculli non si sa dove alloggino, Zarate e Diakité sono fuori dal progetto tecnico. Lo special three di Sarajevo necessita di un centrocampista tuttofare e una seconda punta tecnica, non lo ha mai nascosto e continua a mandare messaggi ai piani alti (e sordi) della società.

La Lazio è in alto meritatamente e merita di avere in rosa un paio di giocatori di livello in più che ce la facciano rimanere. Con le ferite degli ultimi anni ancora sanguinanti e tre faticose competizioni da giocare, ci si chiede come possa continuare questo immobilismo, quasi autolesionismo, sul mercato. Il campanello d’allarme è suonato, si spera succeda lo stesso alla sveglia di Claudio Lotito e Igli Tare…

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