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L'addio dell'argentino, visto anche il rendimento di Pandev, non può non essere fonte di rimpianti per il club azzurro, che non è stato rinforzato a dovere nel mercato invernale.

Il Napoli vive una strana contraddizione. Per molti, se non per tutti, è da scudetto, e in effetti la classifica, a maggior ragione dopo la restituzione dei famosi 2 punti di penalizzazione, autorizza speranze tricolori. In fondo, la Juventus, che pure è nettamente più attrezzata a livello di organico, è lì, a portata di mano.

Cinque lunghezze di distanza non sono pochissime, ma non sono nemmeno troppe. C'è ancora un intero girone da giocare, senza contare la mina vagante costituita dagli impegni europei, che soprattutto nel caso dei bianconeri sono particolarmente stressanti. Il problema di fondo è un altro, e non sempre viene analizzato a dovere: ma questo Napoli, che per molti è la principale antagonista della Juve, dispone di un organico da scudetto? A giudizio di chi scrive, assolutamente no.

Calaiò, Armero e Radosevic: a gennaio si sarebbe potuto fare di più

Gli azzurri possono essere da titolo negli undici titolari, o in buona parte di essi, ma non per quanto riguarda la totalità della rosa. Alla squadra di Mazzarri, per essere precisi, mancherebbe una pedina di spessore per reparto: un difensore rapido sul breve, preferibilmente sul centrosinistra, un valido mediano di ricambio per il duo Behrami-Inler, una punta prolifica per completare al meglio un attacco monopolizzato dal 'Cannibale' Cavani. Non ce ne voglia il buon Calaiò, ma non era di certo lui l'innesto utile per costruire un Napoli da scudetto.

Strano tipo, De Laurentiis. Annuncia di voler lottare per il massimo traguardo, programma grandi investimenti (più per l'estate, va detto) e poi, come troppo spesso accade, si limita al minimo indispensabile. Armero, Calaiò e la scommessa Radosevic: tutto qui, salvo colpi di scena, il mercato invernale azzurro. Davvero con questi giocatori l'ambizioso (almeno a parole) patron pensa di poter dare fastidio alla Juve? Come al solito, c'è poca chiarezza. Di idee, di programmi.

Intendiamoci, il Napoli dispone di fior di giocatori, da Cavani ad Hamsik all'ottimo Inler di quest'anno. Mazzarri non sta di certo facendo le classiche nozze con i fichi secchi. Ma la sensazione è che questa squadra, al di là di crolli improvvisi da parte di chi la precede in classifica, difficilmente possa arrivare più in su del secondo posto, visti anche i modesti interventi effettuati sul mercato. Il pensiero corre ad un'affascinante suggestione: cosa sarebbe stato questo Napoli con un Lavezzi in più nel motore? Tanta, tanta roba.

LA STAGIONE DI LAVEZZI AL PSG
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Troppa gente ha sottovalutato l'addio del Pocho, un giocatore cresciuto tantissimo nel corso della sua militanza italiana. Lo scorso anno, ad esempio, si è visto il miglior Lavezzi, maturo ed anche un po' più prolifico rispetto ai suoi standard realizzativi (comunque non altissimi), con 9 reti in campionato e 2 in Champions. Che coppia con Cavani: Napoli-Chelsea 3-1, andata degli ottavi di Champions, fu il capolavoro assoluto dei due sudamericani. Una notte da ricordare, roba da Careca e Maradona degli anni Duemila.

Non può non esserci un pizzico di rimpianto per la cessione dell'argentino, peraltro voluta dal diretto interessato e che pure ha fruttato bei soldi alla società (30 milioni, mica bruscolini). Per un Napoli veramente da scudetto, oltre ai suddetti innesti di cui vi parlavamo, sarebbe stata manna dal cielo la fantasia e la spregiudicatezza del funambolo di Gobernador Galvez. Uno 'scugnizzo' talvolta irritante nei suoi eccessi solistici, ma capace di regalare lampi di pura classe.

Il pur ottimo Insigne avrà tempo e modo di far meglio dell'argentino, che 'Sua Discontinuità' Pandev sta facendo rimpiangere in maniera persino imbarazzante, al di là di qualche sprazzo. Ma Lavezzi, dicevamo, sarebbe stato l'arma in più. Con un Behrami, lui sì, nettamente superiore al predecessore di ruolo (Gargano), un Inler che ha esaurito felicemente il periodo di rodaggio, un Hamsik mai così incisivo, un Cavani sempre più mostruoso. E un Pocho impegnato nelle sue classiche scorrerie: chiudete gli occhi e immaginatelo, questo Napoli virtuale, e diteci se non avrebbe fatto molta più paura alla Juve.

Restando sul reale, la palla non può non passare a De Laurentiis. Il gong del mercato di riparazione è vicino: se crede davvero allo scudetto, prenda almeno un centrocampista di spessore da alternare ai titolari. Il minimo, ma sempre meglio che aspettare l'estate. Napoli non può vivere di soli sogni. Anche se qualche volta, come nel caso di Lavezzi, possono essere davvero intriganti.

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